Di parole al Cuore

1916871_767146050084656_8726791814115628298_n

“Arriverà il giorno che tanto aspetti: ti si aprirà il petto e il cuore esploderà lanciandosi senza ritegno verso qualcosa o qualcuno, è inevitabile e lo sai…questa è la sorte di chi come te  l’ha scucito con infinita pazienza e dedizione dai mille punti e fili della morte! Sei donna di Poesia a quelle cara, l’Anima concede ogni tanto una tregua…un piccolo riposo, un sonno apparente, puoi chiamarlo cosi se vuoi”.

Mi fido e non temo.

 

 

 

 

Annunci

Di voce e silenzio

Silenzio: condanna o tentazione di chi ha sprecato troppe parole, di chi si è stancata
di restare inascoltata per troppo lungo tempo, quante cose si potrebbero raccontare di lui,
quante e quante voci si possono udire tra pareti bianche dell’apatia che divora ogni sforzo
per riemergere dalla fossa di questo silenzio che ti sei scavata per proteggerti o forse
semplicemente per trovare il coraggio di affrontare la paura di saperti sola.
Eppure a volte e prima o poi accade che vedi in un giorno qualunque riemergere tutti i tuoi colori
tutte i tuoi sogni taciuti, tutte le tue speranze assopite e il silenzio diventa Voce e poi musica, canto
cuore e Poesia, bacio posato sul cuore  e una spinta improvvisa, sono ancora io, un balzo siderale
nel blu di ogni mio abisso di luce…sono ancora Silenzio ma distinguo chiaramente soltanto un unico
desiderio: quello di voler brillare attraversando tutti quei cuori che come me cercano quell’esile
lumicino capace di accendere la Vita con un solo  incerto e timido respiro!

G.M

Paure perdute

uomo_polvere

Tra i timori con i quali ci imbattiamo durante la vita credo ve ne sia uno che sovrasta per potenza tutti gli altri, capace di immobilizzarti il cuore per sempre, ed è quello di non essere riconosciuti, di non essere amati.

Per troppo tempo mi sono scontrata con questa paura, ed ogni volta sconfitta e delusa mi sono ripiegata nel dolore più atroce che una persona e una figlia in particolare può provare, la sofferenza di non essere voluti, proprio da chi ha deciso che tu venissi al mondo, l’atrocità della negazione, la ferocia di non essere abbastanza importanti, e l’amarezza di non contare nulla o a sufficienza per essere amata.

L’ho affrontato questo sgomento, l’ho preso di petto, l’ho guardato e consapevolizzato costringendo e sfidando il terrore di uscirne finita per sempre, e al contempo ho cominciato a cercare dentro me chi ero, la mia identità frastagliata, fatta a pezzi dai dubbi e da mille incertezze, mi sono ricostruita pezzo per pezzo ed ora so di essere intera, anche se resto fragile, perché già rotta e riparata, da ogni crepa del mio cuore, ogni tanto esce un piccolo residuo di mastice che mi è servito per ricompormi ed allora comprendo che devo usare il fiato dell’amore e della compassione per risaldarmi, per continuare a vivere e sperare come la mia anima grida e sempre continua a ricordarmi.

Giusy Montalbano

y1pqnfkrr9cxlavismkavzw0exay0b3kdp-0lg2ytcft0bsdyxe258hmnopfq0i5a6riueu9ouogw5zlas7-kfqmw

 

“Oh, ma con i versi si fa ben poco, quando li si scrive troppo presto. Bisognerebbe aspettare e raccogliere senso e dolcezza per tutta una vita e meglio una lunga vita, e poi, proprio alla fine, forse si riuscirebbe a scrivere dieci righe che fossero buone.

Poiché i versi non sono, come crede la gente, sentimenti (che si hanno già presto), sono esperienze. Per un solo verso si devono vedere molte città, uomini e cose, si devono conoscere gli animali, si deve sentire come gli uccelli volano, e sapere i gesti con cui i fiori si schiudono al mattino.
Si deve poter ripensare a sentieri in regioni sconosciute, a incontri inaspettati e a separazioni che si videro venire da lungi, a giorni d’infanzia che sono ancora inesplicati, ai genitori che eravamo costretti a mortificare quando ci porgevano una gioia e non la capivamo (era una gioia per altri) a malattie dell’infanzia che cominciavano in modo così strano con tante trasformazioni così profonde e gravi, a giorni in camere silenziose, raccolte, e a mattine sul mare, al mare, a mari, a notti di viaggio che passavano alte rumoreggianti e volavano con tutte le stelle, e non basta ancora poter pensare a tutto ciò.
Si devono avere ricordi di molte notti d’amore, nessuna uguale all’altra, di grida di partorienti, e di lievi, bianche puerpere addormentate che si richiudono.
Ma anche presso i moribondi si deve essere stati, si deve essere rimasti presso i morti nella camera con la finestra aperta e i rumori che giungono a folate. E anche avere ricordi non basta.
Si deve poterli dimenticare, quando sono molti, e si deve avere la grande pazienza di aspettare che ritornino. Poiché i ricordi di per se stessi ancora non sono. Solo quando divengono in noi sangue, sguardo e gesto, senza nome e non più scindibili da noi, solo allora può darsi che in una rarissima ora sorga nel loro centro e ne esca la prima parola di un verso.”
Reiner Maria Rilke (tratto da i quaderni di Malte Laurids Brigge)

6cb65b9ed47d6872b97b5c343ca5dd1a

Nata sotto una stella arrabbiata e respirata dal campo, fui quell’erba fragile che radica tra il sale del molo e l’umido sartiame.
Quella che conosce dei gabbiani il pianto e muore sposa dell’onda al primo abbraccio.
Ma per te, amore, e per la memoria d’amaro che ancora morde le radici nude, ho scelto d’essere seme di rivolta.
Quell’erba che crepa i marciapiedi…

 

Ho scelto d’essere frantumatrice di paradigmi.
Scavalcatrice di barriere, attraversatrice di confini.
Li ho dentro, confini e frontiere – meticcia da diecimila anni! – e vado, nomade e poeta, avanti e indietro tanto che non ne rimane uno intatto: cancellati come fossero segnati sulla sabbia, ed i miei fossero su di essi passi di danza.

 

Sicuramente, assai poco di ciò “che sta bene”, sta bene a me.
Da niente di ciò “che si usa” mi lascio usare senza rivoltarmi.
Per questo, spesse volte pago – è vero – ma pago con un sorriso del quale molti darebbero chissà cosa per avere il segreto…
E’ un sorriso che mi fu regalato tempo fa…. quando…

 

Giovane ginnasiale, avevo la bisaccia ancora vuota, ma ferrea la volontà di riempirla non foss’altro che di sogni.
Una sera la solitudine mi tagliava e mi apriva.
Dal mio petto mieteva il coraggio, con il suo afono filo di falce ottusa e mi stremava.
Allora Eschilo, dai miei libri di greco, sussurrò: “Il sapere ha potenza sul dolore”.
Ed io, annuendo, gli sorrisi…

Sa Cantadora

 

 

I nostri piccoli eventi privati attendono sempre un testimone, qualcuno che sa e che tramanderà agli altri. È faticoso muoversi nell’ombra, è come spiare senza essere visti. La clandestinità e il segreto esigono una memoria infallibile. Ma spesso le motivazioni di un segreto non nascondono nulla di riprovevole e il segreto è semplicemente la nostra melodia, quella che ci incanta e che ci fa stupefatti testimoni della vita altrui. Non avrei mai iniziato a scrivere senza un segreto. Raccontare è semplicemente questo: è un patto, un incantesimo. Il filo invisibile che ci lega al ricordo, al fatto che gli eventi e le persone ritornino come ombre. Il giorno in cui lasceremo l’incantesimo e avremo finalmente voglia di raccontare la verità, quel giorno noi stessi saremo già soltanto un ricordo, o un’ombra.
(Sotto Falso Nome)

Attesa

12705335_1068272733236233_6702207806628915129_n

Accampata silente

nella vena di una parola

tra le ciglia

a pettinare ombre sui sorrisi perduti

Ci sei sempre stata!

palpando solitudine tra le mie costole e i miei seni

nella geometria scomposta dei miei respiri

e conosci le mie mani radici

aggrappate ai miei sogni impossibili

sai dello storno di migrazioni fantastiche

il canto del passero della tenerezza

e del falco audace quando muore

Ci sei sempre stata:

presenza come la Vita con le sue ali vaste

che stringe il pensiero di odorare il fiore della Bellezza

gustando il fico nero nella bocca acerba dell’estate

e il suo lungo salto verso l’Amore.

 

Giusy Montalbano

 

Se è tua volontà
Che una voce sia sincera
Da questa collina accidentata
Io canterò per te
Da questa collina accidentata
Risuoneranno tutte le tue lodi
Se è tua volontà
Lasciare che io canti
Da questa collina accidentata
Risuoneranno tutte le tue lodi
Se è tua volontà
Lasciare che io canti

Leonard Cohen

Forse l’Amore è accettare la volontà dell’Altro senza fatica…forse l’Amore è lasciare Liberi di scegliere….forse l’Amore è davvero qualcosa di troppo Grande per le nostre anime impastate con la polvere di questa terra…forse l’Amore sei soltanto Tu!  e Leonard stasera  mi scalda le ossa, con la sua voce rauca e graffiante…riesce a farmi tremare dentro come pochi ben pochi ormai sanno farlo( forse è “peccato”, perdona Signore, ma non so nasconderlo!)

  • Giusy