Il Conte al sommo della gloria fece a pezzi la sua vita
a pezzi la memoria
a pezzi i rubinetti
e il sole.
Anche il cavallo si mangiò
gridando “adesso so chi sono,
più tardi mi ci abituerò.”
Di quello che non ho fermato oggi mi pento
ma è tardi e non ho pianto
forse qualcosa muore dentro
forse perché non amo più
ho perso tutto questo tempo
e non vi abbraccerò mai più.
E tutto quello che so dire è che sovente il mio dolore
sa farmi divertire
la rabbia mi mantiene calmo
e abbasso questa libertà!
Un vecchio amico, un vecchio incontro
sarebbe già una novità.

Vorrei dirti sempre che t’amo
ma non quando è facile
oppure
le braccia conserte, si guarda quel muro davanti,
si ascolta il rumore.
Vorrei lo sapessi, non sono il migliore.
Ho un patto con gli anni,
cavalco,
ho paura.
Mi tengo da sempre una mano sul petto
dovesse mai smettere

ascolto

di battermi il cuore

“…E ricorda…piccola mia, ognuno paga i suoi conti, la Vita credimi non cancella  debiti a nessuno..!
Pagando s’intende, torna a farci credito della sua Bellezza!”

Eppure…sentire

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Dimmi, tu: se hai una verità dentro
una carezza soffiata al vento 
un dolore che non ti lascia

Avresti, tu: una sciarpa per l’inverno
un fiore senza nome
il resto di un centesimo

Donami, tu: un canto
un sorriso, una filastrocca
l’ago per cucire un bottone

Tu avrai da me ogni cosa
appena mi sorridi
e un nastro d’oro ci unirà.

 Per quanto possa sembrare paradossale, il tempo ci rifiuta a noi stessi; esso contiene le stigmate dei nostri percorsi e ci cattura; e ogni volta sembra sia per sempre. Il cantico che si eleva può solo stregare (e mai essere compreso) come l’udire di viaggiatori che han facoltà di ogni astuzia. 

Solo alcuni rimarranno prigionieri di un’età del cuore che non ri-conosce il tempo e i suoi inganni, come spesso accade ai bambini e agli adulti che danno la loro vita per coloro che non hanno voce.

Una volta mia figlia mi chiese: cos’è la verità?
Le risposi, non senza sentirmi in difficoltà:  ogni cosa che ti avvicina al cuore e senti di gioirne, è un passo verso la verità. Se mi dici che mi vuoi bene e senti gioia dentro di te, allora hai incontrato la verità.
Lei  allora annuì. Senz’altro dire, prese il suo orsacchiotto e disse: ti voglio bene, avvolgendolo con le sue braccia.

 Quelle parole  erano un segno, come se la scelta di un dire del cuore volesse abitare la verità e lasciare fluire l’amore, in un senso di benessere e serenità.

E noi, che tanto trascuriamo il senso dell’amore, nella reciprocità di donarci, restiamo nella nostra vanità e presunzione di saperci materia che governa gli elementi di ogni cielo, trascurando la memoria  che ciò che ci potrebbe far felici è spesso la semplicità di un piccolo gesto, come desiderare di avvolgere tra le braccia un altro per farlo sentire bene. Ed è forse il solo momento in cui la verità viene ad abitarci.

Qualsiasi cosa pensiamo di questo spazio virtuale, di ciò che qui scriviamo, talvolta, può accadere che un nastro dorato si avvolge al petto e ti fa sentire come se stessi per essere abbracciata.

Fa sentire bene. E questo bene, per quanto microscopico, accende di nuova luce la miriade di pixel che invadono gli occhi: è un piccolo bagliore, non più frammentato, ma riconoscibile come una mano amica, o un soffio caldo e leggero.

E se qualcuno/a ti fa un po’ male, si può anche pensare che è in cerca di una verità che fa bene, ma non lo ha imparato ancora a dire le cose buone che ha dentro.
Forse, a suo tempo, ha perduto il suo orsacchiotto.

Abbracci

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Adopero le parole come abbracci, morbida calda tenera e pura condivisione.

Per questo scrivo, per questo canto, è questo che adesso rende la mia anima un campo dove semino e raccolgo, disegno aurore fantastiche e scruto il mistero della notte intrecciando respiri di speranza, riempo le crepe e i solchi di piccoli semi, chicchi minuscoli rapiti e offerti da altri abbracci.

Ho labbra che arano il deserto..ho baci bagnati d’acqua e mani che stringono è il mio modo astratto di dire grazie, perchè cerco e trovo sempre ceste colme di gratitudine da voler restituire.

Abbracci e contorsioni del cuore a levigare i giorni, a attutire  i colpi delle assenze..ad accartocciarmi per stirare ancora i segni fino a renderli lisci e mi accorgo che è sublime l’attimo in cui il cielo sceglie di baciare la terra l’attimo esatto in cui si consuma l’abbraccio è vita che si unisce alla vita, puoi udirne le grida, puoi esplodere in un divenire fatto di vene e croci, di apnea che genera il respiro..di mare che rimbomba fino a placare e bastare ad ogni silenzio, ogni solitudine.

Abbracci a sciogliere ogni filo che si attorciglia sul cuore..nel riverbero di una luce morbida, luce bianca senza conati di incertezza e paura..abbraccio è così che ascolto il mio cuore condiviso spingo avanti il battito e respiro aria, senza rubare.