Di parole e parole

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Anche questo giorno scava vuoti di memoria, cerca l’incipit per chiamare a raccolta le parole che nel tempo si sono sbandate, senza più una direzione: parole lasciate ad impollinare storie da avvolgere il cuore, così strettamente per non farlo deflagrare in fili di voce d’aria in cerca d’un isola con il suo ruscello di acque chiare.

Anche questo giorno ha le sue parole in cerca di un frutto maturo: pigiano, s’intrecciano, si disperdono, precipitano, sul bianco che chiede un segno.
Decidere di lasciarle andare è vano: loro resistono, reagiscono e le senti parlare sottovoce: per favore, dacci una casa.

Come sono gentili le parole, quando vogliono. Hanno l’astuzia innocente dei bambini quando sanno di poter ottenere qualcosa con il loro supplicare.
Ma loro hanno la certezza che non riuscirò a fermarle, ma neppure di possederle. Nella loro libertà scelgono di arredare l’intimità dei miei luoghi.
Loro credono di poter vivere in un sogno d’amore, di essere amate. Accade pure; ma, in quel libero scambio di doni fra noi, a loro non ho mai raccontato la mia paura di perderle, di farmi sentire sola.

Tempo fa, informai un mio caro amico di una poesia appena scritta, raccontando  a lui l’origine della stesura del testo per sommi capi. Ti prego, leggimela.. Ora? per telefono? gli chiesi con aria stupefatta. Sì! per favore. La sua voce mi scivolò liquida in cuore.
Mentre leggevo, cercando un sostegno alla mia impellente commozione, sentivo che lui deglutiva il proprio pianto.
Lasciai che il rumore del suo soffiare il naso facesse il suo corso, per poi continuare a leggere come se non avessi sentito nulla.
Alla chiusura, non vi era nessun suono nel telefono. Un silenzio strano. Gridai molte volte il suo nome. Ebbi timore per lui. Finalmente la sua voce: “Stavo danzando, scusami”

Blu…

Col nome giusto

Voler Bene

Perché non si ha niente da perdere

Perché non ha senso dissimulare

Perché segue altre strade la ragione del cuore

Perché è facile come respirare

Perché non esiste un sentire ‘a parole’

Perché un sentimento non si può decretare

Perché non cessa nonostante il dolore

Perché lenisce dove il silenzio fa male

Perché senza suono ti permette di urlare…

(Magneticamente)

Una giornata al mare

Tu sei rimasta sola,
dolce madonna sola,
nelle ombre di un sogno
o forse di una fotografia lontani dal mare
con solo un geranio e un balcone

Ti splende negli occhi la notte
di tutta una vita passata a guardare
le stelle lontano dal mare
e l’ epoca mia è la tua
e quella dei nonni dei nonni
vissula neglia anni a pensare

Una giornata al mare
tanto per noi morire
nelle ombre di un sogno
o forse di una fotografia lontani dal mare
con solo un geranio e un balcone…

Dolcissima “Beguine.”…..da ballare in punta di piedi..

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“Probabilmente
non sei più chi sei stata
ed è giusto che così sia.
Ha raschiato a dovere la carta a vetro
e su noi ogni linea si assottiglia.
Pure qualcosa fu scritto
sui fogli della nostra vita.
Metterli controluce è ingigantire quel segno,
formare un geroglifico più grande del diadema
che ti abbagliava.
Non apparirai più dal portello
dell’aliscafo o da fondali d’alghe,
sommozzatrice di fangose rapide
per dare un senso al nulla. Scenderai
sulle scale automatiche dei tempi di Mercurio
tra cadaveri in maschera,
tu la sola vivente,
e non ti chiederai
se fu inganno, fu scelta, fu comunicazione
e chi di noi fosse il centro
a cui si tira con l’arco dal baraccone.
Non me lo chiedo neanch’io. Sono colui
che ha veduto un istante e tanto basta
a chi cammina incolonnato come ora
avviene a noi se siamo ancora in vita
o era un inganno crederlo. Si slitta.”

Eugenio Montale

Ph. di Anders Petersen.