Ci metti una vita intera…

Ce metti una vita intera per piacerti, e poi, arrivi alla fine e te rendi conto che te piaci. Che te piaci perchè sei tu, e perché per piacerti c’hai messo na vita intera: la tua. Ce metti una vita intera per accorgerti che a chi dovevi piacè, sei piaciuta… e a chi no, mejo così.

  • Anna Magnani –

Accettarsi, già , così come si è, nel bene e nel male, è questo probabilmente il primo passo per capire se stessi ed di conseguenza gli altri .Il processo di accettazione è lungo e travagliato, qualche volta non basta una vita intera.

Piacersi poi altrettanto.

Ho faticato tanto per trovarmi, per dare un nome e un senso ai miei timori, alle aspettative ,alle mie convinzioni e a tutti i miei ribrezzi.

Come giustificare le mie chiusure di fronte a certi atteggiamenti ? I nostri rapporti interpersonali sono costuiti essenzialmente da decodificazioni continue, a me è bastato un semplice gesto, uno sguardo che sfugge, uno sbattere di ciglia fuori tempo, una posizione del corpo stravagante nel contesto di un discorso o il tono della voce stridente tra il ritmo delle parole per sentirmi compresa o considerata, per rivoltare un giudizio o un opinione .

Ho “le antennine” come dice chi mi conosce, capto i segnali nascosti, vedo oltre le maschere e prima di sapere cosa hai da dire di te, io percepisco da un’ occhiata la vita che ti porti dentro,un dono? Può darsi,so che non mi è servito a molto fin’ora se non a dire ” ecco, lo sapevo” o a provare dolore, intenso, forte, alla vista di ferite sanguinanti e colpe imperdonabili, sdegno fortissimo per un’ingiustizia, ma anche tenerezza, commozione e bellezza davanti a persone meravigliose, vorrei evitare però di essere fraintesa e non voglio essere considerata una specie di veggente, assolutamente, il mondo è pieno di gente come me, soltanto persone più sensibili della norma.

Questa è una parte di me che ho dovuto accettare ad esempio e mi è piaciuta proprio quando ho compreso che grazie a questa mia caratteristica sono stata una roccia per le persone che si sono appoggiate a me in preda alla paura, quando si sono sentite confuse e perdute e proprio grazie a questa mia pecularietà non si sono sentite sole, ma amate e capite perchè hanno dato per scontato che sapevo il loro dolore, fiduciose che con il mio personalissimo “ripetitore” avrei trovato una strada.

Ho compreso che se qualcuno mi considera salvifica, vuol dire che sono salvezza

se mi chiama roccia io so di poter essere tale

se si affida io mi fido

e potrei andare avanti lungamente avanti nella lista perchè siamo ciò che diamo.

L’amore e il dolore che provochiamo, noi siamo ciò che siamo riusciti a far uscire da dentro verso l’altro, non a trattenere.

Ho un sacco di cose di me che tollero appena ma anche questi aspetti mi piacciono, mi sospingono verso il loro esatto contario, sono l’impulso a diventare meglio, il terreno dove seminare le buone intenzioni che spesso miseramente falliscono, ma non amo molto dove non ho spazio per sfidare me stessa a crescere e imparare e dunque ne deriva un placido consenso.

Non sopporto di essere testarda, spigolosa se qualcosa non mi aggrada, rompiscatole , di non riuscire a conformarmi abbastanza a realtà che nessuno mette in discussione, di annoiarmi facilmente, di avere sempre un obiettivo da raggiungere e non stare mai ferma, di detestare chi invade i miei spazi, le mie manie che con gli anni si trasformano in abitudini intoccabili e ancora e ancora tant’altro.

Piacersi è un traguardo, io cerco sempre di ricordare tutte le volte che ci sono riuscita, soprattutto in quei giorni che emerge qualche aspetto di me sconosciuto o al quale non avevo mai fatto caso.

Oggi ad esempio mi sono scoperta “acida” di fronte a un evento e solitamente sono amabile, delicata e dolce, sempre attenta a non ferire, rispettosa più degli altri che della mia persona, ma poi ho sorriso e mi sono perdonata…se vedi cattiveria un atteggiamento stizzoso può essere lecito, lo ammetto tutto posso farmi piacere ma con le persone cattive nel profondo e gli arroganti mi sale pietà ma solo dopo la nausea.

Giusy Montalbano

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