Le 9 cose di cui un Siciliano fuori sede sente la mancanza

Una Italiana a Barcellona

Essere ospite in terra straniera, spesso, spinge a fare delle considerazioni sulle proprie origini.

Essere una Italiana a Barcellona, quasi sempre, significa rivalutare la propria femminilità e la propria italianità.

Essere una Siciliana introspettiva e autocritica, con un legame viscerale con la propria terra, non lascia praticamente via di scampo al momento di riflessione.

Trasportata dalla mia nuova playlist su Spotify, stamattina ho cominciato a riflettere su tutto ciò di cui sento la mancanza da quando sono arrivata a Barcellona.

Ovviamente, come il 99,99% delle volte che decido di lasciarmi andare a certe disquisizioni mentali, anche oggi ho dovuto assistere al noioso duello tra il mio id, tendenzialmente ottimista e baccanale, e il mio superego, filo-depressivo, serioso e anche abbastanza rompipalle.

id e superego

Ho raccolto tutte le mie energie positive e, in un tentativo negentropico per mantenere il mio equilibrio interiore, ho deciso di buttar giù la classifica delle 9 cose di cui sicuramente tutti i Siciliani fuori sede sentono la…

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Sei bellissima…

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“io mi vestivo di ricordi
per affrontare il presente
e ripensavo ai primi tempi
quando ero innocente
a quando avevo nei capelli
la luce rossa dei coralli
quando ambiziosa come nessuna
mi specchiavo nella luna
e lo obbligavo a dirmi sempre
Sei bellissima
sei bellissima
accecato d’amore
mi stava a guardare
sei bellissima
sei bellissima”

Di Bellezza e felicità

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Forse vi è un’immagine teologica della felicità, pur articolata nelle sue infinite mediazioni: una sostanza più leggera del vuoto nell’architettura del silenzio più profondo. Qui, dove la ragione si dissolve, trovi le forme dell’esistenza nascosta in una sequela di croci liquide, cristallizzate negli occhi dentro una leggerissima pioggia. V’è un tempo per nascere ed uno per morire; e vi è un abisso che ci osserva: prima, durante e dopo. Un destino fragile, una vita fragile. Ma per qualcuno la vita è ancora più fragile; ed in questa fragilità che la vita ci interroga più fortemente, quasi a manifestare che dove vi è più debolezza più forte è il diritto di conoscere la profondità della vita e la mano di chi la regge: la norma con cui deve essere considerata.

R.M.Riilke scriveva:

Non conoscemmo il suo capo inaudito
e le iridi che maturavano.
Ma il torso, tuttavia, arde
come un candelabro dove il suo sguardo
solo indietro volto,resta e splende.
Altrimenti non potrebbe abbagliarti
a curva del suo petto
e lungo rivolgere lieve dei lombi scorrere un sorriso
fino a quel centro dove l’uomo genera.
E questa pietra sfigurata e tozza
vedresti sotto il diafano architrave delle spalle
e non scintillerebbe come pelle di belva
e non eromperebbe da ogni orlo
come un astro; perché là c’è
punto che non veda te, la tua vita:
Tu devi mutarla.

La bellezza  dell’Essere va incontro alla bellezza della vita: al suo significato più profondo, dietro l’abisso che appena percepiamo. E’ qui che  L’Essere tende la sua mano per svelare un senso ulteriore e infinito rispetto a ciò che si vede. Tu devi mutarla, dice il poeta: accoglierla per esserne degno, in qualunque forma apparente si riveli.

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Ho un debole per le persone che hanno cicatrici nascoste dietro un sorriso,
per chi apre le braccia al futuro, pur avendo conti in sospeso con il passato;
per chi avrebbe il diritto di urlare contro e invece sussurra serenità.
ho un debole per le anime rotte, ma portatori sani di positività

Michael Angelo Da Pisa

Quello che le donne non dicono…

Siamo così: un nodo intricato di frammenti di emozioni e ragionevolezza che ci pulsa nella pancia e si spande nel petto a prosciugarci di lacrime e sorrisi, in certi giorni cantiamo al mattino come nubi stonate in un cielo terso, dissonanti come lo scricchiolio di un pensiero che cerca il suo posto nell’arco di un tempo infinito intriso di ogni nostra stagione;

Siamo così:operose e stanche, sporche  bellissime di fatica, e vestite da strati  le mille forme di rassegnazione che insegna che non sempre dipende da noi quello che non si può cambiare;

Siamo così: refrigerio e fonte, tratti di terra che sfiorano migliaia di ovunque, attimi fragranti di pleniluni e  di colore, fiumi di espressioni modulati da ritmi esclusivi che definiscono  nuovi concetti, fluenti come rivelazioni che scandagliavano i recessi stagnanti del vissuto;

Siamo così: spettinate e con gli occhi accerchiati dai pugni della notte e meravigliosamente agghindate a seconda di un’occorrenza sovrana, ardenti come la sabbia sotto i piedi nudi nella  canicola di un mezzogiorno d’estate;

Siamo così; onde che si rifiutano di frangersi sulla battigia e tornano al largo a far da monito alla spietatezza delle correnti chiedendo indulgenza  per il sacrilegio di aver avversato la sorte che le avrebbe volute ad assorbire la terra:

Siamo così: dolcemente complicate, sempre più emozionate, delicate…incastrate in un mistero di cui ci sfuggono  i risvolti mentre il mondo spavaldo ci esplode intorno in tutto il suo sfrontato incanto. poesia del mare che le labbra consegnano alle orecchie discrete di un cielo lontano.