Una piccola barca…

CONOSCO DELLE BARCHE

Conosco delle barche che restano nel porto per paura che le correnti le trascinino via con troppa violenza.

Conosco delle barche che arrugginiscono in porto per non aver mai rischiato una vela fuori.

Conosco delle barche che si dimenticano di partire, hanno paura del mare a furia di invecchiare e le onde non le hanno mai portate altrove, il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.

Conosco delle barche talmente incatenate che hanno disimparato come liberarsi.

Conosco delle barche che restano ad ondeggiare per essere veramente sicure di non capovolgersi.

Conosco delle barche che vanno in gruppo ad affrontare il vento forte al di là della paura.

Conosco delle barche che si graffiano un po’ sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco.

Conosco delle barche che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora ogni giorno della loro vita e che non hanno paura a volte di lanciarsi fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.

Conosco delle barche che tornano in porto lacerate dappertutto, ma più coraggiose e più forti.

Conosco delle barche straboccanti di sole perché hanno condiviso anni meravigliosi.

Conosco delle barche che tornano sempre quando hanno navigato fino al loro ultimo giorno, e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti perché hanno un cuore a misura di oceano.

 

(Jacques Brel)


Io sono ognuna di queste barche, a tratti  la mia vita lo è e qualche volta lo è stata..sono una piccola barca, che naviga spesso disorientata dalle correnti contrarie,  con qualche buco da riparare in fretta per non rischiare di affondare, sono questa barca, solitaria e carica di cuore che deve distribuire con attenzione i pesi di ogni emozione per tentare di stare in equilibrio , sono questa barca, che ogni giorno sceglie un nuovo itinerario da  seguire pur di continuare ad andare..che ogni giorno riprende il suo viaggio di sempre, con coraggio e determinazione, che vorrebbe cambiare rotta e qualche volta anche fermarsi per sempre, stanca e stremata da tempeste impossibili da domare..una barca, una semplice barca da curare, riparare, dipingere di sole e persino amare.. e il mio viaggio continua…..

Ma in capanne abita l’uomo

e s’avvolge nella verecondia dei panni

 perché è più intimo, persino più vigilante;

 e serbare lo spirito,

 come la sacerdotessa la fiamma celeste, 

questa è la sua intelligenza.

Perciò gli è data,

 a lui simile agli dèi,

la libertà, e facoltà più alta di ordinare ed eseguire…

 

Madre

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E’ dura, tante volte, troppe volte è davvero difficile riuscire ad essere e sentirsi una buona madre,  i figli crescono aumenta la loro indipendenza, le esigenze cambiano, in loro tutto muta e si trasforma ed io mi ritrovo ad allargarmi o stringermi per riuscire a starci,  per continuare ad essere quella madre adatta ai loro nuovi bisogni.

Non ho più a che fare con pannolini,poppate e rigurgiti sui capelli, macchie di latte sulla camicia candida appena cambiata e una valigia di cose da portarmi appresso invece che la piccola borsetta che uso ora,  non cucio a mano ormai da tempo i loro vestitini di carnevale e non preparo più torte e biscotti da portare a scuola o all’asilo, ma soltanto qualcosa da mangiare insieme nel pomeriggio con una calda tazza di thé non leggo più favole ai miei bambini,  una volta e poi ancora  per poi rileggerla un’ultima volta , tramortita dalla stanchezza e dal sonno, mi addormento spesso con un libro importante tra le mani , adesso e mi mordo le labbra fino a farle sanguinare per quel trucco troppo pesante,  i capelli di mio figlio che sembrano tagliati con il tosaerba o quella risposta di troppo dei miei figli cresciuti, adesso e ogni volta che i miei figli escono con gli amici dico loro:  ” vai, tranquillo/a, ma non fare tardi, mi raccomando,  tieni il cellulare acceso ” cercando di tenere a freno la mia apprensione e poi sto con il cuore che balla e tiro un sospiro di sollievo ogni volta al loro rientro, cerco di scoprire dai loro sguardi e dai lori atteggiamenti qualcosa che mi rassicuri davvero, adesso, ogni giorno c’ è  qualcosa a cui porre rimedio, c’ è una crisi d’ emergenza , amori giusti o sbagliati, amici fedeli o infami, grandi progetti ed entusiasmi e poi niente, ora la mia casa è un pronto intervento continuo con ferite di ogni sorta e cuori da rianimare, la mia giornata inizia all’alba e non mi è dato mai di sapere quando posso dire, per oggi è finita !

Chi passa a trovarci mi saluta sempre con la solita frase:  Mi spieghi come fai?  Come riesci a star dietro a tutti così, come non sei ancora impazzita?  E spesso qualcuna che ancora madre non è,  dopo,  promette a se stessa che prima di fare figli vorrà rifletterci ancora,insomma, come faccio? Cos’è  fare  ed essere una brava madre ?  la pazienza?  la compassione?  la determinazione?  la capacità di allattare,  cucinare e ricucire un bottone di una camicia nello stesso momento?  o  è nel  cuore ?  è  il magone che senti quando vedi tuo figlio o figlia scomparire giù per la strada mentre va a scuola a piedi per la primissima volta? lo scatto che ti porta dal sonno al risveglio, dal letto alla culla alle due di notte per appoggiare una mano sul tuo bambino che dorme ? il panico che ti viene, anni dopo, sempre alle due di notte quando non vedi l’ora di sentire la chiave nella serratura e sapere che è tornato a casa sano e salvo?  Cos’è?  Me lo domando anch’io,  tante volte e più volte durante il giorno, me lo chiedo sempre, tutte le volte che non ho la risposta giusta, tutte le volte in cui ho bisogno di silenzio attorno e di un piccolo spazio che sia soltanto mio,  mio e basta,  tutte le volte che sorrido e maschero la mia amarezza ed invece ho voglia solo di piangere e di arrabbiarmi forte per le cose storte che non riesco a sopportare, tutte le volte che vorrei stare sola, sola davvero,  per raccogliere le mie forze e poi ancora ogni volta che mi sento soltanto stanca ed ho bisogno anch’io di un abbraccio che mi stringa forte, di comprensione e ascolto, che ho bisogno di avere, dopo questo incessante e continuo dare senza tregua.

Non v’è pace nei giorni veloci delle madri, o così pare a chi le guarda camminare col passo sicuro del soldato, fra le auto di città o lungo i sentieri di provincia. 

Non c’è quella pace che tutti intendono come riposo e sosta. No, non c’è.

Ma forse non è quello che ogni madre cerca.
Non so descrivere quell’ansia che s’insinua sotto pelle ad ogni prova, ogni giorno strano che il proprio figlio affronta.

 So solo che quell’amore vale ogni tormento, che il sonno del figlio vale lunghe veglie. So che ogni sguardo-figlio riconosce negli occhi di lei-madre la strada verso casa, ed è santo, atavico, sacro e indissolubile, come un sigillo, un vincolo speciale, che nulla o tutto ha di umano. 

 Mamma..dove sei? 

..Non trovo la camicia nuova…si può sapere dove l’ hai posata ?

Mamma, mi ascolti…?!

E poi d’un tratto ti alzi, spalanchi la porta e ti metti a camminare fuori in giardino con il viso rivolto verso l’alto e la pioggia che lo bagna mischiandosi con le lacrime e come i bambini raccogli con la punta della lingua quelle gocce d ‘acqua, e non senti il freddo, e non senti le voci dentro che ti dicono di rientrare in casa, senti solo il rumore della pioggia che come una ballerina danza nel palcoscenico del cielo.  E lasci fluire i pensieri, apri il cuore e lasci che il bene ed il male si stringano in un abbraccio,  e lasci che gioia e dolore si bacino con passione,  e lasci andare tutto l’ amore che hai dentro,  lo lasci fluire verso l’universo perché diventi energia.

E poi la senti,  la musica amata del pianoforte, chiudi gli occhi e le note del chiaro di luna di Debussy che diventano un tutt’uno con il battito del tuo cuore.

 Arrivo, arrivo…!  Avevo bisogno  un pochino di me!