Compagni di viaggio

Due buoni compagni di Viaggio
non dovrebbero lasciarsi mai
Potranno scegliere imbarchi diversi,
saranno sempre due marinai
Lei disse misteriosamente
“Sarà sempre tardi per me quando ritornerai..”

E lui buttò un soldino nel mare,
lei lo guardò galleggiare,
si dissero “Ciao!”
per le scale
e la luce dell’alba da fuori
sembrò evaporare …

(De Gregori)

Quando…

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“Quando ti sentirai felice, non approfittarne. Condividi. Così, quando toccherà ad un altro sarai di nuovo avvolto dal suo profumo”. 
Mia nonna era una donna speciale: scriveva frasi di questo genere scritte su piccoli pezzettini di carta che poi mi lasciava nelle tasche. Forse, è proprio così: la felicità è il luogo dove più è vera l’immaginazione della realtà; e la realtà ha le sue mutevoli forme, diventa spesso un arcipelago degli archivi di testamenti traditi nell’acquiescenza di un sentire comune, nelle mancanze, nei tradimenti, nelle viltà, nel dolore.
Tutto ciò introduce ad una mancanza di qualcosa che si è sempre desiderato, lasciandoci il ruolo di catastrofe sempre  incombente: è, forse, questa mancanza parte della felicità?

Accade di noi, pur ignari,
dissetarci alla stessa fonte antica
nel silenzio che ci attarda
nello stupore di ritrovarci vivi
sul filo sospeso, nell’infinito
desiderio d’amore
senza confine.

Sipari

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L’abito della notte
tra mille sipari di silenzio

m’assale al cuore
senza nulla assaporare
se non una stagione di voglia,
di sogni mai scartati.

Son questi corpi muti, senza casa
esilio senza un nume
deriva dei giorni;
divengono acqua
fluiscono
in ogni crepa sorda
dove cercarti
in un palpito di abbandono.

Sogni possibili

Cosa potrebbe mai accaderci a noi
che ci siamo stesi così vicini
alle carcasse di navi pirata
al luogo della fabbrica di morte
dondolandoci
come panni stesi al vento
nel giardino di mia nonna.

I nostri avi hanno conquistato terre
e non siamo più esiliati
nell’indifferenza
riparati dalle paure dei secoli
appena riparati dalla schiuma
ardente nella morsa dei cavalli sfiancati.

Ora, i nostri piedi affondano
dolcemente
nei ricordi d’una memoria sepolta.
Chiamami
E’ notte, lungo il sentiero dei ricci,
guarda i loro aculei come brillano
finché saranno terra come noi.

Rinasceremo,
tu, con labbra premute  sui miei silenzi di vetro
ed io, che accarezzo i tuoi capelli
luminosi, trattenendo le lacrime
sul bordo della tua  ultima poesia.

Teneri, come la curva delle pietre
del nostro mare che ci videro senza veli,
rinasceremo, cuciti insieme
come giovani isole immerse nell’oceano
e gli astri inventare un canto nuovo.

Chiamami ancora,
passa dal giardino profumato di basilico
e sentirai di nuovo il canto dei poeti
sul bordo della tua finestra, socchiusa
per lasciare gli occhi dell’orizzonte
immaginare pezzi di Cielo

confusi nel fondo oscuro

dei nostri occhi ignari.

(…Blu..)

 

Sabbia di Luce

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Sei intorno a me

con le sbarre uncinanti di un ostinato cercarti

indomabile nostalgia

uragano che violenta la quietezza della resa

Bellezza infinita che si offre incapace di replica

logica  di una certezza che non teme sconcerto

ragione che solo il cuore concerne.

incanto di quiete 

desiderio di salvezza

mentre il Tuo occhio esausto

guarda tra le rughe dei miei giorni

bucandomi l’Anima per farne un setaccio

pietrisco il dolore

che resta impigliato

mentre la Tua Luce scorre come sabbia.

Io non avrò mai dimora

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Io non avrò mai dimora

tra le cose che vivono

perché tu le guardi,

ma nessun uomo ti ha sognata tanto.

Perciò voglio scordare d’ottobre

le sediziose ore che ferita

hanno l’estate nella lacera

prosperità dei fichi

per fare gravidi i loti

dell’andare dolce del tempo.

Restiamo nell’ora,

perenne,

io alla mia

agonia senza fondo

tu alle tue stanze

vaste l’immensità

d’un altro mondo.

(Pietro Menditto)

In memoria di Pietro, Poeta, uomo e amico eccezionale   che ho avuto il grandissimo privilegio di conoscere,…sono sicura che il nostro incontro non è stato casuale, sei stato un dono che non cesserò mai di apprezzare, indelebili nel mio cuore le tue parole che come carezze hanno saputo  arrivare in ogni mio luogo lontano.

Aspettando Te, piove luce

Pedro Salinas

Non trattenerti mai
quando vorrai cercarmi.
Se vedi mura d’acqua,
ampi fossati d’aria,
siepi di pietra o tempo,
guardie di voci, passa.
Ti aspetto con un essere
che non aspetta gli altri:
solo per te c’è spazio
là dove io ti aspetto.
Nessuno può incontrarsi
lì con me eccetto il corpo
che ti conduce, come
un miracolo, in bilico.
Intatto, inalienabile,
un grande spazio bianco,
azzurro, in me, non vuole
nient’altro che i tuoi voli,
i passi dei tuoi piedi;
non si vedranno mai
in esso altre orme…

Me ne starò qui

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Me ne starò qui
all’ombra verde di un cipresso
attorcigliata e stretta a sciogliere tutti i miei distacchi
accarezzando pensieri e nostalgia
tremando con dolcezza e cuore
amando forte, più forte il vento
folata fresca d’aria che pettina  campi bruciati
di sole estivo cocenti
io rimarrò così
ammutolita dalla mia stessa voce
stanca di cantare preghiere e chiodi
conficcati in asciutta carne
senza più sangue da versare
mi troverai lì calma
perchè sono stata nomade
errabonda stremata dal deserto
e fiuto d’attesa che ha imparato ad aspettare
parlo di giorni che si scostano dal tempo
per divenire
e piango acqua che scorre per condurre
al mare sorgiva vera pura dei miei sogni
resto così
non so più perdermi
seguo scintille e presagi di fortuna
ho palpebre di falena
perrennemente attratte
da struggente luce che richiama.

Se Tu mi parli

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Se Tu mi parli
io resto senza rumore
ed ho parole che si assopiscono cullandosi
nel caos delle mie voci nomadi

in cerca di una sponda
dove vibrare
Se tu mi parli
è sempre dolce
è sempre Amore
quello che sento e non so cantare

Se Tu mi parli
io sono primula nell’altalena del Tuo vento
e cresco fiato e gioco
piccola e tenera nella foschia
dei pensieri che non trovano pace
tremante , incredula
sospiro di bellezza

Se Tu rispondi
le mie lacrime sono gocce di filigrana
arabeschi di luce e colore
che tingono la terra
nel mio deserto
dove muoio
per rinascere
nel silenzio che ha voce di Te.