Di sole e colori (Fili e colori)

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Un cappellino…il Sole che vorrei, una bimba che ignara indosserà questo intreccio di fili…senza sapere che ad ogni punto è inciampata la mia tristezza per  sorridere  sempre, per sorridere ancora!

(mi sono sbizzarrita e ne ho fatti di tanti colori…!)

Fili e colori

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Per quanto la mia anima desideri rimanere nel silenzio, mi rimane comunque una forte sensazione di desiderare una presenza per colmare un vuoto, una nebbia a cui è difficile sottrarmi. Scrivo per allontanare i miei fantasmi; scrivo per non arrendermi. Leggo i pensieri di altri e mi soffermo ogni volta che vi leggo amore, sofferenza, piccole gioie, desiderio di vicinanza, speranza..eppure  ci sono giorni in cui non basta scrivere, leggere..ascoltare, giorni in cui  cerco giustificazioni al panico che incombe sul cuore; si cercano per non essere troppo vicini al nulla, per capire l’insensatezza del destino mai sazio di sorrisi, del suo farci precipitare fuori dal sogno, gettati via alla stregua d’un cencio consunto, come un ardore da coprire nella gelosia di luce….sono periodi in cui  trovo difficile trovare pace. Ed è proprio così che mi torna alla mente la mia cara nonna..mi viene in mente la sua poesia fatta di mani e preghiere..fatta di vita e sacrifici, fatta d’amore.

Spesso, la poesia si presenta come un impetuoso torrente che porta il peso della pietà, dell’orrore e del rimpianto. Le poesie che hanno la loro sede nel cuore sono troppo oneste per essere interpretate come un tentativo di giustificazione.
Possono essere un mezzo per esorcizzare, ma certamente sono un tributo d’amore.

Mia nonna lavorava  all’uncinetto faceva coperte e calze di lana per noi ; erano fatte principalmente di tutti gli scarti di lana che raccoglieva tutto l’anno. A settembre iniziava la lavorazione di almeno tre, quattro coperte, mantelline ognuna con diversi colori e caratteristiche. Erano gli unici regali che faceva per Natale. 

Lei era attenta ad ogni minuscolo difetto e contava e ricontava i punti delle maglie…inventava nuovi schemi e disegni mescolando fili e colori….canticchiando o pregando …  io osservavo le sue mani e ascoltavo le sue canzoni.

Dietro mia insistenza, mi raccontò delle coperte e dei suoi lavoretti: vedi, diceva “picciridda mia”, quando lavoro all’uncinetto , mi pare  di entrare nei pensieri di Dio….quando invento un punto e finisco una copertina mi sento felice..ed ogni punto mi scordo tutti i guai. 

Sono trascorsi diversi giorni da quando mi sono decisa a riprendere in mano l’uncinetto…per fortuna la mia nonnina è stata tanto paziente da insegnarmi …ho già fatto una copertina, un cappellino e mi appresto a finire un abitino per la festa…non ho bambini in casa al momento, ma conto di regalare questi miei lavoretti ad amici e parenti….ho mischiato colori, fili e fantasia…ho provato a canticchiare come lei…ed ad entrare nei pensieri di Dio… li guardo i miei lavoretti e penso che davvero creare, imparare è un ottima medicina per curare la tristezza: sorrido orgogliosa e mostro con fierezza i miei “capolavori”. a tutti, pensando che  in quel lavoro di mani paziente vi sono pensieri alti; ma, sopra ogni cosa, il senso dell’amore per tutto ciò che anima il mio  esserci nel mondo.
Grazie nonna!