A proposito di scuola…(da consegnare agli insegnati dei nostri figli)

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Caro maestro,
lei dovrà insegnare al mio ragazzo
che non tutti gli uomini sono giusti,
non tutti dicono la verità;
ma la prego di dirgli pure
che per ogni malvagio c’è un eroe,
per ogni egoista c’è un leader generoso.

Gli insegni, per favore,
che per ogni nemico ci sarà anche un amico
e che vale molto più una moneta guadagnata
con il lavoro che una moneta trovata.
Gli insegni a perdere,
ma anche a saper godere della vittoria,
lo allontani dall’invidia e gli faccia riconoscere l’allegria profonda di un sorriso silenzioso.

Lo lasci meravigliare del contenuto dei suoi libri,
ma anche distrarsi con gli uccelli nel cielo,
i fiori nei campi, le colline e le valli.

Nel gioco con gli amici,
gli spieghi che è meglio una sconfitta onorevole
di una vergognosa vittoria,
gli insegni a credere in se stesso,
anche se si ritrova solo contro tutti.

Gli insegni ad essere gentile con i gentili
e duro con i duri
e a non accettare le cose
solamente perché le hanno accettate anche gli altri.

Gli insegni ad ascoltare tutti ma,
nel momento della verità, a decidere da solo.

Gli insegni a ridere quando è triste
e gli spieghi che qualche volta
anche i veri uomini piangono.

Gli insegni
ad ignorare le folle che chiedono sangue
e a combattere anche da solo contro tutti,
quando è convinto di aver ragione.

Lo tratti bene, ma non da bambino,
perché solo con il fuoco si tempera l’acciaio.

Gli faccia conoscere
il coraggio di essere impaziente
e la pazienza di essere coraggioso.

Gli trasmetta una fede sublime nel Creatore
ed anche in se stesso,
perché solo così può avere fiducia negli uomini.

So che le chiedo molto,
ma veda cosa può fare, caro maestro”.

Lettera di Abraham Lincoln all’insegnante di suo figlio

Promessa…

Ero una promessa.
Speranza, io.
Dietro ogni ambizione,
il nome mio.
E lentamente crescevo.
A stare in piedi io, imparavo.
E grazie ai mille consigli…
L’errore divenne virtù.
Ti ringrazio madre,
per quando eri là.
Avrei, altrimenti vinto,
sui miei timori chissà!
Padre! In silenzio ti amavo.
La voce ed i gesti tuoi, imitavo.
Da te, la fede e il coraggio.
Mio vecchio amico! Infallibile e saggio!
Perché, vi siete arresi. Io non saprei…
Se ogni traguardo era per voi!
Se non ho più la vostra complicità.
Lottare… a cosa servirà?
Il tempo, faccia pure il mestiere suo
se tempo, poi ne resterà.
Purché, ci trovi ancora insieme.
Insieme. Nel sorriso e nella nostalgia!
Come si cambia, però.
Non so scordarmi di voi.
Che farei, solo!
Non sarò, mai così forte.
L’ultimo abbraccio, e poi… la morte!
Mi lascerete ai miei sbagli,
Sarò anch’io così grande, con i miei figli?
Perché vi siete arresi io non saprei.
La scuola non finisce mai!
Esami, quanti esami io mollerei.
Urlate ancora: ce la fai!
Vorrei che un giorno, foste fieri di me.
Se mai quel giorno arriverà.
Per ripagarvi dell’attesa,
troppe rinunce, ed amarezze, io lo so!
Come si cambia però,
io ancora qui tornerò.