Dedicato.. eh già!

non ti perdere usa il cuore
per attraversare il mare
più coraggio amore
puoi fidarti delle stelle
quell’istinto può salvarti
è una seconda pelle

ancora un passo ed è poesia
non lasciarmi andare via
coraggiosi fino in fondo
vita adesso ti pretendo
e con tutta l’energia
la mia rabbia e quella tua
è bello stare al mondo
vita ti difendo
vita ti difendo
e già..

” A causa di qualche canzone dove ho parlato del loro mistero
le donne sono state eccezionalmente gentili con la mia vecchiaia”

creano un luogo segreto
nelle loro vite indaffarate
e mi ci portano
si spogliano nude
nei loro diversi modi
e dicono
“guardami Leonard
guardami un’ultima volta”
poi si chinano sul letto
e mi coprono
come un bambino tremante

Leonard Cohen

E vorrei…

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E vorrei che l’Amore

non fosse soltanto un presentimento…

ma carezze, baci, luce che preme

pioggia battente 

vertiginosa vastità

formicolante brivido 

nelle viscere

un carico di  immenso Bene tutto dentro il mio

 che tocca tutto ciò  che non si può vedere

canta quello che non si può sentire

e ogni giorno incide un sorriso nuovo

nella carne dell’alba.

Sei quel che sei

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Sei quel che sei

con quel modo inatteso di sottrarti

di essere pioggia

nell’aria di un deserto

e sole impavido

che scalda il molle inverno

Sei sempre tu

le braccia estese al mondo

con gesti candidi

in un vivere funambolo

E sei dolcezza

di lieve sentimento

dal passo nitido

di autentico confronto

Sei come sei

di orpelli disadorna

luce di tenebre

ed errori senza ammende.

Ho bisogno…

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Ho bisogno che queste sere divengano veli

che accennino trasparenze sulle tenebrosità delle notti,

drappi di morbida organza che ricompongano germogli in sordina.

Ho bisogno della vastità della luce

dell’ellissi in cui orbita l’identità del mio solo destino…

di una strada, di un tappeto di rose, di un ruscello indulgente

che m’insegni a sparire nel mare.

Ho bisogno di promesse da fare, di propositi da mantenere

di una dimora sulle sponde del mondo,

del coraggio di tornare a sognare.

(…Magneticamente…)

Mare

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 Ci sei Tu Mare,

Tu che danzi refrattario alle indolenze

e che assorbi i frutti acerbi di ogni giorno

Nasci sempre tra i colori di un corallo

ammainando le mie vesti controvento

Tracci linee quando è cenere la notte

e ti frangi spumeggiando in nuove albe.

Fenice

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Cantava la Fenice ardente dal lungo collo d’oro
dai colori cielo e sangue
mentre la fiamma bruciava…
cantava ed il suono era la voce dei delfini
che trascinavano un cuore lacerato
negli abissi del mare
acqua e sale a ricucire gli strappi
orlando contorni e delimitando confini
disorientata e sola
nella vastità del profondo
sgomento e timore annodato nel ventre
mentre gli occhi famelici della morte
reclamavano bandiera
cantava Fenice
fuoco e brace dispersa, annusando l’odore
della sua carcassa vuota
della mente buco del dolore
la sua voce…onda soave a sollevare
fino a non sentire più distanza e nemmeno braccia
fino al silenzio a rompere tutto il rumore
Fenice…dal lungo collo d’oro
che danza volando divampando viva.

Una Musica in testa

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Un lancio nel vuoto

mentre la vita inquieta aspettava

i miei giorni e le lune

ancora vago

funambola lieve

che scortica il tempo sulla corda del dolore

Un soffio…uno sputo

che il vento cambiò in un bacio

ancora prima di nascere

cadevo nella memoria di una melodia antica

sfuggente e dolcissima

zampillante di quiete 

sfumata tra ranuncoli e querce

gonfia d’erbe e di pioggia

suadente  e forte 

come il cuore quando sovrasta sul brusio del mondo

e arriva fin sopra il Mare

sprofonda nel silenzio

cantando ogni respiro

e ti salva con un sola carezza.

Il rumore del Vento

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L’ho sentito, soffio lieve e gentile
accarezzare rovi di spine
l’ho visto cucire orli ai giorni dimenticati
e scrivere storie immaginate
con la mina intinta nella china del tempo
l’ho fantasticato
mentre cavalcava dune di silenzio
e mi baciava nel sonno
disegnando antichi sorrisi sugli occhi
e poi aspettare le mie mani
per danzare al buio
guidando ogni mio battito
sempre verso un bagliore
era un sussurro
era un respiro
era mare di note
onda a bagnare i pensieri
era ogni cosa che avrei voluto udire:
leggerezza attenta
tenerezza appassionata
culla e pancia del mio piccolo
cuore indomito
e amore ovattato
che canta solo melodia.

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Prende in mano oggetti scompagnati – una pietra,
una tegola rotta, due fiammiferi bruciati,
il chiodo arrugginito del muro di fronte,
la foglia entrata dalla finestra, le gocce
che cadono dai vasi annaffiati, quel filo di paglia
che ieri il vento portò sui tuoi capelli, – li prende
e là nel suo cortile costruisce pressappoco un albero.
In questo “pressappoco” sta la poesia. La vedi?

₪ Ghiannis Ritsos