Di Parole e respiri

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Parole, assopite sulle labbra

tratteggiate nei miei occhi

silenziose tra le dita

ascoltate nei suoni dentro le note,

tra i sensi , le grida e l’anima

abbracciate nei pensieri che escono dagli argini

e si muovono  leggere sul cuore aperto e spalancato

al silenzio,

parole che ardono, smaniose, tremanti

macinate tra gioie e dolori

acqua e farina per il pane della fame

a contare la notte per pregare il sonno.

Parole nel cuore che romba

il battito che cresce

il rumore del respiro e l’ansimo lento dell’attesa

Parole sulla strada

squadre indisciplinate che ruotano caotiche

parole che cercano una via di fuga

custodite e nascoste nelle mani

scrigni di baci mai spediti

grafie di lettere inevase

buste chiuse d’albe di desideri

graffiando il tempo impietoso che segna reticoli di distanze

piccole parole addormentate tra fragili sospiri

bagnate , umide

chicchi perfetti di grandine imperfetta ma odorosa

mentre un cielo di seta  scorre lento sulla pelle

e cerco petali che profumano ancora di rose.

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Questa Gioia

 Alla fine ci si arrende. Si perché fino ad un certo punto riesci a lottare, a crederci, a sperare. Poi basta, esaurisci le forze, la voglia, il desiderio stesso. E allora decidi e vai via, via per la tua strada

Sono spossata, stanca..torno da un viaggio lunghissimo, qualche mese ho lasciato il Mare per una scarpinata nella terraferma, un percorso irto e difficoltoso scalando una montagna, E’ stata una gita affascinante, ho irrobustito i muscoli delle gambe,tonificato glutei , accumulato graffi e ferite dalle piante selvatiche e mi sono bruciata il viso con il Sole forte delle alte vette.

Sono qui, dopo questa ardita spedizione a godermi un riposo guadagnato,svuoto il mio sacco improvvisato  e stendo su un tappeto di prato ogni cosa raccolta durante il cammino, pongo tutto sopra i fili d’erba ancora bagnati di rugiada mattutina facendo attenzione a non sciuparli con il peso dei miei sassi, si,perchè in realtà gran parte del contenuto è costituito da pietre…di tutte le forme e di tutti i colori, e poi fiori, impronte su rocce, muschio e foglie mai viste.

Cercavo la Gioia, qualcuno mi ha detto a suo modo che si nasconde tra la terra e il cielo,in mezzo ai rami  dell’albero della Vita, tra i fiori di campo e nel ciglio delle strade, tra i cespugli di bacche selvatiche e gustose,tra i tramonti e le aurore scrutando la linea di un’orizzonte lontano, tra gli ululati dei lupi che guardano che gridano alla luna e le fiamme di un fuoco acceso nella notte in mezzo al bosco per ripararsi dalle intemperie del tempo quando nemmeno le stelle possono farti da manto.

Ho cercato la Gioia, l’ho perseguitata con i miei passi e il mio fiato corto mentre lei mi sfuggiva giocando a nascondersi, qualche apparizione ogni tanto per non farsi dimenticare per invogliarmi a desistere dalla paura di averla smarrita per sempre; questa Gioia che salva dai deserti sterminati dove cade l’anima, questi spazi inumani, dove la tristezza prima frana, poi scuote e infine inghiotte, da queste terre ignote si fugge prima o poi perchè la Nostalgia della felicità, afferrata, intravista, abbracciata anche soltanto un attimo nell’arco di un’intera esistenza  sprona al viaggio per ritrovarla.

L’ho trovata,accaldata, madida di sudore , rossa di eccitazione, effervescente di stupore e meraviglia, bagnarsi nelle acque sorgive delle vette imbiancate di neve,l’ho vista staccarsi dalla sua cornice dorata nella quale l’avevo rinchiusa, dentro il bel quadro oleoso di rimpianti,  mi è venuta incontro,ho respirato l’odore del suo passo,  l’ho attesa e non con il coraggio degli eroi, ma sperandola sfogliando i miei quaderni ingialliti di ricordi pensando infine che il passato vicino al presente si era trasformato in qualcosa di irreale come i disegni di fumo che la sigaretta fa sul soffitto mentre sputo segnali…l’ho intuita mentre mi sembrava che il mondo non fosse altro che una giravolta in più tra queste figure informi di fumo che mutano a ogni sbuffo d’aria e cambiano di tono a seconda del tremolio della candela di Dio…l’ho invocata mentre nell’anima sentivo soltanto la tentazione di infilarmi io stessa dentro quel quadro, con la mia pelle ambrata, nascondendo sotto la gonna il mio sesso, cancellandolo,penetrandolo per dimenticare tutto il resto con tutto questo niente che reclama amore con dentro il cuore i nomi che mi si mescolano e i tempi che si incrociano nell’eternità con l’unica speranza che non sia una replica dove si moltiplicano le trame vuote, le ombre illuse e gli echi.

Questa benedetta Gioia! Declamata, bramata,ribadita,agognata…questa Gioia, così confusa nei piccoli piaceri sottoposti alle cause del tempo che ne assolve o condanna la sorte, mimetizzata tra pelle e i vestiti che indossi, stirata tra le pieghe per non lasciarla esplodere senza prima imprigionarla in un paio di occhi, nella bocca e nelle mani di chi ti sfiora e ti tocca…questa Gioia, sconfinata e immensa come solo può essere qualcosa che ti viene a trovare una volta e rimane per sempre, che non puoi rinchiudere,incorniciare,esporre nel tuo tempio di carne e battiti perchè come ogni tempio potrebbe essere depravato, distrutto,posseduto, bruciato e dimenticato ma lasciata libera di vagare nelle sue radure di pace e bellezza che sono i luoghi  antichi e primordiali del cuore dove tutto è possibile, tutto può sempre accadere…boschi incantati, foreste di vegetazioni, laghi di profumi , questa stessa Gioia che ignora chi sei, da dove vieni e dove vuoi andare…ti trascina nel suo mistero  di strabiliante dolcezza, ti cattura, ti stringe e ti abbraccia narrandoti  la storia di un posto dove l’indolenza conta quanto un sbuffo di solitudine…cenere dispersa nel vento mentre la Vita accade altrove… piena di gratitudine, svuoti il tuo sacco, lo riempi delle sue carezze, scavi una buca ai piedi di una montagna che incuriosita ti guarda, sventolando alberi come fossero mani complici  e seppellisci un tesoro che soltanto tu  quando vorrai potrai ritrovare.

 

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Funziona così: tra cento miliardi di neuroni nel cervello ce n’è uno disobbediente, temerario, ribelle, che sfuggirà alle sinapsi, abbandonerà il sistema nervoso centrale e si dirigerà per istinto vitale verso il cuore, contaminandolo. E non avrai scampo…..

Michelangelo Da Pisa

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“Ma quante storie ho già vissuto nella vita
e quante programmate chi lo sà
sognando ad occhi aperti
storie di fiumi di grandi praterie senza confini
storie di deserti

E quante volte ho visto dalla prua di una barca
tra spruzzi e vento, l’immensità del mare
spandersi dentro e come una carezza calda
illuminarmi il cuore

E poi la neve bianca gli alberi gli abeti
l’abbraccio del silenzio
calmarmi in tutti i sensi
sentirsi solo e vivo tra le montagne grandi
e i grandi spazi immensi…”

(Cocciante)

E quante volte tornerà ancora questo sole  di primavera?…scalda tutto, assomiglia ad una promessa…parola data al vento della Vita per spazzare via ogni nuvola dagli occhi…

Questa Tenerezza

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Questa Tenerezza!

Silente tra le ciglia spolvera il mio sguardo

disegna linee agli angoli delle labbra

sollevandone sorrisi preziosi

gemme tra i denti

mentre il cuore balza dallo stomaco al petto

anemoni rosa danzano tra acque mosse

un lago tra i seni

un filo invisibile che muove i miei fianchi

ondeggianti, sinuosi

Questa Tenerezza!

sfama la pancia dell’attesa.

Com’è diverso e muto il dolore!

borbotta battendo tamburi

grida sempre una guerra…

la voce della dolcezza,

la lingua dell’Amore

come molliche poste sui davanzali della Vita

per passerotti  infreddoliti, affamati  e dispersi

è questa nenia  odorosa di mare,

milonga   intensa e struggente

che narra una Poesia

scritta da un sospiro

che  manda bacia schioccanti a papaveri  rossi

gonnelline corte

che  svolazzano a Primavera

scoprendo ginocchia sbucciate da pietre

sputate dall’inverno.

Datemi

barche di carta

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Datemi qualcosa da tenere per domani.

Datemi due monete d’argento per le mie tasche vuote,
un fiore per questo freddo giardino,
una lettera da piegare in quattro,
pensieri morbidi come neve,
un sole da posare sulla sua collina
e un pezzo di cielo azzurro che vinca il suo dolore.

Datemi gli anni della sua strada chiamata amore.

da Barche di carta

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E si comincia sempre con una Prefazione…

ii

PREMESSA

Ho perso mia madre molte volte: da bambina per la nostra separazione dovuta alla permanenza in un convento che ho vissuto con lo strazio dell’abbandono, da ragazzina, dopo il nostro ricongiungimento per tutta l’amarezza di ogni mia aspettativa delusa, da adulta per la distanza che si è allungata a dismisura a causa delle mie scelte di vita, delle nostre incomprensioni, della rabbia repressa e della nostra solitudine.

Pensavo di averla persa abbastanza, ma non sapevo che l’avrei ritrovata per la prima volta durante la sua terribile malattia e che mi sarebbe costato tutto ciò che pensavo di essere per lasciarla andare.

La sua morte ha stravolto ogni mia considerazione ed ogni mia certezza cambiando il mio modo di interpretare tutta quanta la mia e la sua esistenza ed ho compreso dolorosamente che eravamo entrambi pronti ad amarci veramente,fuori tempo perchè il suo si staccava definitivamente dal mio.

Sono rimasta sola con il mio bagaglio di memoria, momenti che ho voluto raccontare per lasciare ai miei figli ed ad ogni figlio di madre qualcosa in mezzo a tutta questi fatti e parole che diventi spunto e possibilità per salvarsi dalla disperazione.

Come mia madre anche il mio tempo è destinato a cessare prima o poi e vorrei che ai miei figli non fosse così tanto difficile e doloroso lasciarmi andare, vorrei che restasse loro quel tanto di misericordia per rendersi conto che il nostro legame d’amore è più forte di ogni fragilità e di ogni sbaglio e che soltanto la sicurezza di questo bene ci renderà meno soli.

Per non compromettere alcune persone ne ho di proposito cambiato i nomi e qualche dettaglio. E’ l’unica deformazione della verità che mi sono concessa.

Per pudore ho nascosto ciò che non poteva essere reso pubblico, fatti di stretta intimità.

Mi sono sforzata molto durante la stesura di queste pagine per non immobilizzare certe persone nel dolore che mi hanno recato. Non voglio impedire loro di cambiare.

Mi si perdonerà anche di non essere stata molto precisa con le date, ho avuto tante vite in una e a volte succede che i ricordi si accavallano e la mente crei un po’ di confusione nei dettagli e nelle sfumature.

Giusy Montalbano

Di messaggi e intenzioni

ii

 Luna, gioia mia… ho pensato che oggi è il giorno adatto, quello giusto  per iniziare a raccontarti  di me e di tutte quelle parole e quei silenzi  che hai visto apparire improvvisamente sul mio volto a smorzare un entusiasmo, a zittire un sorriso, a stringermi la gola annodando le lacrime.

Oggi ho deciso di cominciare a scriverlo questo benedetto libro che tante volte mi hai invitato a fare, ma forse a incitarmi non sei stata solo tu,  forse oggi per la prima volta dopo tanto tempo riesco ad udire il rumore e il frastuono di ogni distanza traversata, i palpiti del tempo che risuonano  nelle  tempie mentre cerco di riempire un altro dei miei momenti vuoti,  oggi distinguo chiaramente i dibattiti, le pause ,le ridiscese, ogni inutile ripresa e infine l’improvvisa apparizione della pellicola  dei ricordi.

Sono fatta di memoria, ogni cosa di me, ogni gesto, ogni sguardo è costretto a passare attraverso un reticolo di storia, una fitta rete che filtra la luce dall’ombra della sofferenza, della delusione, dalla tristezza; intraprendo un viaggio adesso, iniziando questa avventura , ho in mente lo scopo, la strada appare incerta e confusa ,ma so con certezza che alla fine di questo libro, tu figlia mia, saprai riconoscere l’origine e il senso  delle cose che ti appaiono incomprensibili e qualche volta persino ingiuste ed io avrò svuotato il mio bagaglio per la millesima volta cercando di alleggerirlo da pesi inutili che sovente mi ostruiscono le arterie del cuore.

Mamma

Devo ancora imparare

ade

Sono giunta alla conclusione dopo tanta vita che nessuno è immune dall’errore, la natura umana è naturalmente propensa a commettere sbagli ma Dio per fortuna non sta a guardare quegli spiccioli di tempo in cui si sprofonda, Egli considera il tempo in cui  ci si risolleva.

Tutte le ore, i giorni, i mesi e gli anni in cui la persona lavora e lotta invisibilmente per diventare migliore.

Troppo spesso, guardando gli altri, ci si sofferma soltanto alla caduta. Non bisogna mai giudicare.

Mi sono pure resa conto che mi piace il ruolo di allieva più che maestra e che proprio quando pensi di sapere tutto della vita, ecco che devi ricominciare daccapo, rivedere ogni cosa, trovare altri dettagli, vedere le cose sotto altre sfumature.

Questi sono per me sono giorni difficili, corro contro il tempo, lo sfido, lo provoco e lo invoglio ma lui mi insegna tra mille aspettative deluse che il suo disegno rimane misterioso e a me non rimane che accettarlo.

Ed imparo:

che vale più una carezza che cento parole, perchè alle parole deve seguire l’esempio perchè è questo che ti fa sentire coerente in ogni situazione;

che siamo tutti qui a scalare la montagna della nostra esistenza, arrampicandoci dove possiamo e che questo implica anche qualche brutto scivolone e finchè a spezzarsi restano le ossa ma salvaguardiamo il cuore allora siamo in tempo sempre a risalire;

che bisogna ricordare il passato, non per impantanarcisi, ma per tenerlo a bada e per questo non cederò più alle sirene della fatalità;

che mi sforzerò di andare oltre la prima impressione negativa e scandagliare il cuore delle persone, poichè l’altro vale di più dell’etichetta che gli appiccichiamo addosso;

imparo che non ho ancora imparato abbastanza e devo spogliarmi della presunzione che mi porta a credere di aver visto tutto e abbastanza…c’è in ogni giorno un raggio di sole che sfugge allo sguardo, un’ombra nascosta dietro qualche strano silenzio, una crepa pronta ad allargarsi a dismisura, una gioia che nemmeno sai di avere, una speranza che avevi riposto nel cassetto della rassegnazione, una mano invisibile che sposta un ciuffo ribelle che ti oscura la vista, una stretta forte che ti contiene tutta, un posto tranquillo che ti calma confuso tra i pensieri, i ricordi ed il cuore e da lì si ricomincia ad avere fiducia, da lì torni sempre nuova.