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Quel verde un tempo mi ricordava le bottiglie allineate a testa in giù, ad asciugare nel sole estivo, prima di accogliere il denso nettare di pomodoro.
Il ventre profondo dei boschi.

Ora mi guardava, appannato dagli anni, trafiggendo il panno cieco che Lo separava dal resto del mondo.

Quel guizzare improvviso a rintracciare il ricordo di una forma, quell’aggrapparsi affannoso al barlume di un colore, ora somigliava più alle foglie d’ulivo che tremano al vento, sbiancate dalla polvere.

Chiusi gli occhi per fermare un dolore pungente che sapeva di lacrime, lo arginai  in silenzio insieme al fiato che si era annodato in gola.

Poi mi chinai ad abbracciarLa, trattenendo quegli occhi verdi nei miei; quello sguardo per il quale  io, ormai soltanto macchia senza lineamenti, non sarei mai invecchiata.

Sapevo che stava per chiedermi una ragione, una qualsiasi, ma dovette sentire qualcosa.

o capire..
esitò

e tacque, facendosi raccogliere dalle mie braccia.

Facendosi portare al viso, come un respiro.  

Piccola, contro il mio cuore.

 Mia Madre

.(..”Verde come il tuo sguardo”)