Di notti infinite…e parole

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Ogni sera trasformo la mia scrivania in un teatro di parole in cui recito preghiere mute; ma, spesso, le parole non danno nessun soccorso, se non il silenzio che ti lascia stupefatta mentre odi il cuore che ti batte in petto, ancora. Quale incredibile vicenda si consuma affinché un essere senta la vita. Mi ritrovo a dire: Dio mio! Quanta vita! Quanta vita! Ci sono sempre duplici registri delle nostre descrizioni, emozioni, senso di vita. Spesse volte, siamo grotteschi, altre volte compiacenti di aver tacitato i nostri tintinnanti amuleti.

Gli effetti collaterali sono sempre ignoti, ma gli eventi sono là ad attenderci, con la gola spalancata. C’è dunque una morale, un disegno, nella favola sanguinosa dell’esistenza?

O, al buio, sperare che l’amore non cancelli la morte, ma che prolunghi l’agonia all’infinito, con la pretesa di vincere il senso di annientamento che ci attornia, per differire in eterno la fine di un amore lucido, trasparente, silenzioso, che sceglie la sofferenza nel silenzio, nel bianco della neve. No, nemmeno questo è concesso; perché per quanto si possa amare un corpo, questo corpo alla fine muore e si spegne e diventa polvere di essere. Eppure, quel grido contratto in cuore: Dio mio! Quanta vita! dove si riverbera in quest’universo?

Di messaggi e intenzioni

ii

 Luna, gioia mia… ho pensato che oggi è il giorno adatto, quello giusto  per iniziare a raccontarti  di me e di tutte quelle parole e quei silenzi  che hai visto apparire improvvisamente sul mio volto a smorzare un entusiasmo, a zittire un sorriso, a stringermi la gola annodando le lacrime.

Oggi ho deciso di cominciare a scriverlo questo benedetto libro che tante volte mi hai invitato a fare, ma forse a incitarmi non sei stata solo tu,  forse oggi per la prima volta dopo tanto tempo riesco ad udire il rumore e il frastuono di ogni distanza traversata, i palpiti del tempo che risuonano  nelle  tempie mentre cerco di riempire un altro dei miei momenti vuoti,  oggi distinguo chiaramente i dibattiti, le pause ,le ridiscese, ogni inutile ripresa e infine l’improvvisa apparizione della pellicola  dei ricordi.

Sono fatta di memoria, ogni cosa di me, ogni gesto, ogni sguardo è costretto a passare attraverso un reticolo di storia, una fitta rete che filtra la luce dall’ombra della sofferenza, della delusione, dalla tristezza; intraprendo un viaggio adesso, iniziando questa avventura , ho in mente lo scopo, la strada appare incerta e confusa ,ma so con certezza che alla fine di questo libro, tu figlia mia, saprai riconoscere l’origine e il senso  delle cose che ti appaiono incomprensibili e qualche volta persino ingiuste ed io avrò svuotato il mio bagaglio per la millesima volta cercando di alleggerirlo da pesi inutili che sovente mi ostruiscono le arterie del cuore.

Mamma