Non si è forti se si riescono ad alzare chissà quanti e quali pesi, ma forse si diventa forti, forti davvero quando si riescono a portare i propri senza scomporsi il cuore, senza l’anima sparpagliata in mille posti e in mille pezzi, quando la si tiene insieme in un abbraccio stretto fino a quando non passa, quando non gli si concede di tergiversare, di scappare e di cambiare discorso.Quando gli si ricuciono addosso la pelle e le ossa, i muscoli e tutti i vasi sanguigni, quando non è più un burattino e ora si alza ed è anche un corpo, un andare insieme, sempre, vada come vada l’anima non si lascia e neanche si vende.Essere forti non credo sia correre più veloce degli altri, arrivare primi e alzare la coppa, quanto, credo, riuscire a tornare indietro, sui propri passi a guardare se nella corsa ci siamo dimenticati di qualcuno, qualcosa, a volte di noi.Fare passare avanti tutti perché il tuo premio, quello vero che conta e vale è essere riuscito a fermarti, ripensarti e ripensare al cammino.A chi c’era, chi c’è, a chi non c’è stato mai e a te che comunque non puoi lasciarti e neanche dimenticarti.Chi urla più degli altri, chi alza la voce per farsi solo sentire, per me non è forte, forte è chi nel silenzio delle sue stanze, delle sue bocche, sa che non è con la paura che si ottiene ciò che si vuole, ma neanche con la dolcezza:quello che si vuole, a volte arriva perché sì e altre non arriva perché no.Tutto qui.E puoi urlare, picchiare e scalciare, niente di ciò che l’ altro non vuole darti, ti verrà dato.Forti non è essere tutti d’un pezzo, senza lacrime e cedimenti, ma, penso, forti si è quando si va in mille pezzi e si sta lì a cercarli ad uno ad uno, poi ricomporre il puzzle e ricominciare.Non si è forti a mostrare quanto forti siamo, ma quanto feriti siamo, non a non avere paura, quanto ad averne tante e addomesticarle, almeno un po’.Forti, forse li si diventa quando si accetta che forti, forti e grandi e senza crepe non li saremo mai e così fili d’erba e lenzuoli, continuare.

La Raccontadina…

Abbracci

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Adopero le parole come abbracci, morbida calda tenera e pura condivisione.

Per questo scrivo, per questo canto, è questo che adesso rende la mia anima un campo dove semino e raccolgo, disegno aurore fantastiche e scruto il mistero della notte intrecciando respiri di speranza, riempo le crepe e i solchi di piccoli semi, chicchi minuscoli rapiti e offerti da altri abbracci.

Ho labbra che arano il deserto..ho baci bagnati d’acqua e mani che stringono è il mio modo astratto di dire grazie, perchè cerco e trovo sempre ceste colme di gratitudine da voler restituire.

Abbracci e contorsioni del cuore a levigare i giorni, a attuire i colpi delle assenze..ad accartocciarmi per stirare ancora i segni fino a renderli lisci e mi accorgo che è sublime l’attimo in cui il cielo sceglie di baciare la terra l’attimo esatto in cui si consuma l’abbraccio è vita che si unisce alla vita, puoi udirne le grida, puoi esplodere in un divenire fatto di vene e croci, di apnea che genera il respiro..di mare che rimbomba fino a placare e bastare ad ogni silenzio ogni solitudine.

Abbracci a sciogliere ogni filo che si attorciglia sul cuore..nel riverbero di una luce morbida,luce bianca senza conati di incertezza e paura..abbraccio è così che ascolto il mio cuore condiviso spingo avanti il battito e respiro aria, senza rubare.

G.M