Promessa…

Ero una promessa.
Speranza, io.
Dietro ogni ambizione,
il nome mio.
E lentamente crescevo.
A stare in piedi io, imparavo.
E grazie ai mille consigli…
L’errore divenne virtù.
Ti ringrazio madre,
per quando eri là.
Avrei, altrimenti vinto,
sui miei timori chissà!
Padre! In silenzio ti amavo.
La voce ed i gesti tuoi, imitavo.
Da te, la fede e il coraggio.
Mio vecchio amico! Infallibile e saggio!
Perché, vi siete arresi. Io non saprei…
Se ogni traguardo era per voi!
Se non ho più la vostra complicità.
Lottare… a cosa servirà?
Il tempo, faccia pure il mestiere suo
se tempo, poi ne resterà.
Purché, ci trovi ancora insieme.
Insieme. Nel sorriso e nella nostalgia!
Come si cambia, però.
Non so scordarmi di voi.
Che farei, solo!
Non sarò, mai così forte.
L’ultimo abbraccio, e poi… la morte!
Mi lascerete ai miei sbagli,
Sarò anch’io così grande, con i miei figli?
Perché vi siete arresi io non saprei.
La scuola non finisce mai!
Esami, quanti esami io mollerei.
Urlate ancora: ce la fai!
Vorrei che un giorno, foste fieri di me.
Se mai quel giorno arriverà.
Per ripagarvi dell’attesa,
troppe rinunce, ed amarezze, io lo so!
Come si cambia però,
io ancora qui tornerò.

E’ bello…

 

E’ bello leggere le persone .
Quelli tutti uguali cercano di sembrare diversi,
i diversi tentano di sembrare uguali.
I liberi se ne fregano.
Ogni ruga una riga,
ogni smorfia un epigramma,
ogni sbadiglio un aforisma scontato.
Le persone sono una biblioteca pubblica.
E non lo sanno.

Sono una piccola donna

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Sono una piccola donna

piccole spalle che hanno retto ogni sorta di dolore

dal ventre come conchiglia

e gambe veloci

di corse contro il tempo

mani minuscole

 tutta tenerezza

Sono una piccola donna

occhi come sottili fasce di luce

 e  sguardi come pioggia di chiarore

piccole labbra 

piccoli baci

piccoli respiri

sono una donna, minuta

ridotta, piccina

contesa da una Bellezza che mi vuole

immensa, vasta e sconfinata

incontenibile anfora d’amore

che riversa il suo bene 

ad ogni passo 

sono piccola…

contenuta tutta

raccolta intera

nella grande strabiliante

 dolcezza della Vita.

“La ricetta è quella di sempre, non l’ho mai cambiata. Qui sono più evidenti quelli che io chiamo ‘problemi popolari’, che in questi anni stanno creando un sentimento che da una parte divide e dall’altra unisce gli uomini – il senso di preoccupazione è costante e comune da una parte e dall’altra della barricata. […] L’atmosfera in cui siamo immersi passa anche sotto le porte tanto è sottile e velenosa. Viviamo prigionieri di un senso di paura e di sconfitta, minacciati da forze oscure che modificano le nostre vite. Tutti soffriamo, tutti siamo impegnati in una lotta per il rispetto reciproco. Dobbiamo cominciare a riconoscere che il nostro dolore è uguale a quello degli altri, che la nostra battaglia è legittima quanto quella dei nostri nemici. Siamo frutto delle circostanze, liberi e prigionieri in tempi diversi.”
Leonard Cohen, da un’intervista di Giuseppe Videtti, inviato de la Repubblica a Londra.

In questa “Nevermind” ci vedo la resistenza silenziosa di tutti coloro che, solo in apparenza, sono stati abusati, sconfitti, sopraffatti, sterminati perchè inermi e/o incapaci della ferocia, della crudeltà, della barbarie dei propri carnefici… Cohen si riferisce senz’altro agli ebrei d’Europa ma vi comprende certamente tutti i “sommersi” della Storia…

La guerra è persa
Il trattato siglato
Non mi hanno preso
Ho passato il confineNon mi hanno preso
Ma molti ci hanno provato
Vivo tra di voi
Ben mimetizzatoHo dovuto lasciarmi
La vita alle spalle
Ho scavato fosse
Che non troverete mai

La storia si racconta
Con fatti e menzogne
Avevo un nome
Ma non importa

Non importa
Non importa
La guerra è persa
Il trattato siglato

C’è una verità che vive
E una verità che muore
Non so quale
Quindi non importa

[canto in arabo]

La vostra vittoria
E’ stata così totale
Che alcuni tra voi
Han pensato di tenere

Un segno delle
Nostre piccole vite
Gli abiti che indossammo
I cucchiai i coltelli

I giochi d’azzardo
Dei nostri soldati
Le pietre che intagliammo
Le canzoni che scrivemmo

La nostra legge di pace
Che sottintende
Il marito guida
La moglie comanda

E tutto questo
Espressioni della
Dolce Indifferenza
Che alcuni chiamano amore

L’Alta Indifferenza
Che alcuni chiamano destino
Ma i nostri Nomi
erano più intimi

Nomi così profondi
E Nomi così veri
Sono sangue per me
Sono polvere per te

Non c’è bisogno
che ciò sopravviva
C’è una verità che vive
E una verità che muore

Non importa
Non importa
Vivo la vita
Che mi sono lasciato alle spalle

C’è una verità che vive
E una verità che muore
Non so quale
Quindi non importa

[canto in arabo]

Non ho potuto uccidere
Come uccidi tu
Non ho potuto odiare
Ho provato, ho fallito

Mi hai tradito
O almeno ci hai provato
Stai dalla parte
di quelli che disprezzi

Questo era il tuo cuore
Questo sciame di mosche
Questa era un tempo la tua bocca
Questa scodella di menzogne

Li servi bene
Non mi stupisce
Sei uno di loro
Sei come loro

Non importa
Non importa
Ho dovuto lasciarmi
La vita alle spalle

La storia si racconta
Con fatti e menzogne
Voi possedete il mondo
Quindi non importa

Non importa
Non importa
Vivo la vita
Che mi sono lasciato alle spalle

La vivo in pieno
La vivo in largo
Tra strati di tempo
Che non potete separare

La mia donna è qui
I miei figli anche
Le loro tombe sono al riparo
da fantasmi come voi

In luoghi profondi
Con radici attorcigliate
Vivo la vita
Che mi sono lasciato alla spalle

[Strofa 1 ripetuta, con canto in arabo inframezzato]

La guerra è persa
Il trattato siglato
Non mi hanno preso
Ho passato il confine

Non mi hanno preso
Ma molti hanno provato
Vivo tra di voi
Ben mimetizzato

 Leonard Cohen

Fili e colori

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Per quanto la mia anima desideri rimanere nel silenzio, mi rimane comunque una forte sensazione di desiderare una presenza per colmare un vuoto, una nebbia a cui è difficile sottrarmi. Scrivo per allontanare i miei fantasmi; scrivo per non arrendermi. Leggo i pensieri di altri e mi soffermo ogni volta che vi leggo amore, sofferenza, piccole gioie, desiderio di vicinanza, speranza..eppure  ci sono giorni in cui non basta scrivere, leggere..ascoltare, giorni in cui  cerco giustificazioni al panico che incombe sul cuore; si cercano per non essere troppo vicini al nulla, per capire l’insensatezza del destino mai sazio di sorrisi, del suo farci precipitare fuori dal sogno, gettati via alla stregua d’un cencio consunto, come un ardore da coprire nella gelosia di luce….sono periodi in cui  trovo difficile trovare pace. Ed è proprio così che mi torna alla mente la mia cara nonna..mi viene in mente la sua poesia fatta di mani e preghiere..fatta di vita e sacrifici, fatta d’amore.

Spesso, la poesia si presenta come un impetuoso torrente che porta il peso della pietà, dell’orrore e del rimpianto. Le poesie che hanno la loro sede nel cuore sono troppo oneste per essere interpretate come un tentativo di giustificazione.
Possono essere un mezzo per esorcizzare, ma certamente sono un tributo d’amore.

Mia nonna lavorava  all’uncinetto faceva coperte e calze di lana per noi ; erano fatte principalmente di tutti gli scarti di lana che raccoglieva tutto l’anno. A settembre iniziava la lavorazione di almeno tre, quattro coperte, mantelline ognuna con diversi colori e caratteristiche. Erano gli unici regali che faceva per Natale. 

Lei era attenta ad ogni minuscolo difetto e contava e ricontava i punti delle maglie…inventava nuovi schemi e disegni mescolando fili e colori….canticchiando o pregando …  io osservavo le sue mani e ascoltavo le sue canzoni.

Dietro mia insistenza, mi raccontò delle coperte e dei suoi lavoretti: vedi, diceva “picciridda mia”, quando lavoro all’uncinetto , mi pare  di entrare nei pensieri di Dio….quando invento un punto e finisco una copertina mi sento felice..ed ogni punto mi scordo tutti i guai. 

Sono trascorsi diversi giorni da quando mi sono decisa a riprendere in mano l’uncinetto…per fortuna la mia nonnina è stata tanto paziente da insegnarmi …ho già fatto una copertina, un cappellino e mi appresto a finire un abitino per la festa…non ho bambini in casa al momento, ma conto di regalare questi miei lavoretti ad amici e parenti….ho mischiato colori, fili e fantasia…ho provato a canticchiare come lei…ed ad entrare nei pensieri di Dio… li guardo i miei lavoretti e penso che davvero creare, imparare è un ottima medicina per curare la tristezza: sorrido orgogliosa e mostro con fierezza i miei “capolavori”. a tutti, pensando che  in quel lavoro di mani paziente vi sono pensieri alti; ma, sopra ogni cosa, il senso dell’amore per tutto ciò che anima il mio  esserci nel mondo.
Grazie nonna!

Vedi cara

Vedi cara è difficile spiegare

è difficile parlare dei fantasmi di una mente.

Vedi cara tutto quel che posso dire

è che cambio un po’ ogni giorno e che sono differente.

Vedi cara certe volte sono in cielo

come un aquilone al vento che poi a terra ricadrà.

Vedi cara, è difficile spiegare

è difficile capire se non hai capito già.

Vedi cara certe crisi son soltanto segno

di qualcosa dentro che sta urlando per uscire.

Vedi cara certi giorni sono un anno

certe frasi sono un niente che non serve più sentire.

Vedi cara le stagioni ed i sorrisi

son denari che van spesi con dovuta proprietà.

Vedi cara è difficile spiegare

è difficile capire se non hai capito già.

Non capisci quando cerco in una sera

un mistero d’atmosfera

che è difficile afferrare.

Quando rido senza muovere il mio viso

quando piango senza un grido

quando invece vorrei urlare.

Quando sogno dietro a frasi di canzoni

dietro a libri e ad aquiloni

dietro a ciò che non sarà.

Vedi cara è difficile spiegare

è difficile capire se non hai capito già.

Non rimpiango tutto quello che mi hai dato

che son io che l’ho creato

e potrei rifarlo ora.

Anche se tutto il mio tempo con te non dimentico

perché questo tempo dura ancora.

Non cercare in un viso la ragione

in un nome la passione

che lontano ora mi fa.

Vedi cara è difficile spiegare

è difficile capire se non hai capito già.

Tu sei molto anche non sei abbastanza

e non vedi la distanza

che è fra i miei pensieri e i tuoi.

Tu sei tutto ma quel tutto è ancora poco

tu sei paga del tuo gioco

ed hai già quello che vuoi.

Io cerco ancora e così non spaventarti

quando senti allontanarmi

fugge il sogno io resto qua.

Sii contenta della parte che tu hai

ti dò quello che mi dai

chi ha la colpa non si sa.

Cerca dentro per capir quello che sento

per sentir che ciò che cerco

non è il nuovo. Libertà!

Vedi cara è difficile spiegare

è difficile capire se non hai capito già.

(Guccini)

E succede che  basta una canzone come questa e non hai  più bisogno di dire nullaperchè c’è sempre qualcosa che non puoi dire, qualcosa che scrivi soltanto al silenzio…lui non ha bisogno di alcuna spiegazione…

Come piuma leggera

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Contai gli anni del mio tempo  in fili

prima di farne matasse da sciogliere

per ricamare filigrane di luce

diedi un numero ad ogni tuo bacio

disponendolo in ordine primo e  assoluto

per riconoscerlo importante tra i tanti

come Luna

toccai ogni tuo lembo con un solo sguardo

svegliai la pioggia

tra i canneti del tuo sonno

piansi sulla tua pelle

tra i segni dove sono accadute molte cose

scivolando piano rimasi a lungo

tra le dune di voci che gridavano  Amore

e come piuma leggera

danzai sulla Tua Bellezza.

“Voi mi dispiacete soltanto quando tacete. Dovete essere sempre allegra. Voi siete nata sotto il segno dell’allegria.”      W. Shakespeare

C’è un Sorriso d’Amore,
e c’è un Sorriso d’Inganno,
e c’è un Sorriso dei Sorrisi
in cui questi due Sorrisi si incontrano.
E c’è uno Sguardo d’Odio,
e c’è uno Sguardo di Disprezzo,
e c’è uno Sguardo degli Sguardi,
che tentate di scordare invano;
perché si pianta nel profondo del Cuore,
e si pianta nel profondo della Schiena,
e nessun Sorriso che mai fu Sorriso,
ma un solo Sorriso soltanto,
che fra la Culla e la Tomba
si può Sorridere soltanto una volta;
ma, quando è Sorriso una volta, c’è una fine a tutta l’Angoscia.

(William Blake – Il sorriso)

Per vivere

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Non vagherò più,non strapazzerò le foglie per leggerne il dolore
non fiuterò le tracce del mio sangue per affogarci dentro il cuore
e non mi limiterò a saperla la bellezza
ne curerò il desiderio di incontrarla
per non spegnere l’incanto e lo stupore
perchè forse non sai che di questa mia fame di gioia
ne ho fatto pane
di questa arsura
ne ho fatto mare
danzando con poetico abbandono
leggera
offrirò il mio viso sporco d’argilla alla terra
vibrando ad ogni carezza che il vento vorrà offrirmi
così docile e fiera
così sola e affollata di voci ed aromi
così tumultuosa e serena
struggente e gioiosa
metà polvere metà cielo
nascerò ancora per ogni sorridente respiro