Di voce e silenzio

Silenzio: condanna o tentazione di chi ha sprecato troppe parole, di chi si è stancata
di restare inascoltata per troppo lungo tempo, quante cose si potrebbero raccontare di lui,
quante e quante voci si possono udire tra pareti bianche dell’apatia che divora ogni sforzo
per riemergere dalla fossa di questo silenzio che ti sei scavata per proteggerti o forse
semplicemente per trovare il coraggio di affrontare la paura di saperti sola.
Eppure a volte e prima o poi accade che vedi in un giorno qualunque riemergere tutti i tuoi colori
tutte i tuoi sogni taciuti, tutte le tue speranze assopite e il silenzio diventa Voce e poi musica, canto
cuore e Poesia, bacio posato sul cuore  e una spinta improvvisa, sono ancora io, un balzo siderale
nel blu di ogni mio abisso di luce…sono ancora Silenzio ma distinguo chiaramente soltanto un unico
desiderio: quello di voler brillare attraversando tutti quei cuori che come me cercano quell’esile
lumicino capace di accendere la Vita con un solo  incerto e timido respiro!

G.M

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….

E sembri una foglia, una vela leggera
la barca più piccola in questa bufera
Sembri di sfoglia, di tela leggera
barca minuscola in questa bufera
E sembri di carta di paglia di cera
la fiamma più debole che resisteva…

Pacifico

….

On a vu souvent
Rejaillir le feu
De l’ancien volcan
Qu’on croyait trop vieux
Il est paraît-il
Des terres brûlées
Donnant plus de blé
Qu’un meilleur avril
Et quand vient le soir
Pour qu’un ciel flamboie
Le rouge et le noir
Ne s’épousent-ils pas
Ne me quitte pas ..

Ne me quitte pas
Je ne veux plus pleurer
Je ne veux plus parler
Je me cacherai là
A te regarder
Danser et sourire
Et à t’écouter
Chanter et puis rire
Laisse-moi devenir
L’ombre de ton ombre
L’ombre de ta main
L’ombre de ton chien
Ne me quitte pas

E sarà….

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E sarà quest’aria mite di primavera, sarà che tutto attorno sembra vestirsi di colori e bellezza…sarà che prima o poi ci si stanca di cullare semi di pensieri che non fioriscono mai, sarà che sono tremendamente inesorabilmente romantica…ma adoro stare nuda al Sole e gridare Luce! (Mi senti..Tu?)

Giusy

 

 

IO no, io no… io non è vero che aspetto!

eh no, eh no, eh no, eh no
io ne avrei terre da sognare
ne avrei di voci da seguire
io non è vero che aspetto
eh no, eh no, eh no, eh no
io ne avrei lettere da spedire
ne avrei parole da imparare
per non cantarle sola

eh no, io no, io no, io no
io ne avrei dette di parole
io non l’ho amato il mio dolore
io non è vero che aspetto
eh no, eh no, eh no, eh no
ne ho gridate di parole
io non l’ho amato il mio dolore
e adesso canto sola
come se fosse facile convincersi
a non ridere troppo di sé.

P.S: Io non aspetto una cosa, qualcuno qualsiasi…io aspetto soltanto Te! Sono una rosa piene di spine, Tu sai toccarmi senza farmi male! Mentre Ti aspetto sempre Ti cerco!

La giostra della memoria

“C’è un giorno poi
che non è tutto come vuoi
tra le persone che non possono restare più con noi
e sento già
crescere dentro un’ansietà
per non sapere immaginare il peso della realtà
ma non ci sono limiti
per parlare agli angeli
qualcuno ascolta …”

Di noi, del nostro tempo insieme e della nostra storia: una cassaforte colma di memoria, la tengo al sicuro, la tengo stretta, lì ti ritrovo

ogni volta che manchi:  come un tesoro di inestimabile valore, ogni tua carezza mi riposa sugli occhi!

….

Se vuoi conoscere i tuoi pensieri di ieri osserva il tuo corpo oggi
Se vuoi sapere come sarai domani osserva i tuoi pensieri di oggi

Ci penzi quannu abballaumu
E dintra allocchi tutte e dui ni vaddaumu.
Stu novu amicu tò nan sapi nenti… No sapi caia statu ju lu tò amanti.
Li turchi mi pigghiaru intra lu cori
A tradimentu marrubbaru lamuri
nzignatimi la via prima cà scura
ca di sti patti stannu darretu e mura.
Si no mi cuccu n terra o nda lu lettu
Ca di li vermi sugnu già mangiatu tuttu*.
Si no mi cuccu n terra o nda lu lettu…

Curri e na stanca u cavaddu i Monreali
U tempu sta finennu na n ci pinzari
macari aceddi sunu stanchi di cantari
su tempu…
mi laia passatu tra peni e turmenti
li peni di lu nfernu nan su nenti

(Franco Battiato, Ferro Battuto, 2001)

Se vuoi conoscere i tuoi pensieri di ieri osserva il tuo corpo oggi
Se vuoi sapere come sarai domani osserva i tuoi pensieri di oggi
Ricordi quando ballavamo
e dentro gli occhi tutti e due ci guardavamo.
Questo tuo nuovo amico non sa niente…non sa che sono stato io il tuo amante.
I turchi mi presero fin dentro il cuore
a tradimento mi rubarono l’amore
insegnatemi la via prima che faccia scuro
perché da queste parti si appostano dietro i muri.
Se no mi distendo per terra o nel letto
perché dai vermi sono già mangiato tutto
se no mi distendo per terra o nel letto…
Corre e non si stanca il cavallo di Monreale.
Il tempo sta finendo non ci pensare
anche gli uccelli sono stanchi di cantare
se il tempo…
Mi sono dibattuto tra pene e tormenti
le pene dell’inferno non sono niente.

Bellissime le frasi in sottofondo,credo in arabo,mi ricordano le grida nei mercati della “vucciria”!

Se una canzone potesse…

Le poche righe che stai per leggere raccontano la storia di Nahko Bear, uno dei tantissimi artisti “incompresi e sconosciuti”, ma che è anche un aiuto per tantissime persone.

Nahko Bear viene definito come colui che crea la musica come “Medicina per le persone”.

Il video che stai per vedere e ascoltare sarebbe proprio ciò che tutti i medici dovrebbero ordinare di fare ai propri pazienti… questa canzone è una vera e propria medicina per l’anima e se la melodia sarà in grado di entrarti dentro nel profondo, il video ti toglierà il fiato!

Le parole della canzone, intitolata Aloha ke Akua, in lingua hawaiana significano “il respiro della vita e dell’amore di Dio”. Gli hawaiani credono che questa lingua abbia un profondo potere legato ad essa.

Questa canzone, quindi, viene considerata dalle masse come una straordinaria forma di preghiera che nel mondo sta aiutando tantissime persone a riprendere in mano la propria vita, a ritrovare forza e coraggio.

Sicilia mia!

Testo di Mokarta – Kunsertu

Bella figliola ca ti chiami Rosa

chi bellu nomu mamma a te t’ha misu

t’ha misu u nomu bellu di li rosi

lu megghiu ciuri di lu paradisu

bella figliola ca ti chiami Rosa

bella figliola ca ti chiami Rosa…

Passu di notti e ti salutu strada

cu ‘na vampa nto cori e vuci ardita

e nu salutu a mia finestra amata

cca dintra c’è na rosa culurita

rosa chi di li rosi ammuttunata

rosa a tinutu ‘n pedi la me vita

passu di notti e ti salutu strada…

iu sta canzuni la lassu stampata

cca dintra c’è na rosa culurita

ti pozzu offriri sulu ‘na cantata

sulu sta vuci mi detti la vita

pueti sunaturi e stampasanti

camparu sempri poveri e pizzenti

passu di notti e ti salutu strada…

e nesci rosa t’ha diri ‘na cosa

e nesci rosa t’ha diri ‘na cosa

e nesci rosa t’ha diri ‘na cosa ‘na cosa

e nesci nesci rosa!!!

***************

Traduzione di Mokarta

Bella figliola che ti chiami Rosa

Che bel nome tua madre ti ha messo

Ti ha messo il nome bello delle rose

Il più bel fiore del Paradiso

Bella figliola che ti chiami Rosa

Passo di notte e ti saluto strada

Con un fuoco nel cuore e una voce ardente

E un saluto alla finestra amata

Ché dentro c’è una rosa colorata

Rosa dalle rose circondata e protetta

Rosa hai tenuto in piedi la mia vita

Passo di notte e ti saluto strada

Io questa canzone la lascio scritta

Chè dentro c’è una rosa colorata

Posso offrirti solo una cantata

Solo questa voce mi ha dato la vita

Poeti suonatori e madonnari

Hanno sempre vissuto poveri e pezzenti

Passo di notte e ti saluto strada

Esci Rosa, devo dirti una cosa

e esci rosa devo dirti una cosa

e esci rosa devo dirti una cosa

e esci esci rosa!!!
***************
“Bella figliola ca ti chiami rosa, chi bellu nomi mammite t’ha misu”.

Affonda nelle storia della Sicilia dell’Evo Medio il nome di una delle canzoni siciliane contemporanee più belle e struggenti.

Nel 1072 i Normanni capeggiati da Ruggero d’Altavilla, diciannove anni prima di mettere in fuga, in quel di Scicli, l’emiro Belcane, sconfiggevano il condottiero arabo Mokarta, che in quelle terre si era stabilito costruendo un castello.

La località Mokarta fu elevata a Vescovado e divenne una delle città regie Normanne. Ospitò il primo parlamento regionale nel 1097.

I siciliani capirono, primi in Europa, l’inutilità della democrazia, e per questo, a Mokarta, inventarono il Parlamento, che oggi si chiama Assemblea regionale Siciliana.

Nei secoli il nome Mokarta ha cambiato area semantica, diventando luogo d’incontro e di partenza: nel mazarese esiste una piazza Mokarta, dove c’è un faro che è diventato richiamo dei viaggiatori d’oggi.

La canzone Mokarta

Nel 1989 la band band siciliana Kunsertu scrisse una canzone dal titolo Mokarta.

Il brano è stato scritto da Maurizio Mastroeni e Pippo Barrile (quest’ultimo la canta), è una notturna (il termine Siciliano per intendere la serenata) dedicata ad una donna di nome Rosa e di cui il testo si ispira a brani classici del repertorio tradizionale côlto della musica siciliana, quali ad esempio …E vui durmiti ancora! o al celebre passo Rosa fresca aulentissima di Cielo (o Ciullo) d’Alcamo dalla quale prende in prestito il nome per la fanciulla oggetto d’amore del poeta.

Bellissima l’immagine degli “stampasanti”, che al pari dei poeti, vivono poveri e pezzenti.

Abbiamo tradotto liberamente “stampasanti” col termine italiano “madonnari”.
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Kunsertu è stato un gruppo musicale siciliano attivo dalla fine degli anni ottanta al 1994.
Il gruppo nasce a Messina e raggiunge un notevole successo a livello nazionale già dal secondo album, “SHAMS”, pubblicato nel 1989 per la New Tone Records.

La loro musica miscela sapientemente le tradizioni provenienti da diversi angoli del mediterraneo, Sicilia e Maghreb, a cui si aggiungono influssi provenienti dall’Africa nera, dando vita ad un risultato originale ed esplosivo, soprattutto dal vivo.

Fondamentale l’apporto delle due voci leader, Pippo Barrile (messinese) e Faisal Taher (palestinese), non solo per le loro qualità timbriche e melodiche, ma anche per le possibilità di esplorazione musicale offerte dall’aver a disposizione una voce mediorientale e poterla intrecciare con una occidentale.

I testi e la musica scritti da Maurizio “Nello” Mastroeni e arrangiati dai Kunsertu, affrontano spesso tematiche legate all’attualità, dalle stragi nei campi profughi palestinesi al dramma dell’immigrazione, ma non disdegnano intermezzi leggeri e romantici (la loro “Mokarta” è ormai entrata tra i classici).

Dopo la pubblicazione del loro terzo lavoro (“Fannan”, 1994), il gruppo si è sciolto.

Dalle loro ceneri, nel 1996, sono nati i “Dounia”, nel 1999 gli Zongaje e nel 2005 Nemas (acronimo di Nello Mastroeni). Giacomo Farina entra invece nel gruppo degli Asteriskos, già presenti dal 2002.

N.B:  Quando ascolto musica della mia bella terra…mi sembra di viaggiare con il cuore in un altro mondo!