Caliti Junku

 Abbassati giunco che sta arrivando la piena del fiume 

Lo Giunco è una pianta acquatica che vive in zone paludose…e…ai margini di corsi d’acqua,che la piena costringe a piegarli 

CALITI JUNKU naturalmente è un detto in lingua siciliana.

Letteralmente “abbassati giunco fino a quando passa la piena da sera a mattina”.

Il significato è: “non mettersi contro un ostacolo ma piegarsi temporaneamente

fino a quando esso non rappresenta più un pericolo….

Nodi

Alliance

Nodi  occultati agli occhi delle cose

cresciuti  tra rigogliosi filari di tempo

attecchiti nei terreni abusati dalle tante memorie.

Nodi  silenziosi,  erranti tra le danze

dell’immobilità del destino. 

Si posano tra scorci di luce

tra i cornicioni lisi dalle intemperanze dei venti  

arazzi  spelacchiati di dolori rimestati

orditi nascosti

solo alla solitudine  

è dato  potere di svelare

nidi di amarezze

che solo carezze di lacrime

possono sciogliere.

Il mare che tu amasti

Ognuno ha il Suo Mare..è da qualche parte un approdo per il suo cuore..i naviganti si incrociano a volte e si riconoscono, nei loro occhi i segni; bonaccia di mare e vento..e turbine di mille intemperie!

RaffRag's Una Tantum

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Il mare che tu amasti non fu lo stesso
che amai io, l’oceano che si svela,
l’Atlantide al rovescio dello specchio,
il vuoto che s’acquatta dentro il riflesso
indaco del cielo. Sul mare che amai io
non seppi alcuna lente predisporti,
sull’oltre che dalla luce si schermisce,
la mia nemmeno, cui pur s’offusca
il fuoco all’abbozzarsi brusco dell’ignoto.

by the Ionian sea new

Ne discorremmo a lungo, ma fu vano.
Il mare che tu amasti fu nell’azzurrità
del piano, l’arazzo liquido che cela
la trepidanza umana, che dei tuoi sensi
spesso fu l’ambascia. Il mare che tu amasti
non fu lo stesso che amo io, il fluido
dove fluttui, dove si sfianca la risacca
nell’eco dell’eterno contrappasso.

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Esorcismo d’Amore

Esorcismo

Nelle notti di primavera
pensa a me
Nelle notti d’estate
pensa a me
Nelle notti d’autunno
pensa a me
Nelle notti d’inverno
pensa a me.
Se anche non sono con te, ma in un dove
lontano tanto, metti un’altra terra, —
sopra il lungo, fresco lenzuolo
riposa, supina come in mare,
all’onda calma e blanda abbandonata
con me, come con il mare, tutta sola.

Non voglio che pensi di giorno.
Il giorno metta pure tutto sottosopra
pervada di fumo e inondi di vino,
costringa a pensare a tutt’altro.
A ciò che vuoi puoi pensare di giorno,
ma di notte — a me solo.

Senti, attraverso i fischi dei treni,
attraverso il vento che sfiocca le nuvole,
quanto, caduto in una morsa, mi necessiti
che nella così angusta stanza,
tu, per felicità e tristezza, socchiuda gli occhi,
serrate con le palme le tempie, fino a far male.

Ti supplico — nel silenzio più silenzioso
o sotto la pioggia che nell’aria scroscia
o sotto la neve che nel riquadro scintilla,
nel sonno già, ma ancora non nel sogno —
Nelle notti di primavera
pensa a me
Nelle notti d’estate
pensa a me
Nelle notti d’autunno
pensa a me
Nelle notti d’inverno
pensa a me.

Evgenij Evtušenko 

Si muore soltanto nella dimenticanza!