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“Il dolore è passato. La vita l’ha trasformato in qualcos’altro; dopo averlo provato, dopo aver singhiozzato, lo si nasconde agli occhi del mondo, imbalsamato come una mummia da custodire nel padiglione funerario dei ricordi…il dolore un giorno si trasforma, la vanità e il risentimento si prosciugano al fuoco purgatoriale  della sofferenza, e rimane il ricordo, che può essere maneggiato, addomesticato, riposto da qualche parte”..

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Poesia è veggente attesa nella penombra, poesia è abisso che sa della penombra, è attesa sulla soglia, è comunione e insieme è solitudine, è promiscuità e paura della promiscuità, così casta come il sogno del gregge dormiente, è tuttavia paura dell’impudicizia: oh, poesia è attesa, non è ancora partenza, ma perenne concedo…

 

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“Oh, ma con i versi si fa ben poco, quando li si scrive troppo presto. Bisognerebbe aspettare e raccogliere senso e dolcezza per tutta una vita e meglio una lunga vita, e poi, proprio alla fine, forse si riuscirebbe a scrivere dieci righe che fossero buone.

Poiché i versi non sono, come crede la gente, sentimenti (che si hanno già presto), sono esperienze. Per un solo verso si devono vedere molte città, uomini e cose, si devono conoscere gli animali, si deve sentire come gli uccelli volano, e sapere i gesti con cui i fiori si schiudono al mattino.
Si deve poter ripensare a sentieri in regioni sconosciute, a incontri inaspettati e a separazioni che si videro venire da lungi, a giorni d’infanzia che sono ancora inesplicati, ai genitori che eravamo costretti a mortificare quando ci porgevano una gioia e non la capivamo (era una gioia per altri) a malattie dell’infanzia che cominciavano in modo così strano con tante trasformazioni così profonde e gravi, a giorni in camere silenziose, raccolte, e a mattine sul mare, al mare, a mari, a notti di viaggio che passavano alte rumoreggianti e volavano con tutte le stelle, e non basta ancora poter pensare a tutto ciò.
Si devono avere ricordi di molte notti d’amore, nessuna uguale all’altra, di grida di partorienti, e di lievi, bianche puerpere addormentate che si richiudono.
Ma anche presso i moribondi si deve essere stati, si deve essere rimasti presso i morti nella camera con la finestra aperta e i rumori che giungono a folate. E anche avere ricordi non basta.
Si deve poterli dimenticare, quando sono molti, e si deve avere la grande pazienza di aspettare che ritornino. Poiché i ricordi di per se stessi ancora non sono. Solo quando divengono in noi sangue, sguardo e gesto, senza nome e non più scindibili da noi, solo allora può darsi che in una rarissima ora sorga nel loro centro e ne esca la prima parola di un verso.”
Reiner Maria Rilke (tratto da i quaderni di Malte Laurids Brigge)

….

On a vu souvent
Rejaillir le feu
De l’ancien volcan
Qu’on croyait trop vieux
Il est paraît-il
Des terres brûlées
Donnant plus de blé
Qu’un meilleur avril
Et quand vient le soir
Pour qu’un ciel flamboie
Le rouge et le noir
Ne s’épousent-ils pas
Ne me quitte pas ..

Ne me quitte pas
Je ne veux plus pleurer
Je ne veux plus parler
Je me cacherai là
A te regarder
Danser et sourire
Et à t’écouter
Chanter et puis rire
Laisse-moi devenir
L’ombre de ton ombre
L’ombre de ta main
L’ombre de ton chien
Ne me quitte pas

Nè per soldi, nè per gloria!

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© Babintseva Maria

Sono una persona fortemente attaccata alla vita, ma possiedo in eguale misura il senso della solitudine e del dolore che la sovrasta,nonostante questo insieme spero con tutte le mie forze che al di là di tutto  potrebbe manifestarsi una giustizia, una bontà, una bellezza e una gioia delle cose;

Sono una ricercatrice folle e instancabile di ogni piccola rivelazione, a partire dal mio cuore, sondando fino allo spasimo ogni anelito, ogni traccia che mi conduca sempre a superare ed innalzare lo sguardo oltre la mia oscurità, alla ricerca continua di quell’esile scintilla che riaccenda l’amore e la devozione verso la mia e altrui esistenza;

La Poesia ha rappresentato questo nel mio vissuto, versi e versi letti e riletti che hanno avuto il potere di scoperchiarmi la carne fino al midollo nel continuo riproporsi di una tensione,una lacerazione, di una speranza e di una delusione, parole, soltanto parole che hanno avuto la forza di sconfiggere la mia crosta frammentaria e hanno inciso un segno, una traccia, una possibile via, lastricando con piccole tessere di luce, il mio sentire e i miei pensieri;

In questo modo mi sono innamorata della Poesia ed ho tentato a mia volta di scriverla, senza vincolarla, strutturarla, senza seguire metrica, stile, retorica e tutto ciò che fa di un testo un’opera letteraria denominata Poesia, lasciando semplicemente scorrere, ascoltando il flusso dell’ispirazione, “piccoli versi” che traducono una musica interiore che per Grazia o follia mi inseguono accompagnando i miei passi nella vita;

La mia dedizione alla Poesia è viscerale e il mio rispetto altissimo in virtù di ciò che rappresenta nel mio vissuto e per quella facoltà trascendentale di innalzare l’animo umano al soprasensibile, all’indicibile e grandiosa scoperta dell’Immenso che percepiamo in ogni minuscola, semplice cosa, per la Bellezza e l’armonia radicata nella coscienza che qualche volta emerge improvvisa e inaspettata che riconosciamo ma non riusciamo a descrivere, una meraviglia che ci ricorda un possibile senso, un motivo della nostra esistenzaPer questa ragione, la Poesia andrebbe dispensata, regalata, offerta e misurata là dove occorre, là dove continua a vivere, ad agire e a plasmare l’individuo fino al cuore della sua coscienza, destandola persino da se stessa , la Poesia che diventa mestiere, che lucra, che smercia emozioni è offensiva, perché non onora tutti quei Poeti che hanno scritto alimentati e immersi totalmente nel profondo del loro essere per incontrare l’altro, nella sua piccola o grande umanità, che hanno lasciato testimonianza viva del loro spirito e si sono fatti messaggeri della brama di bellezza che prima o poi tutti in qualche modo sperimentiamo.

Un discorso a parte ma compreso, riguardo tutti coloro che si sono fatti un nome da Poeta ed hanno fondato associazioni culturali, case editrici e riviste e vivono sfruttando la buona fede di quei giovani aspiranti scrittori, e chiedono fiori e fiori di quattrini per acconsentire a pubblicarli, promettendo loro fama e gloria e che si avvalgono di collaboratori che reclutano ingenui sognatori, che invitano a partecipare ai concorsi letterali, (decisi in partenza) e commerciano nei modi più disparati su questa cosa che hanno la presunzione di chiamare Poesia! Quindi a conclusione (scusate lo sfogo, ma lo sento doveroso) avvicinatevi alla Poesia,ma non per soldi e nemmeno per gloria, cercatela, scrivetela, manifestatela e infine donatela perché come diceva qualcuno la Poesia salverà il mondo! E noi nel nostro piccolo, ognuno con le proprie possibilità avremmo salvato Lei dagli artigli di quel mondo che la deturpa con la sua supponenza e la sua avidità!

 

Giusy Montalbano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A ‘Nica ca lupara

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“Davanti una croce di dolori da  annientare, dolori che sapevano di paura e l’unico modo di vincerli è stato sparare..ma chiudendo un occhio, bendandolo per prendere meglio la mira.. eh sì!  perchè certe cose le puoi guardare solo così..meglio piangere con uno solo che con tutte e due..lei vedeva troppe cose e questo le aveva arrecato un sacco di guai alla vista..glie l’avevano annebbiata, oscurata in certi momenti,  cose  così poco distanti  dal petto e dalla testa da scoperchiarle il cranio di indolenza, tristezza e disperazione, così vicino da calpestarle per sempre l’anima fino a farla ammutolire, niente ci aveva la ‘Nica, niente di niente, solo gli occhi per vederli e na’ lupara trovata nel fienile di tuo nonno.. scarica..ed allora ci pensò su, ci pensò tutta una notte e le venne in mente che forse l’unica cosa che aveva era un fiume di parole..tutte appallottolate e nascoste nelle tasche, parole come proiettili che potevano essere sparate solo e soltanto verso  quel marciume  di pensieri davanti..caricò la lupara, prese la mira  e Bang! Bang! Bang! una due tre volte…fino  a annientare per sempre quel paesaggio sconsolato di croce e abbandono..sapessi quante ne ha ammazzati a ‘Nica ..! Certe volte  la vita ci leva tutto..ci toglie pure l’aria per respirare,  e si piazza davanti con  la sua strada infinita di  dolore, un labirinto che ti fa perdere senza alcuna speranza, ma una cosa che ti rimane sempre ed è la mente, il cuore e la volontà   su quello nessuno può comandare..ed è per questa ragione che le parole, il coraggio e la forza diventano proiettili da sparare contro tutto ciò che ci vuole morti..e per morte e morte meglio la tua che la mia!  dicevano gli antichi”

Nonna Calì