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“Le incomprensioni sono così strane sarebbe meglio evitarle sempre” ma quanto è inevitabile bisognerebbe sforzarsi di capire…

Come un’immagine di donna emersa da una tela, donna di altri tempi, magari. e di altri luoghi così mi dipingo a volte …ti sembra di vedermi, davanti ad uno specchio rotto intenta a pettinare i miei capelli neri, uno specchio ancora, e dopo un altro. rotto anche quello, che mi rimandano immagini distorte…immagini di me che non mi appartengono, deformazioni del mio dolore reale, a volte, qualche volta amplificato…eppure, quante immagini di me non hai colto! Il rosso che divampa sulle mie guance ad esempio quando siedo davanti a un fuoco, e l’odore di un camino che mi riscalda come una castagna o il sorriso che mi allarga il cuore, certe volte. crepitio che mi ravviva il volto.Il buio che i miei occhi hanno visto non è stato solo male, non lo rinnego e non rinnego la Saudade che mi accompagna.
Sogno, vivo, descrivo l’animo umano non solo il mio,dipingo la vita come fosse un quadro, pennellate di anima che non trattengo disegno le cose con le parole, le coloro mi sia concesso  è il modo mio di sentire il mondo.
Ho la mente piena di foto, scatti, momenti, fotogrammi,non tutto è dolore,  non tutto è IO e sai?  la porto con me quella bottiglia di vino, non quella che bevi da solo..per poi perderti nei tuoi deliri, la bevo con “l’uomo che mi piace” lo conservo per l’uomo che vorrei…e un bicchiere dopo l’altro, sento i nervi che si sciolgono. nessuna litania, nessuno pianto,urla si, quelle restano ed anche graffi  e seme e sangue e sudore, scivolo su un pavimento unto di cera di candela. gocce rosse che disegnano una scia. Sorrido, no, non era la processione del giorno prima?
Ci sono notti in cui il dolore mi attanaglia ancora e mortifica i miei sogni ed allora, io ho paura e poi, ci sono albe,albe lunari in cui le lacrime sono stalattiti che si infrangono contro la bellezza del sole che mi riscalda.
Cammino,con l’anima che m’affiora sul vestito e quel Vento, quel Vento che si insinua nel mio maglione e mi solleva anima e carne, non m’abbandona.
Ho smesso un abito che non sentivo più, il troppo dolore non mi sta più addosso, vedo i bordi scuciti, e le sue macchie, ed i suoi strappi.
Il rosso però, quello resta, mi ricorda chi sono e da dove vengo, un’anima indecente cresciuta al sole che si emoziona ancora di troppa vita.
Vedo la nebbia alle mie spalle,incombe, ma non spaventa più, sento il Vento che mi porge la mano e allora strizzo l’occhio: oggi porto il mio sangue al sole, lo porto lì ad asciugare,lo porto li’ per vederlo scorrere ancora.
Tu non l ‘hai mai visto,non lo hai mai sentito..e non hai colpe e forse nemmeno io,qui non c’è più un colpevole e nemmeno un’innocente siamo rimasti solo noi, che mai ci siamo capiti davvero, che abbiamo preso l’uno dall’altro per saziare la  fame della nostra solitudine e abbiamo visto di noi quello che ci serviva senza mai guardarci veramente…forse non avremmo retto allo schianto dei nostri stessi occhi, al grido di una verità che non osiamo nemmeno immaginare.

G.M

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