Delfini

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Viaggio già da un po’ per mare e mi è capitato di tutto…ho incontrato naufraghi e naviganti

mi sono imbattuta in tempeste ed ho sostato  in isole di pace, mi è successo

di sentirmi ferma, in una situazione di stallo  perchè  assalita, derubata e devastata da pirati e venti contrari,

mi sono arenata qualche volta pensando di essere perduta…

ho  conosciuto tanti abitanti del mare, mi sono immersa nei fondali a scoprire

meraviglie ed ho sempre sperato di incontrare i delfini, li ho sempre

considerati messaggeri..soprattutto di gioia, quella bella gioia che mi ha indotto

ad andare per mare…bene, finalmente li ho visti! 

E’ stato meraviglioso..abbiamo giocato e nuotato, abbiamo danzato e cantato

questa mattina appena sveglia, ho stentato a credere

che è successo davvero ed ho ancora il cuore che trema

di Gioia..!

Delfini!

mi hanno detto tante cose e tante cose io ho lasciato loro, cose inutili

perchè le disperdessero per sempre nel fondo del mare

e poi ho lasciato loro qualche bacio da deporre su altre bocche

come le mie che cercano da sempre delfini…

quindi se  siete dei naviganti  come me e vi capita di incontrarne qualcuno..

non dimenticate di  trattenervi con loro

il tempo necessario per prendere e lasciare..

c’è sempre in giro qualcuno che ha bisogno di un delfino!

Ah, dimenticavo..a proposito dei loro messaggi…

ve ne svelerò qualcuno ogni tanto..se avrete la pazienza di aspettare…

tutto torna utile, a volte necessario nella vita e non si sa mai.. inoltre ho compreso

una cosa importante, da questo incontro e ve la dico immediatamente

perchè ne sono entusiasta: La mia Itaca è vicina, vicinissima..

erano delfini costieri..allora avanti tutta! Si torna a casa!

G.M

Viaggi

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Ci si può mettere in viaggio per raggiungere un luogo ma anche per l’amore di viaggiare.

Così, ci sono i viaggiatori notturni, del deserto, dei ghiacci, dei cieli, delle cavità oscure, delle montagne, dei vulcani, delle profondità dei mari, della superficie delle acque, dello spazio. Ma la notte, il deserto, i ghiacci, il cielo, le cavità oscure, le montagne, i vulcani, le profondità dei mari, le superfici delle acque, lo spazio sono la magnifica scusa per viaggiare; poiché in tutti questi mondi scelti come scusa, i viaggiatori non cercano ed esplorano il mondo, ma l ’intimità del loro essere, per coglierne l’ essenza e la pienezza, ed essere raggiunti da una risposta che li salvi dal silenzio che fa eco al finito irraggiungibile che si apre davanti a loro. Fosse anche per un solo istante durante tutto l’intero viaggio.

Allora, se incrociate un viaggiatore non chiedetegli né dove va né se è stanco; domandatevi se volete o avete una magnifica scusa per viaggiare anche voi…

Good night

“Suzanne ti accompagna
al suo posto presso il fiume
dove senti passare le barche
e puoi stare con lei la notte
lo sai che è mezza matta
ma è per questo che sei lì
lei ti offre tè all’arancia
arrivato dalla Cina
e non appena stai per dirle
che non hai amore da offrirle
lei ti porta in sintonia
e lascia il fiume a rivelarti
che tu la hai sempre amata

Tu vorresti andare via con lei
e seguirla ad occhi chiusi
sai che lei di te si fiderà
perché il tuo pensiero ha toccato
il suo corpo perfetto.

Gesù era un marinaio
e camminava sull’acqua
stette a lungo ad osservare
solo nella sua torre di legno
e quando ebbe la certezza
che solo i reietti lo avrebbero visto
disse agli uomini: – Siate marinai
fino a che il mare vi farà liberi –
ma egli stesso fu stroncato
ancor prima che il cielo si aprisse
abbandonato, nella sua natura umana
affondò come un sasso nella vostra saggezza

Tu vorresti andare via con lui
e seguirlo ad occhi chiusi
pensi che forse gli crederai
poiché il suo pensiero ha toccato
il tuo corpo perfetto.

Ora Suzanne ti prende la mano
ti conduce presso il fiume
addosso ha stracci e piume
dalle casse dell’Esercito della Salvezza
il sole si riversa come miele
su nostra signora del porto *
lei ti dice di guardare
tra la spazzatura e i fiori
tra le alghe vedrai eroi
e bambini nel mattino
che si affacciano all’amore
e per sempre lo faranno
mentre Suzanne regge lo specchio

Tu vorresti andare via con lei
e seguirla ad occhi chiusi
sai che di lei ti puoi fidare
perché il suo pensiero ha toccato
il tuo corpo perfetto”.

Note del traduttore.

“Al primo ascolto evoca immagini splendidamente malinconiche: si dischiudono successivamente alcuni significati, che ruotano attorno ad una figura femminile e spaziano a raggiera su umanità, profondità dell’Essere, il tesoro nascosto negli Umili. Il tutto permeato da un panteismo (secondo cui Dio si può trovare in tutti gli aspetti della vita, lo si ritrova anche nell’interpretazione della kabbalah del movimento chassidico ebraico) che motiva l’altra figura sulla scena, Gesù, in una rappresentazione per un verso iconica e per un altro profondamente spirituale: “quello che camminava sull’acqua” è più vicino alla visione ebraica (che non lo riconosce) che a quella cristiana, mentre il concetto di abbandonarsi a Lui come Lui si è abbandonato al Padre (“only drowning men could see him” – “he sank beneath your wisdom like a stone”) ha connotati mistici e fideistici. Entrambi figure controcorrente (lei artista bohémienne e “mezza matta”, Lui sovvertitore di costumi e “hippie” ante litteram) portano il Poeta a guardare in alto: lei con l’Amore non carnale (anche nella vicenda vissuta realmente, pare) Lui con la Salvezza promessa all’umanità (all men will be sailors until the sea shall free them). Cohen non ha mai abbandonato la sua fede ebraica, ma ha spesso spaziato elegantemente nelle altre religioni.

Troviamo l’elemento Acqua=Vita lungo tutto il testo: il fiume, il porto, le alghe, e il mare, come simbolo di nascita e di morte, nel senso di “morire a se stessi” per seguire Lui, di scioglimento dai tormenti terreni per approdare alla consapevolezza di Cristo. C’è la “torre di legno”, termine che ricorre nelle liriche di Cohen e qui sembra presagire la Croce, c’è la parabola degli Umili, si intravedono tratteggi della Passione: Gesù tradito, giudicato dagli uomini, lasciato solo sulla croce con la sua natura umana. La parte riguardante Gesù può essere anche letta in senso ironico, vista la -scarsa- considerazione che ne ha l’ebraismo: l’interpretazione è soggettiva, come sempre quando si approccia Cohen.

E infine la figura di lei (elevata al ruolo ieratico di “our lady of the harbour” – ved. nota) che indica dove guardare e “regge lo specchio”, a riflettere se stessa oppure i suoi interlocutori? Ancora la doppia valenza, in una figura e in un oggetto che suggerisce introspezione e ricerca di valori nascosti.

Da Suzanne alla Graziosa: in questo testo si potrebbero ravvisare anche dei punti in comune con Via Del Campo di De Andrè: la figura femminile in entrambe, reale o meno che sia, è comunque un pretesto per rappresentare la vita vera sfrondata di ogni falso perbenismo, elevando così realtà contrastanti -rifiuti e fiori – diamanti e letame – a bellezza e facendoci tendere, attraverso l’amore, alla perfezione (fiducia totale -“cieca”- concetti assoluti -“menti”- che sfiorano corpi resi puri -“perfetti”-). Non vi si rappresenta la donna come portatrice di legami, viene intesa più come una “sister of mercy” cui ti puoi avvicinare o allontanare a piacere, ma è al tempo stesso un tramite con la Bellezza e la Spiritualità.

Ascoltare Suzanne dal vivo in una notte di fine estate, con la sola figura del Poeta illuminata su un palco totalmente buio, è quanto di più suggestivo si possa immaginare, e in quel contesto in realtà dell’interpretazione non importa più molto ma si desidera, a propria volta, abbandonarsi alla magia ed alla fascinazione delle parole e della musica”.

(Marie Jolie, 2 aprile 2013)

Alla mia età…

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Della mia infanzia fortunatamente ho ricordi meravigliosi ed è grazie a queste mie piccole memorie che ritrovo quella gioia pura fatta di tante stelle luccicanti come paillettes  sul vestito che indossa l’anima quando vuole ritrovare un motivo per sorridere.
Facilmente quando sono immersa in questi ricordi, si disegna sul mio volto un’espressione dolcissima di incanto e stupore…con gli occhi vivaci che bucano ogni grigiore e labbra socchiuse mi avvolgo di meraviglia mentre i piedi azzardano piccoli passi improvvisando un balletto mentre conto le fughe delle piastrelle e le mani disegnano volute sfidando il tempo ad indovinare il disegno nascosto nei miei tratti;
Da bambina ero proprio così…seguivo musica dappertutto, nella testa, nel rumore del vento…e nei rumori che giungevano dalla strada: il chiacchiericcio di comari alla finestra, la voce del venditore ambulante e il rombo singhiozzante della sua Ape..il ritocco della campana della Chiesa…il belare di qualche pecora e verso di richiamo del suo pastore..tutto era suono, musica da giocare.
Quante e quante volte ho invitato diciamo non proprio democraticamente qualche amichetta ad osservarmi mentre mi destreggiavo in spettacoli improvvisati: giravolte che finivano sempre con qualche capogiro…saltelli da imbrogliarsi i piedi…e mani a disegnare girandole nel vuoto il tutto condito con mille smorfie alla ricerca di approvazione.. sorrido proprio di gusto a ripensarci..eh si, ero proprio tremenda!
Troppe volte sono stata sgridata per la mia esuberanza, ero un grillo che saltava in continuazione come se stare ferma fosse insopportabile…ovviamente mi sono calmata a dispetto delle profezie di allora che mi vedevano fin troppo agitata per essere normale.. eppure devo dire che qualcosa è rimasto..sono una donna, nel pieno della sua maturità e sono madre e questo impone anche un certo grado di serietà…ma ogni tanto , quando sono sola in casa e so di non essere osservata, accendo la musica e davanti allo specchio comincio il mio teatrino, saltello di qua saltello di là, giro e rigiro al passo di una tarantella..e certo un po’ con il fiato corto anche se fisicamente me lo posso permettere visto la mia leggerezza mi accorgo tra una risata e una gioia bellissima mentre cado sulla prima sedia che capita: che sì ne è passato di tempo…e forse non ho più l’età per certe cose…ma diamine com’è divertente!!!
G.M

P.S: Vi lascio la mia musica di questa mattina..se volete favorire…un saltello al giorno toglie la tristezza di torno!

 

 

Il Richiamo

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Itaca, devo averla conosciuta
la sento, mi chiama
mi pulsa nella gola il suo canto
e la sua morbida nostalgia
mi confonde e mi fa tenera
come se fosse cuore
una coppa o solo una bocca
che raccoglie rugiada e candore
e la distanza non può essere più paura…
e sono una piccola fragile barca
che il mare intorno morde e accarezza
di carta, guidata dal vento
vibrante nella disarmonia
imperfetta e incompiuta
che scivola a picco lungo i bordi
tra oscillazioni ardite e abbandono
piegando l’anima per non sgualcirla oltre
fino a sfiorare la riva
per toccarla almeno con gli occhi
ho perso la misura di ogni lontananza
ed imparo a spingere con i fianchi
quasi viva, nuda di incanto
sotto le palpebre granelli minuscoli di sabbia
e la certezza che arriverò
zuppa e fradicia di tempesta
gocciolante e tremante
umida di orizzonti
danzando ancora sul sorriso di un bambino
e in uno sprazzo blu di gioia serena.

G.M