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Quando mi dicono che assomiglio a mia madre…provo orgoglio,lei era

una donna bellissima!

ci sono giorni in cui lei continua a sorridere con i miei occhi,

le mie labbra, e le “fossette” delle mie guance…

tutti se ne accorgono, tutti lo notano e lo vedono

io…. lo sento

ed è meraviglioso…!

Grazie, mamma..che mi hai dato tanto di te e che continui a dare…!

Dal Cielo tu mi abbracci forte, generosa più che mai!

Come piuma leggera

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Contai gli anni del mio tempo  in fili

prima di farne matasse da sciogliere

per ricamare filigrane di luce

diedi un numero ad ogni tuo bacio

disponendolo in ordine primo e  assoluto

per riconoscerlo importante tra i tanti

come Luna

toccai ogni tuo lembo con un solo sguardo

svegliai la pioggia

tra i canneti del tuo sonno

piansi sulla tua pelle

tra i segni dove sono accadute molte cose

scivolando piano rimasi a lungo

tra le dune di voci che gridavano  Amore

e come piuma leggera

danzai sulla Tua Bellezza.

Un dono per naviganti…

Un transatlantico di carta ti regalerò
quando dovrai partire
e un capitano con le mani lo navigherà

da questo ad un altro mare
un transatlantico di carta ti regalerò
e un aeroplano a vela
ed un pilota con gli occhiali lo piloterà
da questo a un altro cielo

E un canarino canterino addomesticherò
per le giornate scure
di quando il mare e il cielo dicono di no
e non si può viaggiare

Una bandiera senza segni ti regalerò
quando dovrai partire
e il vento forte di levante la sventolerà
che si potrà vedere
una bandiera senza segni ti regalerò
e una clessidra d’oro
quando la sabbia del deserto la trascorrerà
ti potrai riposare

E un canarino canterino addomesticherò
per le giornate scure
di quando il vento e il tempo dicono di no
e non si può tornare

“Voi mi dispiacete soltanto quando tacete. Dovete essere sempre allegra. Voi siete nata sotto il segno dell’allegria.”      W. Shakespeare

C’è un Sorriso d’Amore,
e c’è un Sorriso d’Inganno,
e c’è un Sorriso dei Sorrisi
in cui questi due Sorrisi si incontrano.
E c’è uno Sguardo d’Odio,
e c’è uno Sguardo di Disprezzo,
e c’è uno Sguardo degli Sguardi,
che tentate di scordare invano;
perché si pianta nel profondo del Cuore,
e si pianta nel profondo della Schiena,
e nessun Sorriso che mai fu Sorriso,
ma un solo Sorriso soltanto,
che fra la Culla e la Tomba
si può Sorridere soltanto una volta;
ma, quando è Sorriso una volta, c’è una fine a tutta l’Angoscia.

(William Blake – Il sorriso)

Di mare e mare

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Per troppo tempo ho fissato il mare, seduta ad un  angolo della mia solitudine, ora  so  con certezza che è il Mare a fissare me, se provo a nascondermi lui mi sguazza nel petto, se  provo a distrarmi mi pizzica la pelle e mi morde allo stomaco fino a sentirne la fame.

Mi sono dondolata da un’ altalena senza corda..da li ho cullato ogni tristezza contando troppe lacrime bruciate  ora vi scrivo il colore del Sole e il suono del violino sulla luna adirata.

Senza tutto questo mare  non sono che un’ombra spezzata,sono buio senza odore è così che il dolore si tramuta in pioggia e ogni inquietudine diventa neve sul grembo, piccoli ricami di fuoco segnati sulla pelle a scrivere la storia, una storia…la mia , antiche ferite che si sanano bruciando, pezzi scomodi da incastrare nel tutto con somma delicatezza, giorno per giorno mi ritrovo a riaccendere il sole, sistemare il brillo, scegliere l’inclinazione dei raggi, profumare l’aria: un po’ di gelsomino, un tocco di cumino , un pizzico di zagara e cannella, aggiustare i colori, una giusta mescola imperfetta di ocre, verde, magenta e tanto tanto blu, buttare baci, spargerli qua e là, a caso, accordare il vento, ricamare la luce , filare la nebbia..ogni tanto mi capita di mescolare memorie e sogni , vaghe storie imparate a memoria e a memoria dimenticate, ma è così che so vivere, non conosco altro modo, è così che cresco e imparo, e così che mi perdo e mi ritrovo, che resisto al pieno a e al vuoto, e così che so amare, nel calderone del mio cuore c’è tutto, tutto quel che riesci a capire o soltanto intuire e immaginare, nel mio cuore ci sono io, lì riconosco il mio nome quando viene sussurrato, lì danza armonioso il mio tempo perduto, vissuto e sperato, lì trovo il mio Mare, attesa, mancanza,nostalgia e canto che mi tiene viva.

Amo guardare il Mare  ad occhi chiusi,risalire e scendere sui tasti delle azioni dette,rintracciare scie di gesti riformare l’alba che arriva appena sopra il davanzale, quando il sonno,è sospeso ancora tra i capelli,mi sembra l’ultimo vagare attraverso i sogni. Uso la scheggia di una lastra di vetro come segnalibro dei miei pensieri.

 Sguardo che spazia oltre l’orizzonte  imbrigliando vibranti attese per cercare il senso di quel che origina una pennellata lieve di luce e di colori sulla tela della vita ed i respiri che strappano il percorso del tempo.

Tra l’ieri, l’oggi ed il domani mentre una lacrima asciuga una speranza… i pensieri come  rotaie impazzite per portare lontano le paure.

Capire che il Mare non concepisce “grigio” perchè  … e’ un colore strano. Non conosce le distanze.Che ne sa della voce e del silenzio? Dell’interrogativo che illumina la mia fronte?Del nero che non spegne i riflessi tra i miei pensieri e dell’umido che addensa la brina sulle foglie e del vento che le rende sottili e incolori? Cosa ne sa dell’estasi di una stanza,d’una finestra aperta e del mio sguardo che ruba vastità all’orizzonte e dell’etere che danza con la luce trasparente di una ragnatela…cosa ne sa.... del bianco della pagina che s’apre nel soffio esauribile del mio tempo.. ?

Io sono “diversa”. Non so se sia un bene o un male..i  miei sentimenti sono “strani” . Non so se sia un bene o un male,ma sono cosi’…non sono una foglia, io sono la foglia…le mie vene hanno un altro cammino,il mio colore,il mio tono….solo nei toni del Mare so riconoscermi..provare ad amarmi..ma amare ha mille e mille sfumature  che sola una tavolozza di Cielo può con(tenere).

 

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Penso a tutte le cose che si intrecciano.
Le ciocche nei capelli,i vestiti stesi al sole e sotto il vento.
Le dita che trovano spazio tra altre dita, le edere che si abbracciano sui muri. Le emozioni, i sorrisi,i pensieri.
Le vite con tante altre vite..

Per vivere

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Non vagherò più,non strapazzerò le foglie per leggerne il dolore
non fiuterò le tracce del mio sangue per affogarci dentro il cuore
e non mi limiterò a saperla la bellezza
ne curerò il desiderio di incontrarla
per non spegnere l’incanto e lo stupore
perchè forse non sai che di questa mia fame di gioia
ne ho fatto pane
di questa arsura
ne ho fatto mare
danzando con poetico abbandono
leggera
offrirò il mio viso sporco d’argilla alla terra
vibrando ad ogni carezza che il vento vorrà offrirmi
così docile e fiera
così sola e affollata di voci ed aromi
così tumultuosa e serena
struggente e gioiosa
metà polvere metà cielo
nascerò ancora per ogni sorridente respiro

Che strano gioco è…

Io non ho imparato mai
certe regole le sai
l’innocenza mia colpevole
non fa calcoli, sfugge agli alibi
non c’è mano su di me
io sono fuori gioco
dimenticato là
ma non ho mai venduto
la tua… verità.
vita..non imparo mai..
che strano gioco è…

Amo giocare..adoro divertirmi, sfidarmi e mettermi alla prova, tastare così ogni mia  possibilità,  provare a perdere o vincere poco importa ..non mi tiro indietro mai, non declino inviti di ogni sorta e con coraggio affronto questo immenso  gioco che è la Vita…ma non ho una mente tipica di “certi giocatori” , non calcolo  mai rischi e privazioni,non uso strategie e non imbroglio..sarà per questo che non imparo mai? Sarà per questa ragione che contemplo soltanto la cattiveria, il vuoto, la noia, la falsità… l’alienazione come miei veri avversari?Sarà per questo che non mi importa affatto di chiudere una partita in corso se mi accorgo che giochi ad ingannarmi il cuore? Amo giocare…ma soltanto al gioco bello del volersi bene..volersi sul serio..senza tornaconto, nè medaglie nè trofei….perdo quasi sempre, ma non mi sono ancora stufata e nemmeno stancata! 

Adoro quando il Mare ha sete di amore e dolcezza…adoro lo sciabordio delle sue acque che premono sulla riva dei mie pensieri stanchi, la voce suadente di certe memorie che bussano insistenti rompendo i rombi del vuoto;
Adoro la luce ovattata che hanno certi sogni impossibili e lontani, le fotografie che l’anima ha rubato alla Vita ed ogni culmine di gioia che mi ha trasportato altrove, scavalcando muraglie di grigiore e solitudine;
Adoro il tepore sommesso di certe coperte invisibili intessute di immensa splendida umanità che si sono stese al mio fianco scaldandomi di bene, mi hanno ridato il respiro salvandomi da una grotta gelida che mi alitava addosso la conta di mille e mille attimi di felicità perduta;
Adoro il riflesso del primo raggio di sole del mattino che scrive sorrisi sulle mie guance rigate dal pianto della notte..il gallo che canta, le campane che suonano dalla Chiesa vicina, il vociare dei bimbi che giocano in cortile…il cane che abbaia ad un ignaro ciclista..il gatto in amore, il singhiozzo del motore di un auto che non vuole partire e la sgommata vittoriosa dopo una spinta…il brusio del frigorifero che viene dalla cucina..il ticchettio dell’ orologio a muro che soltanto io sopporto, il gorgoglìo della caffetteria e il profumo che si espande per tutta la casa..io che dimentico di essere sveglia e continuo a baciare…baciare la vita, baci umidi e succosi, di lingua e palato, di fiato e apnea…con gli occhi curiosi e a forza strizzati e palpebre morbidamente calate … con le labbra poggiate a una finestra spalancata che abbraccia tutto il vuoto del mondo.

Di notti infinite…e parole

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Ogni sera trasformo la mia scrivania in un teatro di parole in cui recito preghiere mute; ma, spesso, le parole non danno nessun soccorso, se non il silenzio che ti lascia stupefatta mentre odi il cuore che ti batte in petto, ancora. Quale incredibile vicenda si consuma affinché un essere senta la vita. Mi ritrovo a dire: Dio mio! Quanta vita! Quanta vita! Ci sono sempre duplici registri delle nostre descrizioni, emozioni, senso di vita. Spesse volte, siamo grotteschi, altre volte compiacenti di aver tacitato i nostri tintinnanti amuleti.

Gli effetti collaterali sono sempre ignoti, ma gli eventi sono là ad attenderci, con la gola spalancata. C’è dunque una morale, un disegno, nella favola sanguinosa dell’esistenza?

O, al buio, sperare che l’amore non cancelli la morte, ma che prolunghi l’agonia all’infinito, con la pretesa di vincere il senso di annientamento che ci attornia, per differire in eterno la fine di un amore lucido, trasparente, silenzioso, che sceglie la sofferenza nel silenzio, nel bianco della neve. No, nemmeno questo è concesso; perché per quanto si possa amare un corpo, questo corpo alla fine muore e si spegne e diventa polvere di essere. Eppure, quel grido contratto in cuore: Dio mio! Quanta vita! dove si riverbera in quest’universo?