IO no, io no… io non è vero che aspetto!

eh no, eh no, eh no, eh no
io ne avrei terre da sognare
ne avrei di voci da seguire
io non è vero che aspetto
eh no, eh no, eh no, eh no
io ne avrei lettere da spedire
ne avrei parole da imparare
per non cantarle sola

eh no, io no, io no, io no
io ne avrei dette di parole
io non l’ho amato il mio dolore
io non è vero che aspetto
eh no, eh no, eh no, eh no
ne ho gridate di parole
io non l’ho amato il mio dolore
e adesso canto sola
come se fosse facile convincersi
a non ridere troppo di sé.

P.S: Io non aspetto una cosa, qualcuno qualsiasi…io aspetto soltanto Te! Sono una rosa piene di spine, Tu sai toccarmi senza farmi male! Mentre Ti aspetto sempre Ti cerco!

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Blu Mare

Le persone si inventano elaborate scuse, quando non hanno il coraggio di dirti una semplice verit--.
Sono arrivata in questo altro Mare con niente..soltanto notte nel cuore, con mani nodose come ceppi di vite…e capelli increspati di polvere antica, il Mare mi ha accolto tacendo con il suo mormorìo inspiegabile che canta strisciando su rocce prima di essere musica…qui il tempo perduto mi ha riacciuffato mentre il presente continuava a colpire ferendomi riportandomi indietro gioie dimenticate..ho pianto a dirotto fino a pulire gli occhi..e poi non ho resistito alla tentazione di inabissarmi, è straordinario, incredibile come i fondali di questo mare siano così Blu! Non azzurri, celesti, ma blu..come il fondo che non ho, blu come la seta della mia anima così perennemente inquieta ma morbida che al tatto si mescola con altre anime e danza tra le pieghe di altri cuori..blu, intenso, carico..fondali inesplorati, tesori nascosti svelati ad ogni perlustrazione..in questo Mare respiro, respiro l’aria che mi manca e inalo gocce di possibile speranza..perle e poesia, anche tutte quelle date in pasto ai porci nel vano tentativo di barattarli con un po’ di bell’amore..in questo Mare io sono così come mi vedi, non indosso nulla se non i graffi e questa dolce pelle, porto gli occhi che non sono più cambiati da quando ho imparato a riconoscermi in qualcosa,qualcuno o forse soltanto a vedermi per ciò che sono. Da questo Mare posso udire nenie della mia lontana terra, a  volte il vento mi regala i suoi profumi: gelsomino, zagara, cannella…e il sole il calore della mia nostalgia sempre accesa.

Ovunque andiamo le nostre radici ci seguono, attorcigliate strette tra ricordi e piccole malinconie, seguono i nostri passi e spesso ci precedono in una gioia lontana, scordata.

Amo ascoltare il Mare…ha sempre qualcosa da dirmi, sospira a volte e sembra sbuffare..ma so che in quel fiato io ci ritrovo il ritmo del tempo quando scappa senza potermi baciare, amo la salsedine delle sue acque hanno lo stesso sapore di tutte le lacrime che ho bevuto nel deserto dei miei giorni peggiori..amo il suo colore, il suo blu profondo..si mescola ai miei sguardi  quando osservo ma non so più in che direzione andare..amo, semplicemente amo ciò che ogni volta gli porto,quasi un’offerta..a sancire un patto di alleanza  in nome della pace…e soprattutto amo le sue carezze: onde sinuose che toccando  curano  da ogni inutile dolore.

 

 

 

Di ferite e perdono

C’è un perdono  del volere e un perdono del potere: si ha la volontà di perdonare ma non si può.Quando si può, allorchè la testa e il cuore finalmente finiscono per essere d’accordo, riaffiora il ricordo, cose dolorose che tornano a galla, che turbano e riattizzano le ostilità. E’ il perdono della memoria. Non è facile, richiede molto tempo e pazienza. Sì, ci vuole tempo, io ho avuto la fortuna di incontrare durante questo cammino che è la mia vita gente vera. Persone che mi hanno amato con l’impronta del mio passato, hanno avuto il coraggio di accettare la mia diversità, con i miei scatti d’umore ferito. Hanno ascoltato la mia sofferenza e continuato ad amarmi dopo le tempeste. Oggi ho la consapevolezza di avere ricevuto.

Il passato certi giorni si risveglia con un suono, una parola, un odore, un rumore, un gesto, un luogo intravisto…basta un niente perchè i ricordi riaffiorino, a volte mi sconvolgono, mi graffiano, mi rammentano che sono ancora sensibile,forse non sarò mai completamente in pace..soltanto qualche breve tregua ed allora comprendo che dovrò ripetere continuamente il perdono, il “settanta volte sette”.

Perdonare non significa dimenticare è accettare di vivere in pace con l’offesa, difficile quando la ferita ha attraversato tutto l’essere fino a marcare il corpo come un tatuaggio mortale. Per perdonare occorre ricordare, non nascondere la ferita, sotterrarla, ma al contrario metterla a nudo, sotto la luce, una ferita nascosta s’infetta e rilascia il suo veleno, occorre che sia curata, ascoltata, per poter diventare fonte di vita.

Sono testimone del fatto che non esiste ferita che non possa essere lentamente cicatrizzata con l’Amore.

Vicino ai miei affetti più cari e sacri , i miei figli la donna ferita è stata guarita. Quando mi chiamano mamma sento un brivido dolce corrermi lunga la schiena. Un’emozione bellissima, non voglio abituarmi ad essere chiamata mamma. E’ la più bella cosa del mondo.Mi tornano in mente tutte quelle madri che mi sono mancate. Sono riconoscente e affido alla Vita tutti i figli che non hanno nessuno a cui dire “mamma”.