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Tante volte mi hai salvato…io ne porto i segni…

Non stancarTi mai…

…nella realtà più reale…o nascosta dal destino sotto un magico velo…ma Tu cercami…cercami sempre…IO SONO QUI

Pane e sale

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Sono stata per un po’ di tempo nel profumo delle mie radici. Una casa, il mare.
Da sempre innamorati l’uno dell’altro: la casa, amorevolmente s’acquieta d’amore con il leggero sciabordio delle acque e il rumore delle onde.

Ho rivisto le mie sorelle, quattro…parenti, amici e conoscenti.

In questa stagione,  intensa di gente e  confusione con l’orizzonte segnato dallo scivolare in basso delle ombre dei tetti, la notte mostra solo il brillio di lontane stelle. Si assaporano momenti di particolare assenze e presenze, come il vuoto d’un pieno tutto da immaginare; un vuoto che si sostituisce a tutte le realtà conosciute e da re-inventare.
T’inventi una luce che sai esistere da qualche parte, desiderandola con tutte le forze, quasi fosse un’anticipazione di vita al supremo rifiuto del mondo dell’oscurità, e di tutte le sue imperfezioni e negatività.

Dalla soglia di casa, con le palpebre socchiuse, le ciglia hanno un impercettibile vibrazione.
Mi sono chiesta se si stia bene con i ricordi delle persone che ti hanno compresa, amata; perché senti che quella leggera e invisibile cerniera della propria anima non ti fa male a tenerla aperta, e gli sguardi dei ricordi ti entrano attraverso quella fessura gradualmente, attraversandoti le vie del sangue come una medicina che non può farti male; può solo aggiungere o farti riscoprire ciò che avevi sempre avuto dentro, ma che da sola non avresti mai potuto scoprire.
Forse, è questo il compito dell’amore: cercare di svelare l’insondabile, le invisibili perfezioni di chi ci ha amato da sempre. Ciò che si riesce a scoprire può essere solo una caparra, un’anticipazione.
Il resto verrà come un taglio del cielo, dove una immensa e brillantissima luce diagonale ci attraverserà con i versetti di una meravigliosa poesia, dolce e perfetta, mai scritta da mani d’uomo.

Mi piacerebbe scrivere sempre pensieri su un croccante foglio di carta e ascoltare l’altalenante e leggero graffiare come fossero note che salgono per una musica che non guardi al futuro incerto, ma solo per l’oggi, nell’attesa che il cuore diventi ingordo di tutte quelle volte che si è sentito esplodere, per poi ritornare nella quiete, in compagnia dei ricordi allineati o rinfusi come gagliardi soldatini di piombo, gremiti nella scatola intagliata e impreziosita da pezzi di vita vissuta. Teneramente e amorevolmente vissuta.

Per vivere

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Non vagherò più,non strapazzerò le foglie per leggerne il dolore
non fiuterò le tracce del mio sangue per affogarci dentro il cuore
e non mi limiterò a saperla la bellezza
ne curerò il desiderio di incontrarla
per non spegnere l’incanto e lo stupore
perchè forse non sai che di questa mia fame di gioia
ne ho fatto pane
di questa arsura
ne ho fatto mare
danzando con poetico abbandono
leggera
offrirò il mio viso sporco d’argilla alla terra
vibrando ad ogni carezza che il vento vorrà offrirmi
così docile e fiera
così sola e affollata di voci ed aromi
così tumultuosa e serena
struggente e gioiosa
metà polvere metà cielo
nascerò ancora per ogni sorridente respiro

Che strano gioco è…

Io non ho imparato mai
certe regole le sai
l’innocenza mia colpevole
non fa calcoli, sfugge agli alibi
non c’è mano su di me
io sono fuori gioco
dimenticato là
ma non ho mai venduto
la tua… verità.
vita..non imparo mai..
che strano gioco è…

Amo giocare..adoro divertirmi, sfidarmi e mettermi alla prova, tastare così ogni mia  possibilità,  provare a perdere o vincere poco importa ..non mi tiro indietro mai, non declino inviti di ogni sorta e con coraggio affronto questo immenso  gioco che è la Vita…ma non ho una mente tipica di “certi giocatori” , non calcolo  mai rischi e privazioni,non uso strategie e non imbroglio..sarà per questo che non imparo mai? Sarà per questa ragione che contemplo soltanto la cattiveria, il vuoto, la noia, la falsità… l’alienazione come miei veri avversari?Sarà per questo che non mi importa affatto di chiudere una partita in corso se mi accorgo che giochi ad ingannarmi il cuore? Amo giocare…ma soltanto al gioco bello del volersi bene..volersi sul serio..senza tornaconto, nè medaglie nè trofei….perdo quasi sempre, ma non mi sono ancora stufata e nemmeno stancata! 

Adoro quando il Mare ha sete di amore e dolcezza…adoro lo sciabordio delle sue acque che premono sulla riva dei mie pensieri stanchi, la voce suadente di certe memorie che bussano insistenti rompendo i rombi del vuoto;
Adoro la luce ovattata che hanno certi sogni impossibili e lontani, le fotografie che l’anima ha rubato alla Vita ed ogni culmine di gioia che mi ha trasportato altrove, scavalcando muraglie di grigiore e solitudine;
Adoro il tepore sommesso di certe coperte invisibili intessute di immensa splendida umanità che si sono stese al mio fianco scaldandomi di bene, mi hanno ridato il respiro salvandomi da una grotta gelida che mi alitava addosso la conta di mille e mille attimi di felicità perduta;
Adoro il riflesso del primo raggio di sole del mattino che scrive sorrisi sulle mie guance rigate dal pianto della notte..il gallo che canta, le campane che suonano dalla Chiesa vicina, il vociare dei bimbi che giocano in cortile…il cane che abbaia ad un ignaro ciclista..il gatto in amore, il singhiozzo del motore di un auto che non vuole partire e la sgommata vittoriosa dopo una spinta…il brusio del frigorifero che viene dalla cucina..il ticchettio dell’ orologio a muro che soltanto io sopporto, il gorgoglìo della caffetteria e il profumo che si espande per tutta la casa..io che dimentico di essere sveglia e continuo a baciare…baciare la vita, baci umidi e succosi, di lingua e palato, di fiato e apnea…con gli occhi curiosi e a forza strizzati e palpebre morbidamente calate … con le labbra poggiate a una finestra spalancata che abbraccia tutto il vuoto del mondo.

Di notti infinite…e parole

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Ogni sera trasformo la mia scrivania in un teatro di parole in cui recito preghiere mute; ma, spesso, le parole non danno nessun soccorso, se non il silenzio che ti lascia stupefatta mentre odi il cuore che ti batte in petto, ancora. Quale incredibile vicenda si consuma affinché un essere senta la vita. Mi ritrovo a dire: Dio mio! Quanta vita! Quanta vita! Ci sono sempre duplici registri delle nostre descrizioni, emozioni, senso di vita. Spesse volte, siamo grotteschi, altre volte compiacenti di aver tacitato i nostri tintinnanti amuleti.

Gli effetti collaterali sono sempre ignoti, ma gli eventi sono là ad attenderci, con la gola spalancata. C’è dunque una morale, un disegno, nella favola sanguinosa dell’esistenza?

O, al buio, sperare che l’amore non cancelli la morte, ma che prolunghi l’agonia all’infinito, con la pretesa di vincere il senso di annientamento che ci attornia, per differire in eterno la fine di un amore lucido, trasparente, silenzioso, che sceglie la sofferenza nel silenzio, nel bianco della neve. No, nemmeno questo è concesso; perché per quanto si possa amare un corpo, questo corpo alla fine muore e si spegne e diventa polvere di essere. Eppure, quel grido contratto in cuore: Dio mio! Quanta vita! dove si riverbera in quest’universo?

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E io ho il vento nel cuore

e con la tempesta corro nei cieli carichi di pioggia;

salgo e scendo,sfreccio rapido tra le fole che si intrecciano

in mille gorghi e spirali.

E io ho il sole nel cuore

e con i raggi sinuosi mi lascio scivolare sino a terra;

m’immergo nella calda luce e sprofondo nel culmine del volto sorridente

dove la dolce carezza m’acquieta.

E io ho la pioggia nel cuore,

e con gli scrosci divento acqua ridente;

cado quand’essa cade e in rivoli m’addentro nei meandri oscuri,

fra le pieghe di Madre Terra.

E io ho la terra nel cuore,

profumata pelle di chicchi di roccia;

sono pietra dura e sabbia fine,

zolla fertile ed erba tenera

e con risa di frane corro lungo le montagne.

E io sono aria nel cuore,

e sono fuoco nel cuore;

sono acqua ,

e sono terra nel cuore.

Eryr Nemeton

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Talvolta, certe letture e parole hanno un’effimera consistenza, simili alla naturalezza svagata delle superfici del corpo portandosi via solo le ambrate tracce del sole sulla pelle. Polvere di parole che mai smuoveranno quel che rimane dentro, quella leggera felicità delle piccole cose; come certi umori penetranti del mirtillo di bosco, macerato nei giorni dei sorrisi e dell’intenso odore delle torte calde di forno, mentre uno sfavillio di bianca farina gioca coi raggi del sole tangenti ai corpi, confondendo i margini di figure e cose; così non è difficile accorgersi che spesso la polvere delle parole ha lo stesso sapore e vaghezza.
Lentamente, percepisci nel lento depositarsi intorno, la chiusura di un sipario dove i dèmoni si annidano riportando in vita una nenia di continue partenze, perdite, vaghezze, segnando i confini di sottoterra.

Ciò che resta del sipario del tempo, sorprende intenzioni altre, asciugate dal vento sulla sventura di un rimorso da rigettare fino allo sfinimento. E quei predatori di parole, quelli che gioiscono sempre di ogni saccente banalità, svaniscono all’improvviso come una risacca che riecheggia un lamento di perdita, vele destinate a piegarsi perché non conoscono la profondità del mare, la direzione del vento. In loro s’intravede solo un senso naive della vita. Null’altro.

Si rimane in vita solo quando si desidera l’attesa; nonostante la vita- a poco a poco – perde noi strada facendo; ma quegli altri, quei pochi altri, (diversi dai predatori), agrimensori del verbo, alla facilità di morire dentro, alzano muri di oneste parole, serrando le palpebre degli occhi per preservare sogni veri e desideri puliti che non andranno mai via.

Si rimane in vita perché si attende qualcosa o qualcuno nella speranza, e perché il pensiero ama chi serra le palpebre per preservare sogni e desideri intessuti di fili presi a prestito da visioni di luce, in attesa di un Dio che, vagando tra le sabbie di un deserto, scorga orme che disegnano i tratti incorrotti dai giorni, nel tempo in cui si pronunciavano e si scrivevano solo parole sgorgate dal cuore. Per amare.
Solo per questo.

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Quanta crudeltà nasconde la natura senza amore. Quante dimensioni hai?  tu natura! Nemmeno l’assurdo trova più rifugio tra le tue spire. Com’è difficile avere un cuore solo, per un amore solo. Ho tante domande, mio cielo. Ma tu ora, non vuoi parlarmi. Mi nascondi le sue carezze. Il gioco di ogni tremore dolce.