Sipari

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L’abito della notte
tra mille sipari di silenzio

m’assale al cuore
senza nulla assaporare
se non una stagione di voglia,
di sogni mai scartati.

Son questi corpi muti, senza casa
esilio senza un nume
deriva dei giorni;
divengono acqua
fluiscono
in ogni crepa sorda
dove cercarti
in un palpito di abbandono.

Sogni possibili

Cosa potrebbe mai accaderci a noi
che ci siamo stesi così vicini
alle carcasse di navi pirata
al luogo della fabbrica di morte
dondolandoci
come panni stesi al vento
nel giardino di mia nonna.

I nostri avi hanno conquistato terre
e non siamo più esiliati
nell’indifferenza
riparati dalle paure dei secoli
appena riparati dalla schiuma
ardente nella morsa dei cavalli sfiancati.

Ora, i nostri piedi affondano
dolcemente
nei ricordi d’una memoria sepolta.
Chiamami
E’ notte, lungo il sentiero dei ricci,
guarda i loro aculei come brillano
finché saranno terra come noi.

Rinasceremo,
tu, con labbra premute  sui miei silenzi di vetro
ed io, che accarezzo i tuoi capelli
luminosi, trattenendo le lacrime
sul bordo della tua  ultima poesia.

Teneri, come la curva delle pietre
del nostro mare che ci videro senza veli,
rinasceremo, cuciti insieme
come giovani isole immerse nell’oceano
e gli astri inventare un canto nuovo.

Chiamami ancora,
passa dal giardino profumato di basilico
e sentirai di nuovo il canto dei poeti
sul bordo della tua finestra, socchiusa
per lasciare gli occhi dell’orizzonte
immaginare pezzi di Cielo

confusi nel fondo oscuro

dei nostri occhi ignari.

(…Blu..)