Adoro quando il Mare ha sete di amore e dolcezza…adoro lo sciabordio delle sue acque che premono sulla riva dei mie pensieri stanchi, la voce suadente di certe memorie che bussano insistenti rompendo i rombi del vuoto;
Adoro la luce ovattata che hanno certi sogni impossibili e lontani, le fotografie che l’anima ha rubato alla Vita ed ogni culmine di gioia che mi ha trasportato altrove, scavalcando muraglie di grigiore e solitudine;
Adoro il tepore sommesso di certe coperte invisibili intessute di immensa splendida umanità che si sono stese al mio fianco scaldandomi di bene, mi hanno ridato il respiro salvandomi da una grotta gelida che mi alitava addosso la conta di mille e mille attimi di felicità perduta;
Adoro il riflesso del primo raggio di sole del mattino che scrive sorrisi sulle mie guance rigate dal pianto della notte..il gallo che canta, le campane che suonano dalla Chiesa vicina, il vociare dei bimbi che giocano in cortile…il cane che abbaia ad un ignaro ciclista..il gatto in amore, il singhiozzo del motore di un auto che non vuole partire e la sgommata vittoriosa dopo una spinta…il brusio del frigorifero che viene dalla cucina..il ticchettio dell’ orologio a muro che soltanto io sopporto, il gorgoglìo della caffetteria e il profumo che si espande per tutta la casa..io che dimentico di essere sveglia e continuo a baciare…baciare la vita, baci umidi e succosi, di lingua e palato, di fiato e apnea…con gli occhi curiosi e a forza strizzati e palpebre morbidamente calate … con le labbra poggiate a una finestra spalancata che abbraccia tutto il vuoto del mondo.

Di notti infinite…e parole

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Ogni sera trasformo la mia scrivania in un teatro di parole in cui recito preghiere mute; ma, spesso, le parole non danno nessun soccorso, se non il silenzio che ti lascia stupefatta mentre odi il cuore che ti batte in petto, ancora. Quale incredibile vicenda si consuma affinché un essere senta la vita. Mi ritrovo a dire: Dio mio! Quanta vita! Quanta vita! Ci sono sempre duplici registri delle nostre descrizioni, emozioni, senso di vita. Spesse volte, siamo grotteschi, altre volte compiacenti di aver tacitato i nostri tintinnanti amuleti.

Gli effetti collaterali sono sempre ignoti, ma gli eventi sono là ad attenderci, con la gola spalancata. C’è dunque una morale, un disegno, nella favola sanguinosa dell’esistenza?

O, al buio, sperare che l’amore non cancelli la morte, ma che prolunghi l’agonia all’infinito, con la pretesa di vincere il senso di annientamento che ci attornia, per differire in eterno la fine di un amore lucido, trasparente, silenzioso, che sceglie la sofferenza nel silenzio, nel bianco della neve. No, nemmeno questo è concesso; perché per quanto si possa amare un corpo, questo corpo alla fine muore e si spegne e diventa polvere di essere. Eppure, quel grido contratto in cuore: Dio mio! Quanta vita! dove si riverbera in quest’universo?

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E io ho il vento nel cuore

e con la tempesta corro nei cieli carichi di pioggia;

salgo e scendo,sfreccio rapido tra le fole che si intrecciano

in mille gorghi e spirali.

E io ho il sole nel cuore

e con i raggi sinuosi mi lascio scivolare sino a terra;

m’immergo nella calda luce e sprofondo nel culmine del volto sorridente

dove la dolce carezza m’acquieta.

E io ho la pioggia nel cuore,

e con gli scrosci divento acqua ridente;

cado quand’essa cade e in rivoli m’addentro nei meandri oscuri,

fra le pieghe di Madre Terra.

E io ho la terra nel cuore,

profumata pelle di chicchi di roccia;

sono pietra dura e sabbia fine,

zolla fertile ed erba tenera

e con risa di frane corro lungo le montagne.

E io sono aria nel cuore,

e sono fuoco nel cuore;

sono acqua ,

e sono terra nel cuore.

Eryr Nemeton