Pane e sale

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Sono stata per un po’ di tempo nel profumo delle mie radici. Una casa, il mare.
Da sempre innamorati l’uno dell’altro: la casa, amorevolmente s’acquieta d’amore con il leggero sciabordio delle acque e il rumore delle onde.

Ho rivisto le mie sorelle, quattro…parenti, amici e conoscenti.

In questa stagione,  intensa di gente e  confusione con l’orizzonte segnato dallo scivolare in basso delle ombre dei tetti, la notte mostra solo il brillio di lontane stelle. Si assaporano momenti di particolare assenze e presenze, come il vuoto d’un pieno tutto da immaginare; un vuoto che si sostituisce a tutte le realtà conosciute e da re-inventare.
T’inventi una luce che sai esistere da qualche parte, desiderandola con tutte le forze, quasi fosse un’anticipazione di vita al supremo rifiuto del mondo dell’oscurità, e di tutte le sue imperfezioni e negatività.

Dalla soglia di casa, con le palpebre socchiuse, le ciglia hanno un impercettibile vibrazione.
Mi sono chiesta se si stia bene con i ricordi delle persone che ti hanno compresa, amata; perché senti che quella leggera e invisibile cerniera della propria anima non ti fa male a tenerla aperta, e gli sguardi dei ricordi ti entrano attraverso quella fessura gradualmente, attraversandoti le vie del sangue come una medicina che non può farti male; può solo aggiungere o farti riscoprire ciò che avevi sempre avuto dentro, ma che da sola non avresti mai potuto scoprire.
Forse, è questo il compito dell’amore: cercare di svelare l’insondabile, le invisibili perfezioni di chi ci ha amato da sempre. Ciò che si riesce a scoprire può essere solo una caparra, un’anticipazione.
Il resto verrà come un taglio del cielo, dove una immensa e brillantissima luce diagonale ci attraverserà con i versetti di una meravigliosa poesia, dolce e perfetta, mai scritta da mani d’uomo.

Mi piacerebbe scrivere sempre pensieri su un croccante foglio di carta e ascoltare l’altalenante e leggero graffiare come fossero note che salgono per una musica che non guardi al futuro incerto, ma solo per l’oggi, nell’attesa che il cuore diventi ingordo di tutte quelle volte che si è sentito esplodere, per poi ritornare nella quiete, in compagnia dei ricordi allineati o rinfusi come gagliardi soldatini di piombo, gremiti nella scatola intagliata e impreziosita da pezzi di vita vissuta. Teneramente e amorevolmente vissuta.

Cosa mi manca…

La cosa che mi manca di più della mia Sicilia è la voce delle strade: venditori ambulanti che gridano per vendere la loro merce…i bambini che giocano per strada, le signore che si parlano da finestra a finestra..tutto quel miscuglio di cantilene incomprensibili..la teatralità nelle espressioni quasi sempre esagerate..mi mancano queste voci..qui da me le strade sono troppo silenziose, è tutto sommesso come il tempo sempre scuro…a volte mi stupisco da sola: come faccio a resistere a tanto..? Che tristezza..! Meno male che ci sono in giro di questi comici che mi riportano un po’ d’allegria e quasi dimentico di stare a Domodossola  che tutti conoscono quando pensano al nome di una città che inizia per D…

Giusy

Meraviglioso

Adoro Modugno, mi riporta la memoria di giorni pregni di vita e stupore..quando nemmeno l’autunno appariva come una stagione malinconica e stanca, ma era godersi il tepore di tutti quei pensieri dolcissimi e suadenti in movimento come le foglie  incerte fuori dalla finestra che tentennavano al vento prima di cadere dal ramo…e tra le pagine di un libro di poesie conservavo sogni come petali di rosa da sentirne il profumo, era autunno è mi pareva primavera, tutto il cuore in subbuglio che si destava alla carezza di una promessa…arrotolavo le mie ciocche tra le dita con le gambe incrociate seduta sul divano con gli occhi immersi ovunque e altrove mentre mia madre dalla cucina  mi scrutava per carpire il segreto di quei sorrisi bellissimi che disegnavano gioie ad ogni mio sguardo..cantava Modugno..e lei appresso…con la sua voce squillante..inciampando un po’ sui bassi che non le venivano bene…meraviglioso! Mi sembra di sentirla : ti sembra niente il sole, la vita,l’amore….meraviglioso! già..a volte la vita è così..arriva a portarti qualcosa proprio quando non ti aspetti più nulla..ti porta una voce, una speranza lontana..ti porta il mare, con tutta la sua acqua, con le sue onde..la salsedine nascosta in una lacrima che scivola sul tuo viso stanco di tutto,  quasi scavato dall’aria che ti manca …e ti chiede di tornare, tornare indietro lì dove anche solo per un momento  tu hai afferrato tutto il senso del tuo esistere..  ascolti abbassando le palpebre come fossero persiane e scompari…ed è semplicemente meraviglioso!

G.M

Il Richiamo

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Itaca, devo averla conosciuta
la sento, mi chiama
mi pulsa nella gola il suo canto
e la sua morbida nostalgia
mi confonde e mi fa tenera
come se fosse cuore
una coppa o solo una bocca
che raccoglie rugiada e candore
e la distanza non può essere più paura…
e sono una piccola fragile barca
che il mare intorno morde e accarezza
di carta, guidata dal vento
vibrante nella disarmonia
imperfetta e incompiuta
che scivola a picco lungo i bordi
tra oscillazioni ardite e abbandono
piegando l’anima per non sgualcirla oltre
fino a sfiorare la riva
per toccarla almeno con gli occhi
ho perso la misura di ogni lontananza
ed imparo a spingere con i fianchi
quasi viva, nuda di incanto
sotto le palpebre granelli minuscoli di sabbia
e la certezza che arriverò
zuppa e fradicia di tempesta
gocciolante e tremante
umida di orizzonti
danzando ancora sul sorriso di un bambino
e in uno sprazzo blu di gioia serena.

G.M

Le tue foto

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Ti te conservo un sacco di foto: c’è quella in cui sorridi soltanto con gli occhi, in un giorno stanco di troppe parole, quella in cui ti guardi allo specchio con le labbra dischiuse celando un timido stupore per la tua bellezza che rimane appena appena sfiorita nonostante i mille anni che ti senti addosso fatti di storia che non osi nemmeno ricordare, c’è quella dove stringi forte il tuo cagnolino come fosse un figlio con una tenerezza che contiene tutta la tua fragilità, delicata come un petalo di rosa che hai paura di toccare per non sentirlo sciupare sotto le dita , come un figlio per ogni tuo figlio che non è saputo arrivare a sentirti fino a quel punto..che non è riuscito a varcare la soglia che è quella linea sottile che ti separa da tutto il resto del mondo.
Ho tante fotografie di te, le nascondo con cura e le guardo proprio quando il dolore di te si fa più forte, le osservo facendole scorrere una una per una fino in fondo ai miei occhi dove trovo sempre i tuoi che mi vedono vivere oltre tutto quello che è stato il nostro misero tempo. Le bagno di lacrime fino a disidratarmi. Le curo di carezze, tutte quelle che abbiamo aspettato invano;
C’è quella in cui piccolissima cerco le tue mani…quella tensione è la nostra stretta rimasta a mezz’aria come tutta la nostra vita ferma in un solo istante, immobile. La tua foto in cui guardi fissa l’obiettivo con il tuo sguardo trasognato e lontano assorto e impigliato in uno scatto di luce a raccogliere in un buco tutti i tuoi pensieri fino a farli sparire …e poi c’è ne una, una tra le tante che vado a spiare…prima fra tutte e in mezzo a tutte le altre, mi si è piantata nel cuore come qualche volta accade con una scheggia che se non rimuovi subito ti resta infilzata tra la pelle, sei tu in uno dei tuoi giorni peggiori, abbandonata e stesa come un pugile dopo un incontro, piena di lividi e ammaccature, con gli occhi vitrei e le labbra tumefatte…sei tu vinta,stanca, quasi morta, sei tu con tutta la tua tragica follia di credere che passa ogni cosa,sola come possono essere soltanto le anime piene di tutto..hai un sorriso accennato tenuto tra i denti stretti, le mani attorcigliate sul grembo perchè è lì che si conservano i pugni e i baci di un’intera esistenza, il corpo raccolto con la speranza di vederlo scomparire e due occhi che parlano…una preghiera inventata perchè tanto tutte le altre fanno giri immensi e poi tornano a schiantarsi contro il muro, una preghiera fatta di sospiri che rincorrono il fiato.

G.M

Cosa sono le nuvole


Che io possa esser dannato
se non ti amo
e se così non fosse
non capirei più niente
tutto il mio folle amore
lo soffia il cielo
lo soffia il cielo
così

ah ma l’erba soavemente delicata
di un profumo che da gli spasimi
ah tu non fossi mai nata
tutto il mio folle amore
lo soffia il cielo
lo soffia il cielo
così

il derubato che sorride
ruba qualcosa al ladro
ma il derubato che piange
ruba qualcosa a se stesso
perciò io vi dico
finché sorriderò
tu non sarai perduta

ma queste son parole
e non ho mai sentito
che un cuore, un cuore affranto
si cura con l’udito
e tutto il mio folle amore
lo soffia il cielo
lo soffia il cielo
così

Modugno (Pasolini)

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“Nel Paese della Memoria il tempo è sempre Ora.
Stephen King, La canzone di Susannah, 2004″

Conosco a memoria: l’alfalbeto, la filastrocca sui mesi dell’anno per ricordare il numero dei giorni, una o due poesie che rimpiango di non aver scritto, i titoli e gli autori dei libri che ho letto, il mio primo e l’ultimo bacio che ho dato, la prima carezza che  ho sentito sfiorarmi sottopelle e l’ultima in ordine cronologico che ho lasciato, ricordo la mia prima volta in bicicletta, la paura di non riuscire a mantenere l’equilibrio e l’euforia nel pensare che sarei riuscita comunque ad imparare, potrei farti uno schizzo preciso accurato del camerone in cui ho dormito da bambina e indicarti in mezzo ad un sacco di posti  quello  esatto in cui ho trascorso le mie notti più lunghe, è impresso nei miei occhi il primo sguardo d’amore e di accettazione dei miei genitori che non è collegabile paradossalmente al nostro primo incontro ma ad un giorno lontano in cui ci siamo guardati davvero senza maschere e inganni sotto la luce di una Verità fino ad allora sconosciuta e il motivo che ci  ha fatto sprecare soltanto tempo, giorno in cui è iniziato il momento di amarci sul serio, ricordo a memoria  tutti i numeri di cellullare delle mie sorelle e dei parenti più stretti, le date di nascita di un sacco di persone, nomi e cognomi dei vicini di casa e delle persone con le quali stabilisco un contatto, conosco pure a memoria il posto di  ogni cosa che ripongo e conservo, so a memoria il percorso di ogni via per andare e tornare  a casa, mi ricordo di ogni fotografia, il luogo, la circostanza e persino l’umore del momento, dei miei figli ricordo ogni istante dal momento del loro concepimento fino a quando li ho stretti per la prima volta, di me conosco a memoria la forma dei seni, le curve del mio corpo, la forma delle mani e dei miei piedi e di ogni dito conosco la lunghezza delle falangi e so del peso delle mie ossa, posso intuire e vedere ad occhi chiusi i miei organi, polmoni, fegato e cuore, so quando patiscono e quando pulsano e respirano,quando si intossicano e quando si depurano, della mia mente so capire quando si accende e quando dorme, so a memoria i punti più nascosti dove si attivano certe pulsioni, ciò che mi eccita e ciò che mi infastidisce, so delle mie rughe e dei miei nei, della pelle capisco quando può essere ruvida o setosa…so a memoria dei miei occhi tutto ciò che hanno visto e tutto quello che bramano di scorgere, le lacrime che li hanno lavati e le gioie che le hanno fatto socchiudere in una bella risata, della mia bocca so del gusto di miele che si appiccica su altre labbra e che non sai toglierti di dosso e so del fiele che non sa più da dove uscire, delle narici e del naso gli odori della mia terra di mare e fuoco e delle mie orecchie armoniose il ricordo di melodie misteriose che rincorro da sempre, musica che arriva da un posto molto lontano e infine della mia statura  piccola e minuta ho memoria del mio orgoglio tenuto a bada a ridimensionare il mio vero posto..conosco a memoria un sacco di cose, tutto ciò che attraverso e che mi percorre, tutto ciò che va e che resta fermo immobile di quiete, ma soprattutto so a memoria ogni strada segnata sul cuore…e quelle  Gioia mia , sono vie che mai si dimenticano!

G.M

Veni l’autunnu

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“Chi stranu e cumplicatu sintimentu
gnonnu ti l’aia diri
li mo peni
cu sapi si si in gradu di capiri
no sacciu comu mai
ti uogghiu beni.”

Battiato

E tu mi chiedi perchè ho addosso questa nostalgia…non lo so forse perchè amo cercare l’origine di ogni cosa, dell’amore, del dolore, della gioia, della vita, della tristezza, della fiducia, dell’abbandono, della solitudine e della danza che diventa comunione ..è un punto, un punto di partenza per capire le strade, le attese e le partenze, per comprendere l’inizio e la fine di tutto…Sicilia io inizio da lì!

G.M

Sorelle

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Sento di essere stanca, di avere in bocca quel gusto strano di miele e sangue, non mi abituo ancora al sole quando si dissolve e i miei respiri assomigliano tanto a fili appesi che cadono sulla schiena e fanno troppo rumore, i miei occhi restano ruvidi e non scivolano s’affannano su orizzonti lontani troppo distanti, rimangono ancora vuoti da colmare e non mi basta niente.

Forse c’è che c’è ghiaccio, un ghiaccio infernale ed io ho mille perle di profumo che non so distribuire che non posso trattenere tutto l’esistere che inseguo lo sento addosso, sotto la pelle, e mi abbandono tra le braccia della nostalgia  aspettando di compormi, salgo e riscendo imbrigliando i pensieri, ho mille strade e vene attorcigliate che non so raccontare, la vita mi appassiona e poi improvvisa mi sfugge e con lei tutto il senso e rimango sola, dannatamente sola e mi piace.

Sono l’unica presenza che riesco a sopportare,  sono sola e vasta ed  ho una melodia irresistibile che risuona nella testa che mi seduce, ma che poi si perde ed io non riesco a dire basta.

Quando provi la solitudine dell’abbandono impari a accontentarti, a ridurre le pretese, ho trascorso troppo tempo in una terra lontana esiliata dalla possibilità di ricevere amore ed ora disegno la luce dove posso divorando la mia stessa cecità.

Scappavo, in convento, fuggivo appena potevo, mi nascondevo  nei posti più strani pur di non farmi trovare, sono stata punita tante volte per questa ragione perché nel mio rifugio segreto dimenticavo ogni cosa mancando spesso agli appuntamenti per le preghiere, le suore  allora si accorgevano della mia assenza e cominciava una vera e propria caccia per ritrovarmi magari seduta in un angolo del giardino nascosta dietro ad un cespuglio, o accomodata tranquilla tra i rami di un albero. “Devi toglierti questa abitudine di nasconderti, si può sapere perché lo fai, vuoi metterci tutti in allarme e farti cercare, lo fai per dispetto”? Mi rimproverava la suora, afferrandomi per un orecchio.“No, non lo so, lo faccio perché mi piace”. Rispondevo  tranquilla, impassibile di fronte alla minaccia di una punizione.

Mi sono domandata  sovente anch’io  perché sentivo l’impulso irrefrenabile di scappare a nascondermi,  e credo di aver capito che talvolta la realtà  del convento era davvero insopportabile tanto da indurmi a cercare un rifugio segreto, un luogo nascosto da tutti per poter dare sfogo alla mia rabbia, alla mia delusione, per scaricarmi di lacrime senza sentirmi così costretta a fornire spiegazioni, forse un vago senso di dignità del dolore.

Sapevo che mai avrei trovato consolazione e sollievo a tutta la tristezza che provavo, che non avrei  trovato mai uno sguardo  che potesse parlarmi di me. L’attesa dei miei genitori, di loro notizie mi lacerava di impazienza e timore, lo sgomento e l’incertezza di un ricongiungimento mi straziavano la mente, cercavo di vincere il turbamento con tutte le forze, ero frenetica, ogni giorno inventavo qualche marachella per sviare l’attenzione da quell’ incessante tormento.

Mia sorella era l’esatto contrario di tutto ciò che io ero, timida e riservata, chiusa a riccio nella sua fortezza si appartava spesso solitaria a giocare e parlare con la sua bambola composta da una vecchia coperta a cui erano stati stretti dei lacci  per simularne la forma del capo e degli arti. La rivedo, con i suoi grandi occhi neri, spauriti  e velati, la sua espressione assente e distante, la pelle scura olivastra di mio padre seduta su un gradino usurato  mentre culla la sua pupa di stracci, la sento mentre canta timida  e sommessa la sua nenia perpetua che non trova mai sonno. Di noi si poteva dubitare persino della nostra origini comuni tanto la differenza fisica e caratteriale, i miei capelli erano ondulati e chiari, la mia pelle mista tra quella eterea di mamma e quella scura di papà le mie guance paffute e arrossate insieme agli occhi vispi e profondi.

Con il passare degli anni la diversità fisica si  è attenuata a tal punto che a vederci vicine, una accanto si comprende facilmente che siamo sorelle, abbiamo in comune le stesse espressioni, lo stesso sorriso, e lo sguardo spesso adombrato da nuvole disegnate dai medesimi ricordi, persino un simile timbro vocale. Per quanto concerne il carattere anch’esso con il tempo ha trovato molti punti in comune, lei ha superato la timidezza che l’ha contraddistingueva da bambina pur mantenendo un atteggiamento di fondo calmo e lento, io ho imparato a tenere a freno la mia esuberanza pur conservando la mia frenetica eccentricità.

 Entrambe abbiamo trovato nella creatività, stimoli, bellezza e motivi di gioia, lei è un’eccellente pittrice che dipinge tele di encomiabile fascino, io ho trovato nella scrittura la mia fonte di espressione e quiete.

Resto convinta che la creatività, è un ottimo medicamento per l’anima, spesso attraverso questo canale si curano e si imparano a domare i segni delle lacerazioni più profonde, si purifica  il dolore, ogni forma d’arte eleva lo Spirito inevitabilmente e ti spinge oltre, dentro te nel profondo e invita ad esprimere, comunicare, donare e condividere, ti obbliga ad abbracciare il tuo ego per poterlo espandere, ti propone di lasciar andare senza trattenere, ti educa all’offerta che è poi il vero senso della libertà, ti obbliga alla verità, ti avvicina a quel senso  immenso dell’ Amore,  del Dono e della Vita. 

In convento, nutrivo nei suoi confronti istinto di protezione, mi accertavo sempre che nessuno potesse farle del male, che nessuno potesse approfittare mai della sua indole così apparentemente bonaria e riservata, mi sentivo più forte nonostante io fossi la sorella minore mantenendo nei suoi riguardi un sentimento  quasi materno.

Crescendo ho capito in diverse occasioni che in realtà lei non era affatto debole e disarmata, ma come me aveva adottato un suo comportamento difensivo  a fronte di un malessere che le divorava ogni giorno il cuore.

Per lungo tempo lei ha rimosso dalla mente ogni ricordo della nostra vita in convento; solo in rare occasioni si è lasciata sfuggire qualcosa alludendo ad una funesta assenza di affetto che aveva desolato irrimediabilmente la sua infanzia, non si è mai lasciata trascinare come me nella voragine di tutto quel tempo che come  fiume in piena inonda  ogni traccia di vita e ti lascia esausta, inerme vuota.

 E’ strano come sovente si ci difende dal dolore, qualcuno erge palizzate e ponti e si mantiene a distanza di sicurezza abbastanza per non farsi distruggere totalmente qualcuno l’affronta a petto aperto  lasciandoci brandelli di cuore e qualcuno ancora  semplicemente cerca di dimenticare;

sicuramente io e lei abbiamo affrontato la minaccia, il pericolo, la sfida e infine la battaglia in ogni modo, ma in tempi e modi diversi di questo sono certa perché a tratti ho visto nei suoi occhi  le mie stesse sconfitte le delusioni, le conquiste, la fierezza e gli inganni.

Oggi mi manca da morire, di lei mi manca la spensieratezza della nostra infanzia mai stata  ho troppi ricordi  di sorrisi  macchiati e l’ombra di una tristezza infinita che contorna  la memoria,  non ho corse gioiose  e visetti felici che guardano verso il sole ma la staticità imperfetta dall’attesa che ti costringe a guardare verso muri di pietra, le braccia tremanti di freddo e abbracci nel vuoto, so che come me  ogni giorno paga il conto di quella anomalia di protezione che ci ha reso più fragili e ha permesso di farci sentire umiliati, in difetto d’amore , affamati  e indolenziti per sempre.

Oggi mia sorella se la cava, si è salvata come me dalla morte del cuore me ne accorgo quando le sento esultare di entusiasmo per il bene, il nuovo e l’inatteso, l’ho vista vibrare di dolcezza e tenerezza  per un sorriso, una parola un gesto apparentemente insignificante  e leggero, l’ho scorta celare timida lacrime di commozione per una attenzione gentile, un gesto d’affetto garbato è vero il suo cuore è desto, vigile e attento, tutte le pieghe che ha lasciato il dolore si tendono in moti di speranza ad ogni segno di calore, il suo sguardo così lungamente perso e distante si aggrappa al cielo appoggiandosi al domani che muta ogni volta, carico di fiducia consolato dall’ accettazione.

G.M

 

 

 

 

 

 

 

 

Compagni di Speranze

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Da bambina il mio tempo mi appariva spesso in “sospeso”  un po’ come l’attimo esatto in cui una foglia si dondola da un ramo sapendo di dover cadere, come il sole all’alba che scivola timido da dietro le nubi e si nasconde prima di apparire o ancora come l’onda di mare che si struscia su di una roccia prima di calmarsi . Era il mio tempo, quel tempo straripante di attese, insidioso di timori, agitato di rabbia, era solo momento che attende di essere capito , che tace di rumore scalciando silenzio per essere ascoltato, anche la mancanza della mia famiglia era quel pensiero insolente e rincorrente che muoveva i suoi passi sulla fune dell’improbabile e  dell’ incerto: troppe cose celate, troppe domande senza risposta e troppo freddo per sentirli compresi  in me  e parte integrante della mia esistenza.

I miei ricordi sono tutti frammenti, la mia infanzia un mosaico di immagini e parole di odori e di pelle , occhi e mani da riconoscere, da catalogare, decifrare , ordinare, la mia vita un mosaico da ricostruire con pazienza e ardore per capirne il motivo o soltanto il suo tempo.Mi succede sovente che vengo investita da coriandoli, pezzettini minuscoli di sensazioni che improvvisi piovono sul cuore e si muovono caotici, mi scombinano la mente , mi stordiscono fino a travolgermi nel loro caos.Sono attimi, istanti, periodi, stagioni e fasi complete di ricerca, selezione, perdita, morte e resurrezioni da  questa matassa informe tendo di estrarre una mappa che mi riporti esattamente dove non mi trovo e da quel punto esatto costruisco un punto di partenza per altre destinazioni che mi conducano ad afferrare il senso di quel tempo perduto, rimasto sospeso tra mille parole non dette, abbracci e carezze mai dati, amore  negato e dimenticato.

Per tutta la vita ho cercato quei punti fermi, stabili necessari per ristabilire l’ordine tra il disordine in cui la mia anima ha dovuto comporsi e formarsi, non li ho trovati tra le immagini sbiadite e usurate dalla memoria che le ha scartavetrate tutte, una per una levigandole con i sassi che avevo nello stomaco, non le ho sentite mai nelle parole che provano a giustificare le colpe e nemmeno tra le mani di chi mi lisciava i capelli scrutandomi i pensieri e ancora non li ho visti mai nella rabbia, nella durezza, nella gelosia, nel tormento e nella cattiveria, li ho trovati sempre tutti racchiusi nella Misericordia e nell’Amore.Tutte le volte che ho dilatato all’inverosimile il cuore per provare ad ascoltare ho potuto capire la pace dopo una spietata tormenta, il sorriso strizzato da lacrime di fuoco, il tempo che volevo vivere incastrato e strozzato tra il baratro e l’aria.

Oggi potrei essere ancora quella bambina che gioca nel cortile di un convento con lo sguardo rivolto perennemente all’inferriata del cancello, quella piccola curiosa che non si accontenta di sapere ma cerca ostinatamente di capire la ragione di ogni cosa, quella discola impertinente che origlia tra il rumore del mondo per sapere se esiste una voce che tutti possono capire, quella bimba che aspetta un abbraccio, un sorriso, un cenno soltanto per non sentirsi dimenticata, quella bimba e basta che vede il mondo troppo grande e misterioso per non provare il desiderio di possederne almeno un angolo minuscolo, appartato da poter ritrovare in ogni momento.Potrei essere e sono ancora quella bambina, ma allo stesso modo potrei essere e sono una donna nel pieno della sua energia , carica del suo vigore ed entusiasta di ogni passo già fatto e di tutti quelli avvenire verso la gioia, la bellezza, la naturale armonia che governa il mondo quando si lascia guidare dal cuore e potrei essere ancora una vecchietta di mille e più anni che assapora il suo tempo come fosse già tutto il tempo che ha avuto e che potrà mai avere, saggia di dolore e felice per ogni sua piccola gioia, satura di vita da colmarsi oramai soltanto con ciò che rimane da dare.

Oggi potrei avere davvero qualsiasi età, la mia vita a tratti rispecchia ogni stagione, ogni evento, perché ho voluto smarrire quel rigore con il quale ho pesato la consistenza di quegli anni impregnati di solitudine e abbandono, ho compreso che il tempo non andava calcolato, misurato, sulla bilancia il dolore oscillava verso il lato oscuro e triste dell’esistenza, mentre la gioia con la sua leggerezza dava al cuore occhi ed ali, fantasia, immaginazione, poesia per superare i limiti e gli ostacoli, facendomi sentire viva e animata sempre da quel  soffio di Bene che ha permesso la mia esistenza.

Venivo spesso rimproverata dalle suore per la mia immaginazione che mi portava ad esagerare ogni piccola insignificante cosa e tramutarla in storie fantastiche, dialoghi interminabili  e silenzi allarmanti, a dire il vero non ho mai compreso fino in fondo il perché di questi richiami continui, non ho mai capito cosa spaventasse tanto loro  e il perché dei miei timori quando mi accorgevo di un’occhiataccia improvvisa mentre giocavo o conversavo con le compagne di gioco.Avevo l’abitudine di giocare con ogni cosa: una pietra, un filo d’erba, il cibo per il pasto, con gli occhi, le parole, le mani…insomma ogni cosa poteva essere trasformata magicamente in quello che desideravo al momento, è  vero che la necessità aguzza l’ingegno, secondo un vecchio detto, ma la mia necessità era pura fame di bene, di cose belle, di gioia, di mamma, di casa, di tavola apparecchiata e visi conosciuti, di minestra anche scaldata che scende a riempire lo stomaco fino a sentirsi sazi, era fame di occhi che potevano descrivere somiglianze lontane e sangue nel carattere trasmesso dalle leggi della natura, era appetito per la vita, quella che scorreva lontano, quella sconosciuta, quella tutta da scoprire e ritrovare era non sentirsi diversi, rifiutati, sfortunati, questa necessità aveva aperto la mia mente ad ogni possibile possibilità, la mia fantasia era il mio cavallo di battaglia con lei correvo, galoppavo lontano nel mondo che sapevo appartenermi per il solo diritto di esserci.

Ed è grazie alla fantasia che una piccola pezza attorcigliata con cura diventava una bambola da accudire e cullare per giocare a fare la mamma, tanti pezzi di pasta cruda infilati su un filo di lana, collane preziose da indossare per l’evento importante o il gradino più alto di una scalinata,  il palco di un teatro dove proporre uno spettacolo in recita e canto intrattenendo spettatori senza più scena.Tutto ogni giorno per me era qualcosa da inventare, modificare, trasformare tutto era colmare vuoto contro vuoto, era sopravvivere all’attesa senza farsi stremare dalla delusione per questa ragione, credo di non avere brutti ricordi della mia infanzia, ma soltanto memoria di un tempo passato in sosta, un tempo dove ho allevato senza sapere la Speranza per farla diventare poi in seguito e per sempre compagna, amica, madre e sorella.

Lei non mi ha mai tradito, non mi ha mai ignorato, mai dimenticato, io non posso dire lo stesso, qualche volta non ho creduto nella sua forza e mi sono ritrovata sola senza via d’uscita, quasi morta, non voglio dire con questo che ho sempre ottenuto quello in cui speravo, anzi per la stragrande maggioranza delle volte, non ho ottenuto affatto quello che volevo, ma soltanto quello che era giusto per me in quel determinato momento, troppe volte non ho compreso perché i miei desideri sono stati accantonati ed ho avuto proprio tutto quello che mai avrei voluto ottenere, ma in ogni caso sono sempre stata in grado di superare la delusione ed andare oltre, e nulla, niente della mia storia è capitata per caso o per sbaglio.

Per troppo e lungo tempo mi sono chiesta in convento che bambina sarei stata con accanto la protezione e la cura di mia madre, quali paure non avrei mai conosciuto? quali preoccupazioni non avrei mai avuto? quale sarebbe stato il mio sorriso oggi dopo mille sguardi d’amore e dedizione dei miei genitori? Non lo so e mai lo potrò dire, sicuramente non sarei stata così deliziosamente vulnerabile alle gentilezze della vita, non mi sarei così umilmente arresa alla forza dell’Amore, non avrei questo cuore, così troppe volte raccattato tra rovine insipide di niente, non sarei così ardente di calore da dare per scaldare, non sarei semplicemente io, distratta, eccentrica ,”strana”, io, con la misura di un tempo che mi è servito per soppesare, scegliere, pensare e decidere con istinto e  passione la direzione giusta da dare a questa vita anche quando non assomiglia a nulla che mi piace per davvero, anche quando non mi resta altro che aspettare proprio come allora, in quel convento  tra gente provvisoria che mai più ho avuto la possibilità di vedere e incontrare, gente come me messa da parte un po’ e forse per sempre in attesa di tempi migliori.

Penso sovente a loro, alle mie compagne, mi sforzo di ricordarne i nomi, i lineamenti, il suono della voce, di loro mi appaiono una moltitudine  di fotografie intense e vivide emozioni, ed è come rivivere ancora certe sensazioni: paura, tristezza, solitudine, altre volte sono sorrisi, schiamazzi, urla spensierate e canti di gioia, mi piace ricordare di loro queste ultime cose, mi piace pensarle adesso con gli anni e la vita alle spalle con la stessa risata, la stessa espressione gioviale e leggera, mi piace credere che si sono salvate , che non portano ferite aperte lasciate dai morsi del distacco.

Spero siano state tutte più fortunate “dopo”, che abbiano ritrovato l’amore perduto della loro famiglia o che ne abbiano costruita una nella quale riversarlo, insomma spero tutto il bene che esiste per ognuna senza distinzione alcuna e mi auguro che la loro memoria abbia scelto di cancellare tutti i momenti più duri che non sono riusciti a sopportare, lasciando in cambio nel loro cuore un seme di Speranza pronto a fiorire senza stancarsi, ogni volta  e sempre anche  nel terreno più insidioso.

G.M