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«Respirava come una nuotatrice e sorrideva allo stesso tempo, poi navigava sempre più veloce, andava ad arenarsi su una spiaggia e umida, la bocca aperta, ancora sorridente, come se a forza di grotte e di acque profonde, l’acqua fosse diventata il suo elemento e la terra il luogo arido in cui lei, come un pesce grondante, soffocava felicemente.»

Albert Camus Carnet, pensando a Mi

 

I nostri piccoli eventi privati attendono sempre un testimone, qualcuno che sa e che tramanderà agli altri. È faticoso muoversi nell’ombra, è come spiare senza essere visti. La clandestinità e il segreto esigono una memoria infallibile. Ma spesso le motivazioni di un segreto non nascondono nulla di riprovevole e il segreto è semplicemente la nostra melodia, quella che ci incanta e che ci fa stupefatti testimoni della vita altrui. Non avrei mai iniziato a scrivere senza un segreto. Raccontare è semplicemente questo: è un patto, un incantesimo. Il filo invisibile che ci lega al ricordo, al fatto che gli eventi e le persone ritornino come ombre. Il giorno in cui lasceremo l’incantesimo e avremo finalmente voglia di raccontare la verità, quel giorno noi stessi saremo già soltanto un ricordo, o un’ombra.
(Sotto Falso Nome)

Attesa

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Accampata silente

nella vena di una parola

tra le ciglia

a pettinare ombre sui sorrisi perduti

Ci sei sempre stata!

palpando solitudine tra le mie costole e i miei seni

nella geometria scomposta dei miei respiri

e conosci le mie mani radici

aggrappate ai miei sogni impossibili

sai dello storno di migrazioni fantastiche

il canto del passero della tenerezza

e del falco audace quando muore

Ci sei sempre stata:

presenza come la Vita con le sue ali vaste

che stringe il pensiero di odorare il fiore della Bellezza

gustando il fico nero nella bocca acerba dell’estate

e il suo lungo salto verso l’Amore.

 

Giusy Montalbano

 

Chi…

Mai una rosa,
pescecani che non mollano mai la presa.
Gente astuta,
con la linea della vita già incriminata.
Voce roca,
vista acuta e quell’odore che non invita,
nel bisogno,
sai che ne approfitteranno,
loro sanno ciò che fanno.
Stanno uccidendo le favole,
stanno sparando alle nuvole,
l’odio però, non può farci desistere,
punta il dito fuori nome e cognome,
la verità.
Chi sarà mai, che ci fruga nell’anima,
chi si insinua cosi,
chi dirige la musica,
mentre sei li e non sai come difenderti…
Disarmante quel tuo sguardo pulito. Credimi!
Mani armate,
che di fronte all’innocenza non vi fermate.
Toccate il fondo,
con pensieri che non sono di questo mondo.
Chi rimane
Con questi segni, non può certo dimenticare,
e chi cede,
non farà mai più ritorno,
ha già un piede nell’inferno.
Se quelle storie ci unissero,
se quegli orrori bastassero,
se non ci fosse più,
chi ha tanta voglia di uccidere.
Se tu mi lasciassi ancora entrare,
in quei segreti tuoi…
Forse potrei immaginarmi altre favole,
potrei riordinare le nuvole.
Se solo ritroverai,
il coraggio di vivere.
Se in quella rabbia che ti porti dentro,
c’è il desiderio di tornare su,
se in quel sorriso mescolato al pianto,
ci fossi ancora tu…
Puoi tradirti,
Per l’estrema disponibilità nel darti.
Puoi pentirti
se non ti risparmi e non terrai gli occhi aperti.
Criminali,
poca strada, brutte storie, destini uguali.
Non voltarti.
Corri verso quella luce,
se avrai fede, quella pace verrà

Renato Zero

 


 

Il Viaggio…

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Navigai verso Te

sul filo della voce del Mare che in Te finiva.

Venni per sentire il Tuo profumo

e Tu mescolasti il Tuo sguardo con il respiro:

come ricompensa per tutta questa strada percorsa!

Ti indicai il polverio delle carovane,

la foglia dell’oblio che cade dalle mie mani

il mattino dei fiumi, nel sole dei marmi gelati

il riflesso delle deviazioni e i deserti infiniti del silenzio

senza di Te

sono una porta all’esterno, uno sguardo sul limite

una voce nel deserto

attraversai  l’acqua,

fuggii dall’ombra,

andai,

infransi il mio orgoglio sulla vetta del nido delle aquile

ed ecco che,

nell’inchino dell’umiltà,

io sono al Tuo cospetto.

Come una melagrana spaccata a metà ,

chicchi di secoli di  segreti

Da te fino al tuo culmine, la mia vita si estende.

Da me fino a me, Tu ti estendi!

c’era il vuoto e una brezza.

C’era il buio e una stella.

c’era il suono della pioggia

sulla palpebra madida dell’amore

C’era l’esistenza, e un sussurro.

C’erano le labbra ed una preghiera.

lo strappo della carta della bellezza,

il riempire e svuotare la ciotola dell’esilio

con le mani del vento.

C’ero l’Io e un Tu: la preghiera, è una nicchia

odora di canzone perduta,

come la ninna nanna oscillante sul volto di mia madre.

e questa notte mentre ti aspetto

E’ tutto così fluido, intatto, vasto!

Lo specchio di Mare che mi hai dato!

….

Adoro questa canzone, la trovo dolcissima! Mi riporta indietro nel tempo, mi trascina nel vortice della mente e nel cuore della memoria dove serbo con cura le gioie più belle della mia vita, già la memoria, guai a perderla, guai a dimenticare!

La perdita di tutti quei ricordi che ci hanno segnato in qualche modo nell’amore, nell’amicizia, nella solidarietà , nella sincerità e ci hanno “marchiato” con il fuoco del bene, smarrire questo tipo di memoria equivale a rovinare e compromettere tutti i nostri legami di vita e con la vita.

Tutto diviene a breve termine, deperisce inesorabilmente la pazienza del tempo che modella l’anima.

Giustizia, verità e bellezza e con loro tutte le grandi azioni hanno bisogno del tempo, della stabilità, della  durata, della memoria.

Memoria morale, così la chiamava il teologo Bonhoffer, considerandola etica.

Io voglio tenere a mente…!