Blu…

 

Siamo sempre bambini lassù…siamo sempre noi
(conosci qualcosa oltre l’anima bambina, capace di assomigliarti davvero?)
Blu..è il luogo dove l’inverno, il suo gelo e i suoi paesaggi desolati
restano fuori…
qui è sera d’estate..pennellate di Sole che scaldano il cuore
fino a “bruciare” distanze,attese e tempo” incastrato” tra mille cose non fatte e parole distorte
della loro autentica vericità…
Blu..il resto non serve, non conta per chi come me si tuffa in questo colore
abbracciando una Gioia rimasta intatta!
Blu..immagine del cuore!

Giusy

Sicilia mia!

Testo di Mokarta – Kunsertu

Bella figliola ca ti chiami Rosa

chi bellu nomu mamma a te t’ha misu

t’ha misu u nomu bellu di li rosi

lu megghiu ciuri di lu paradisu

bella figliola ca ti chiami Rosa

bella figliola ca ti chiami Rosa…

Passu di notti e ti salutu strada

cu ‘na vampa nto cori e vuci ardita

e nu salutu a mia finestra amata

cca dintra c’è na rosa culurita

rosa chi di li rosi ammuttunata

rosa a tinutu ‘n pedi la me vita

passu di notti e ti salutu strada…

iu sta canzuni la lassu stampata

cca dintra c’è na rosa culurita

ti pozzu offriri sulu ‘na cantata

sulu sta vuci mi detti la vita

pueti sunaturi e stampasanti

camparu sempri poveri e pizzenti

passu di notti e ti salutu strada…

e nesci rosa t’ha diri ‘na cosa

e nesci rosa t’ha diri ‘na cosa

e nesci rosa t’ha diri ‘na cosa ‘na cosa

e nesci nesci rosa!!!

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Traduzione di Mokarta

Bella figliola che ti chiami Rosa

Che bel nome tua madre ti ha messo

Ti ha messo il nome bello delle rose

Il più bel fiore del Paradiso

Bella figliola che ti chiami Rosa

Passo di notte e ti saluto strada

Con un fuoco nel cuore e una voce ardente

E un saluto alla finestra amata

Ché dentro c’è una rosa colorata

Rosa dalle rose circondata e protetta

Rosa hai tenuto in piedi la mia vita

Passo di notte e ti saluto strada

Io questa canzone la lascio scritta

Chè dentro c’è una rosa colorata

Posso offrirti solo una cantata

Solo questa voce mi ha dato la vita

Poeti suonatori e madonnari

Hanno sempre vissuto poveri e pezzenti

Passo di notte e ti saluto strada

Esci Rosa, devo dirti una cosa

e esci rosa devo dirti una cosa

e esci rosa devo dirti una cosa

e esci esci rosa!!!
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“Bella figliola ca ti chiami rosa, chi bellu nomi mammite t’ha misu”.

Affonda nelle storia della Sicilia dell’Evo Medio il nome di una delle canzoni siciliane contemporanee più belle e struggenti.

Nel 1072 i Normanni capeggiati da Ruggero d’Altavilla, diciannove anni prima di mettere in fuga, in quel di Scicli, l’emiro Belcane, sconfiggevano il condottiero arabo Mokarta, che in quelle terre si era stabilito costruendo un castello.

La località Mokarta fu elevata a Vescovado e divenne una delle città regie Normanne. Ospitò il primo parlamento regionale nel 1097.

I siciliani capirono, primi in Europa, l’inutilità della democrazia, e per questo, a Mokarta, inventarono il Parlamento, che oggi si chiama Assemblea regionale Siciliana.

Nei secoli il nome Mokarta ha cambiato area semantica, diventando luogo d’incontro e di partenza: nel mazarese esiste una piazza Mokarta, dove c’è un faro che è diventato richiamo dei viaggiatori d’oggi.

La canzone Mokarta

Nel 1989 la band band siciliana Kunsertu scrisse una canzone dal titolo Mokarta.

Il brano è stato scritto da Maurizio Mastroeni e Pippo Barrile (quest’ultimo la canta), è una notturna (il termine Siciliano per intendere la serenata) dedicata ad una donna di nome Rosa e di cui il testo si ispira a brani classici del repertorio tradizionale côlto della musica siciliana, quali ad esempio …E vui durmiti ancora! o al celebre passo Rosa fresca aulentissima di Cielo (o Ciullo) d’Alcamo dalla quale prende in prestito il nome per la fanciulla oggetto d’amore del poeta.

Bellissima l’immagine degli “stampasanti”, che al pari dei poeti, vivono poveri e pezzenti.

Abbiamo tradotto liberamente “stampasanti” col termine italiano “madonnari”.
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Kunsertu è stato un gruppo musicale siciliano attivo dalla fine degli anni ottanta al 1994.
Il gruppo nasce a Messina e raggiunge un notevole successo a livello nazionale già dal secondo album, “SHAMS”, pubblicato nel 1989 per la New Tone Records.

La loro musica miscela sapientemente le tradizioni provenienti da diversi angoli del mediterraneo, Sicilia e Maghreb, a cui si aggiungono influssi provenienti dall’Africa nera, dando vita ad un risultato originale ed esplosivo, soprattutto dal vivo.

Fondamentale l’apporto delle due voci leader, Pippo Barrile (messinese) e Faisal Taher (palestinese), non solo per le loro qualità timbriche e melodiche, ma anche per le possibilità di esplorazione musicale offerte dall’aver a disposizione una voce mediorientale e poterla intrecciare con una occidentale.

I testi e la musica scritti da Maurizio “Nello” Mastroeni e arrangiati dai Kunsertu, affrontano spesso tematiche legate all’attualità, dalle stragi nei campi profughi palestinesi al dramma dell’immigrazione, ma non disdegnano intermezzi leggeri e romantici (la loro “Mokarta” è ormai entrata tra i classici).

Dopo la pubblicazione del loro terzo lavoro (“Fannan”, 1994), il gruppo si è sciolto.

Dalle loro ceneri, nel 1996, sono nati i “Dounia”, nel 1999 gli Zongaje e nel 2005 Nemas (acronimo di Nello Mastroeni). Giacomo Farina entra invece nel gruppo degli Asteriskos, già presenti dal 2002.

N.B:  Quando ascolto musica della mia bella terra…mi sembra di viaggiare con il cuore in un altro mondo!

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E’ più cresco è più sento il bisogno di te…

Di te e del tuo pofumo di colonia da quattro soldi e l’odore di tabacco, di te e del tuo albero di mandorle piantato per me, e di tutti i tuoi uliveti di cui andavi fiero e i suoi frutti spremuti fuori dalla mia vita, con quel piccolo amore che hai sentito per me, in quello un po’ più grande, molto più grande che io ho provato per te e soprattutto quello enorme e disperato che è saltato fuori per dispetto nel momento in cui te ne sei andato. Da qualche parte sei ancora protagonista  assoluto di una scena bellissima di tenerezza struggente. Ho fotogrammi incisi nell’anima che valgono più di ogni tua mancanza…girano improvvisi e ti offrono ancora carezze.  Sei stato mio padre è questo, soltanto questo non si può cambiare.