Ho il cuore pieno

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Io ho l’abitudine di tacere quando ho troppe cose da dire e troppo di cuore.
(Guido Gozzano)

Ho il cuore pieno di Aurore e tramonti, luce bianca che disegna promesse e domani che si apprestano a venire e sfumature rosse-arancio  macchiate di sangue per il tempo che muore senza tenerezza;

Ho il cuore pieno degli occhi occhi di mia madre, verde selva come la profondità di un bosco da favola che racconta fiabe che avrei voluto sentire e le ginocchia piegate di mio padre che prostrato dalla solitudine si incunea tra costole e schiena..a cercare un posto illecito tra le mie braccia rimaste sospese in un abbraccio mancato;

Ho il cuore pieno, colmo di attese e partenze, soste senza fine con il biglietto in mano verso strade che conducono altrove e un treno che mai arriva, già passato, già andato …e piedi, scorticati e nudi su rocce di indifferenza che premono  su una bocca rosata, di possibile salvezza dal nulla che invade;

Ho il cuore stracarico di sillabe e parole, messe insieme alla rinfusa, allineate in ordine perfetto, sfilate dallo stomaco che brontola una voce incompresa, e musica portata dal vento che ha attraversato il deserto, poesie come petali di rose che durano la vita di sempre  con spine conficcate   tra i denti, tolte da un incanto imperfetto:

Ho il cuore gonfio di carezze e sorrisi e pioggia di lacrime senza fine per l’Amore come Mare di dolcezza e le ferite inferte dal fiato che non trova respiro, dal Bene che non trova casa, dai sassi lanciati  da un bacio mai dato:

Ho il cuore pieno…ci vivo io, ci vive ogni cosa che dilata e restringe..ci vive  ogni risposta e il battito di un’Armonia perfetta tra le trame indecifrabile di ogni istante che non ha posa.

Di ferite e perdono

C’è un perdono  del volere e un perdono del potere: si ha la volontà di perdonare ma non si può.Quando si può, allorchè la testa e il cuore finalmente finiscono per essere d’accordo, riaffiora il ricordo, cose dolorose che tornano a galla, che turbano e riattizzano le ostilità. E’ il perdono della memoria. Non è facile, richiede molto tempo e pazienza. Sì, ci vuole tempo, io ho avuto la fortuna di incontrare durante questo cammino che è la mia vita gente vera. Persone che mi hanno amato con l’impronta del mio passato, hanno avuto il coraggio di accettare la mia diversità, con i miei scatti d’umore ferito. Hanno ascoltato la mia sofferenza e continuato ad amarmi dopo le tempeste. Oggi ho la consapevolezza di avere ricevuto.

Il passato certi giorni si risveglia con un suono, una parola, un odore, un rumore, un gesto, un luogo intravisto…basta un niente perchè i ricordi riaffiorino, a volte mi sconvolgono, mi graffiano, mi rammentano che sono ancora sensibile,forse non sarò mai completamente in pace..soltanto qualche breve tregua ed allora comprendo che dovrò ripetere continuamente il perdono, il “settanta volte sette”.

Perdonare non significa dimenticare è accettare di vivere in pace con l’offesa, difficile quando la ferita ha attraversato tutto l’essere fino a marcare il corpo come un tatuaggio mortale. Per perdonare occorre ricordare, non nascondere la ferita, sotterrarla, ma al contrario metterla a nudo, sotto la luce, una ferita nascosta s’infetta e rilascia il suo veleno, occorre che sia curata, ascoltata, per poter diventare fonte di vita.

Sono testimone del fatto che non esiste ferita che non possa essere lentamente cicatrizzata con l’Amore.

Vicino ai miei affetti più cari e sacri , i miei figli la donna ferita è stata guarita. Quando mi chiamano mamma sento un brivido dolce corrermi lunga la schiena. Un’emozione bellissima, non voglio abituarmi ad essere chiamata mamma. E’ la più bella cosa del mondo.Mi tornano in mente tutte quelle madri che mi sono mancate. Sono riconoscente e affido alla Vita tutti i figli che non hanno nessuno a cui dire “mamma”.