Sono qui…

In noi continuano ad abitarci ombre e luci che attendono alle malinconie. Si desidera, forse,  l’oblìo di trame che vediamo come attraverso un velo che ci separa ai sogni mai veramente aperti. Dopo essere stati felici, anche solo per un attimo di vita,  il racconto dei sogni può divenire insopportabile senza una fede nella vita, perché la direzione delle memorie e la loro intensità è sempre ingannevole per la nostra fragilità d’animo. Non v’è nessun abisso fuori di noi ad attenderci: le nostre paure ci abitano perché spesso abbiamo reso il cuore un labirinto oscuro da percorrere.

Anch’io ho la mia fede, l’immenso e la purezza a cui mi aggrappo con ogni forza quando il buio mi assale…una fonte d’Amore e Bellezza capace di rivoltarmi l’anima per farmi tornare alla Vita…è una fede travagliata, conquistata, persa tante volte e mille volte ritrovata.

A volte si ha la sensazione che il cuore non possa reggere di fronte alla bellezza quando si tinge di ogni cosa pura.  E l’amore è il cardine su cui possiamo far girare la nostra vera umanità ed eternità.

Ho amato, ed amo, tutte le persone che si sono avvicinati ai miei scritti, in particolare ad uno/a che in un’ultima sua missiva ha chiesto perdono per tutti gli insulti fatti alla mia persona. Non so cosa sia successo nel suo cuore, ma le sue parole hanno destato in me un senso di gratitudine e speranza.
Caro amica/o: chiunque tu sia, se continui a leggermi, sappi che ci ritroveremo;  e le mie mani tese verso di te immagina siano un ensemble di melodie del cuore, straordinariamente bello.

Ho amato, ed amo, quelle persone a cui raramente scrivo o non del tutto.  Se non li visito ciò non vuol dire che non leggo i loro scritti. So che hanno un cuore forte, e il loro dire aiuta e conforta altri nel bisogno. A me basta, saperli giusti. Non occorre altro..

Succede spesso, quando qualcuno scrive o ci racconta l’intimità dei propri pensieri, in risposta riceve una nota dissonante, rimanendo nell’ incomprensione reciproca, e così provocare un’emorragia d’amore.

Per questo ho sempre timore di scrivere un commento che non sia in sintonia in chi scrive; pur tuttavia, quando non ci riesco, ed avviene, questo mio timore cerco sempre di accompagnarlo almeno con profondo rispetto.

Forse, il mio scrivere somiglia a ciò che scriverebbe una matta da legare. Forse.
Ma sono anche consapevole, che la pazzia di un cristiano, che ha posto la speranza in Cristo e nella Scrittura, è infinitamente più pacifica della pazzia del mondo. Di questo mondo.

Ps: nessuno si dovrebbe vergognare di parlare di Gesù.  Eppure accade; più frequentemente di quanto si possa pensare. “Chi si vergognerà di me, io mi vergognerò di lui davanti al Padre mio che è nei cieli”. Però, è vero: sarà sempre un personaggio scomodo. Soprattutto per ciò che diceva di essere. Soprattutto perché amava gli ultimi di questo mondo: quelli che a noi ribaltano la coscienza; quelli che incontriamo sulle strade del mondo e ci trovano indifferenti, avvinghiati ai nostri amuleti e vani ragionamenti.

Di strade, vie e notte….

Io non so se avete mai provato la sensazione e il desiderio improvviso di allontanarvi…da qualcosa, qualcuno..dal tutto e dal niente, a me capita, succede spesso che ad un tratto ogni parola, ogni gesto ed ogni silenzio diventa insopportabile ed allora afferro le chiavi dell’auto quella che tutti qui in casa snobbano perchè piccola e tutta ammaccata…quella che un tempo abbiamo acquistato dopo un lungo periodo di sacrifici..mettendo da parte ogni centesimo ..fino a raggiungere la fatidica somma di duemila euro…un utilitaria, piccola cilindrata, esigue pretese di mantenimento…rigorosamente di seconda mano,ricordo quel giorno..eravamo elettrizzati…finalmente , avevamo raggiunto il nostro obiettivo, in un momento che facevi persino fatica a desiderare qualcosa, tempi scuri allora!…ma tutti qui in casa sembrano averlo dimenticato..ora si esce soltanto con la berlina nuova di zecca, inutili prediche le mie a ribadire che non sono queste le cose importanti della vita, che non è da ciò che si possiede che si misura il valore di una persona, parole al vento! Ah, la gioventù!  sopporto perchè so, che avranno tempo per comprendere , tollero perchè capisco che alla loro età si è concentrati su altro e l’esistenza appare così facile e leggera! 

Amo guidare di notte, quando le strade sono libere e ti avvolge soltanto il rumore della musica nell’abitacolo della tua auto….quando tu  ti sei allontanata appena qualche chilometro da casa e ti senti distante anni luce…irraggiungibile…amo incrociare qualche sguardo solitario nella notte e immaginare così di essere una tra mille che in quel preciso momento è altrove…amo le mie mani sul volante e credere che a decidere ogni cosa..velocità, accelerazione,frenata,retromarcia…sono io e soltanto io…amo la strada davanti..che sembra infinita..che può portarmi ovunque io desideri, amo sentire il mio respiro, affannoso, tranquillo che marcia in sintonia con i mie pensieri, amo il mio cuore che sembra correre..correre e poi calmarsi di colpo per farmi sentire che esisto…ed amo le mie lacrime che non si vergognano di scendere sul viso…mentre i singhiozzi finalmente diventano muti e la via mi abbraccia con le sue curve e i suoi bivi…sembra dirmi …guida piano…la strada per un viaggio ti è amica se cerchi il Mare!

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«Più invecchio anch’io, più mi accorgo che l’infanzia e la vecchiaia non solo si ricongiungono, ma sono i due stati più profondi in cui ci è dato vivere. In essi si rivela la vera essenza di un individuo, prima o dopo gli sforzi, le aspirazioni, le ambizioni della vita. […] Gli occhi del fanciullo e quelli del vecchio guardano con il tranquillo candore di chi non è ancora entrato nel ballo mascherato oppure ne è già uscito. E tutto l’intervallo sembra un vano tumulto, un’agitazione a vuoto, un inutile caos per il quale ci si chiede perché si è dovuto passare».

Marguerite Yourcenar, “Archivi del Nord”

A proposito di scuola…(da consegnare agli insegnati dei nostri figli)

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Caro maestro,
lei dovrà insegnare al mio ragazzo
che non tutti gli uomini sono giusti,
non tutti dicono la verità;
ma la prego di dirgli pure
che per ogni malvagio c’è un eroe,
per ogni egoista c’è un leader generoso.

Gli insegni, per favore,
che per ogni nemico ci sarà anche un amico
e che vale molto più una moneta guadagnata
con il lavoro che una moneta trovata.
Gli insegni a perdere,
ma anche a saper godere della vittoria,
lo allontani dall’invidia e gli faccia riconoscere l’allegria profonda di un sorriso silenzioso.

Lo lasci meravigliare del contenuto dei suoi libri,
ma anche distrarsi con gli uccelli nel cielo,
i fiori nei campi, le colline e le valli.

Nel gioco con gli amici,
gli spieghi che è meglio una sconfitta onorevole
di una vergognosa vittoria,
gli insegni a credere in se stesso,
anche se si ritrova solo contro tutti.

Gli insegni ad essere gentile con i gentili
e duro con i duri
e a non accettare le cose
solamente perché le hanno accettate anche gli altri.

Gli insegni ad ascoltare tutti ma,
nel momento della verità, a decidere da solo.

Gli insegni a ridere quando è triste
e gli spieghi che qualche volta
anche i veri uomini piangono.

Gli insegni
ad ignorare le folle che chiedono sangue
e a combattere anche da solo contro tutti,
quando è convinto di aver ragione.

Lo tratti bene, ma non da bambino,
perché solo con il fuoco si tempera l’acciaio.

Gli faccia conoscere
il coraggio di essere impaziente
e la pazienza di essere coraggioso.

Gli trasmetta una fede sublime nel Creatore
ed anche in se stesso,
perché solo così può avere fiducia negli uomini.

So che le chiedo molto,
ma veda cosa può fare, caro maestro”.

Lettera di Abraham Lincoln all’insegnante di suo figlio

“La ricetta è quella di sempre, non l’ho mai cambiata. Qui sono più evidenti quelli che io chiamo ‘problemi popolari’, che in questi anni stanno creando un sentimento che da una parte divide e dall’altra unisce gli uomini – il senso di preoccupazione è costante e comune da una parte e dall’altra della barricata. […] L’atmosfera in cui siamo immersi passa anche sotto le porte tanto è sottile e velenosa. Viviamo prigionieri di un senso di paura e di sconfitta, minacciati da forze oscure che modificano le nostre vite. Tutti soffriamo, tutti siamo impegnati in una lotta per il rispetto reciproco. Dobbiamo cominciare a riconoscere che il nostro dolore è uguale a quello degli altri, che la nostra battaglia è legittima quanto quella dei nostri nemici. Siamo frutto delle circostanze, liberi e prigionieri in tempi diversi.”
Leonard Cohen, da un’intervista di Giuseppe Videtti, inviato de la Repubblica a Londra.

In questa “Nevermind” ci vedo la resistenza silenziosa di tutti coloro che, solo in apparenza, sono stati abusati, sconfitti, sopraffatti, sterminati perchè inermi e/o incapaci della ferocia, della crudeltà, della barbarie dei propri carnefici… Cohen si riferisce senz’altro agli ebrei d’Europa ma vi comprende certamente tutti i “sommersi” della Storia…

La guerra è persa
Il trattato siglato
Non mi hanno preso
Ho passato il confineNon mi hanno preso
Ma molti ci hanno provato
Vivo tra di voi
Ben mimetizzatoHo dovuto lasciarmi
La vita alle spalle
Ho scavato fosse
Che non troverete mai

La storia si racconta
Con fatti e menzogne
Avevo un nome
Ma non importa

Non importa
Non importa
La guerra è persa
Il trattato siglato

C’è una verità che vive
E una verità che muore
Non so quale
Quindi non importa

[canto in arabo]

La vostra vittoria
E’ stata così totale
Che alcuni tra voi
Han pensato di tenere

Un segno delle
Nostre piccole vite
Gli abiti che indossammo
I cucchiai i coltelli

I giochi d’azzardo
Dei nostri soldati
Le pietre che intagliammo
Le canzoni che scrivemmo

La nostra legge di pace
Che sottintende
Il marito guida
La moglie comanda

E tutto questo
Espressioni della
Dolce Indifferenza
Che alcuni chiamano amore

L’Alta Indifferenza
Che alcuni chiamano destino
Ma i nostri Nomi
erano più intimi

Nomi così profondi
E Nomi così veri
Sono sangue per me
Sono polvere per te

Non c’è bisogno
che ciò sopravviva
C’è una verità che vive
E una verità che muore

Non importa
Non importa
Vivo la vita
Che mi sono lasciato alle spalle

C’è una verità che vive
E una verità che muore
Non so quale
Quindi non importa

[canto in arabo]

Non ho potuto uccidere
Come uccidi tu
Non ho potuto odiare
Ho provato, ho fallito

Mi hai tradito
O almeno ci hai provato
Stai dalla parte
di quelli che disprezzi

Questo era il tuo cuore
Questo sciame di mosche
Questa era un tempo la tua bocca
Questa scodella di menzogne

Li servi bene
Non mi stupisce
Sei uno di loro
Sei come loro

Non importa
Non importa
Ho dovuto lasciarmi
La vita alle spalle

La storia si racconta
Con fatti e menzogne
Voi possedete il mondo
Quindi non importa

Non importa
Non importa
Vivo la vita
Che mi sono lasciato alle spalle

La vivo in pieno
La vivo in largo
Tra strati di tempo
Che non potete separare

La mia donna è qui
I miei figli anche
Le loro tombe sono al riparo
da fantasmi come voi

In luoghi profondi
Con radici attorcigliate
Vivo la vita
Che mi sono lasciato alla spalle

[Strofa 1 ripetuta, con canto in arabo inframezzato]

La guerra è persa
Il trattato siglato
Non mi hanno preso
Ho passato il confine

Non mi hanno preso
Ma molti hanno provato
Vivo tra di voi
Ben mimetizzato

 Leonard Cohen

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Settembre.
E’ spiaggia deserta…è mare pulito…è sole delicato.
E’ luce azzurrina la mattina. E’ uno scialle sulle mie spalle la sera.
 E’ tenui colori dell’autunno vicino. E’ l’odore di gomme e matite e libri nuovi di zecca. E’ la voglia di un nuovo vestito, di un nuovo profumo. E’ la voglia di iniziare una nuova fase.
E’ calma per capire dove sto andando.
E’ una promessa.

Fili e colori

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Per quanto la mia anima desideri rimanere nel silenzio, mi rimane comunque una forte sensazione di desiderare una presenza per colmare un vuoto, una nebbia a cui è difficile sottrarmi. Scrivo per allontanare i miei fantasmi; scrivo per non arrendermi. Leggo i pensieri di altri e mi soffermo ogni volta che vi leggo amore, sofferenza, piccole gioie, desiderio di vicinanza, speranza..eppure  ci sono giorni in cui non basta scrivere, leggere..ascoltare, giorni in cui  cerco giustificazioni al panico che incombe sul cuore; si cercano per non essere troppo vicini al nulla, per capire l’insensatezza del destino mai sazio di sorrisi, del suo farci precipitare fuori dal sogno, gettati via alla stregua d’un cencio consunto, come un ardore da coprire nella gelosia di luce….sono periodi in cui  trovo difficile trovare pace. Ed è proprio così che mi torna alla mente la mia cara nonna..mi viene in mente la sua poesia fatta di mani e preghiere..fatta di vita e sacrifici, fatta d’amore.

Spesso, la poesia si presenta come un impetuoso torrente che porta il peso della pietà, dell’orrore e del rimpianto. Le poesie che hanno la loro sede nel cuore sono troppo oneste per essere interpretate come un tentativo di giustificazione.
Possono essere un mezzo per esorcizzare, ma certamente sono un tributo d’amore.

Mia nonna lavorava  all’uncinetto faceva coperte e calze di lana per noi ; erano fatte principalmente di tutti gli scarti di lana che raccoglieva tutto l’anno. A settembre iniziava la lavorazione di almeno tre, quattro coperte, mantelline ognuna con diversi colori e caratteristiche. Erano gli unici regali che faceva per Natale. 

Lei era attenta ad ogni minuscolo difetto e contava e ricontava i punti delle maglie…inventava nuovi schemi e disegni mescolando fili e colori….canticchiando o pregando …  io osservavo le sue mani e ascoltavo le sue canzoni.

Dietro mia insistenza, mi raccontò delle coperte e dei suoi lavoretti: vedi, diceva “picciridda mia”, quando lavoro all’uncinetto , mi pare  di entrare nei pensieri di Dio….quando invento un punto e finisco una copertina mi sento felice..ed ogni punto mi scordo tutti i guai. 

Sono trascorsi diversi giorni da quando mi sono decisa a riprendere in mano l’uncinetto…per fortuna la mia nonnina è stata tanto paziente da insegnarmi …ho già fatto una copertina, un cappellino e mi appresto a finire un abitino per la festa…non ho bambini in casa al momento, ma conto di regalare questi miei lavoretti ad amici e parenti….ho mischiato colori, fili e fantasia…ho provato a canticchiare come lei…ed ad entrare nei pensieri di Dio… li guardo i miei lavoretti e penso che davvero creare, imparare è un ottima medicina per curare la tristezza: sorrido orgogliosa e mostro con fierezza i miei “capolavori”. a tutti, pensando che  in quel lavoro di mani paziente vi sono pensieri alti; ma, sopra ogni cosa, il senso dell’amore per tutto ciò che anima il mio  esserci nel mondo.
Grazie nonna!