Quante solitudini

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Sei la solitudine
Nella notte in mezzo alla foresta di parole,
Ogni passo dentro il buio più fitto
Dove scrivi te stessa fino ad una raduna
Che è silenzio.

Sei la solitudine
Dove la pioggia ferisce la neve
Ed accendi lampade rischiando l’aria
Per ricordare tutti coloro che ami.

Sei la solitudine
Dove la disciplina del dolore
è attraversare la morte
Toccando il penoso limite estremo
Della sopportazione
Superando la soglia per una nuova speranza.

Sei la solitudine
Una, mille, tutte quante
Per ogni parte di verità taciuta
Per le grida di biasimo mutate in polvere sulla lingua
Per ogni voto infranto
Per tutte le volte che non sei stata accolta, y
Per tutte le volte che ti hanno spezzato, separato
Intorpidita fino a dimenticare
Mentre l’anima ancora viva
Si contende con il vuoto un guscio nelcuore

Dove prima ha colpito forte l’Amore.

PORTAMI


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Portami

in quel che rimane della luce raccolta sull’orlo di ogni cosa

Oppure nel pallido vibrato di un suono

Prima di diventare musica

Portami

Dove il vento ondula morbide colline

Nei campi estesi di girasoli che si allungano al sole

Portami

Nella bocca prima che il sorriso sfumi

Tra le rughe e i segni del tuo tempo

Prima di essere memoria

Portami

Dove il palpito caldo si riempe di sangue

E ogni cosa si espande al volto dell’amore

E le mie ossa sono cedri

E posso dormire come se avessi atteso per anni

Un posto dove chiudere gli occhi

Portami…tu portami

Dove tutta la vita esplode

Tra le mani distese

In una sola carezza.

Primavera

E’ primavera
e mi prende un bisogno di leggerezza
e di pesanti passioni e un sentimento
indefinibile al tramonto
dalla finestra guardo il mondo
e mi viene voglia di tuffarmi
lì dentro
… e mi viene voglia di non lasciarlo mai

E’ primavera
e torna come allora una voce
che dice
“Lascia ad altri i progetti
troppo lunghi
arricchisci il tuo tempo e non cercare
più del pane quotidiano
lasciati andare alla vita
e non disperarti mai”

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L’entusiasmo ti fa piangere di gioia quando incontri i tuoi simili e ti rendi conto che state cambiando il mondo in meglio, ti fa scendere in piazza, ti fa stare a bocca aperta e occhi spalancati quando dei gesti d’amore inaspettati ti colgono di sorpresa.
Se ti riesce, misuralo in battiti di mani, o in calpestio di piedi, o in silenziosi sbattere di ciglia. Molti che ce l’avevano, l’entusiasmo, l’hanno abbandonato per un posto in ufficio o delegato a stanche schiere partitiche. Misuralo, se ti riesce, e dimmi quant’è.

La gioventù ti fa scorrazzare libero per i campi e le strade, ti fa imparare sempre cose nuove e innamorare cento volte al giorno.
Provati, se puoi, a quantificarla in lettere d’amore, in corse a perdifiato o in sogni per il futuro. I nonni, la gioventù, l’hanno consegnata a un campo di battaglia o di prigionia, e le nonne, l’hanno consumata al telaio o alla stagione. Provati a quantificarla, se puoi, e dimmi quant’è.

L’amicizia è così vasta che comprende sia starsi vicini nei momenti più duri, sia sbellicarsi per il solo fatto di starsi vicini.
Se tu pensi, stimala in felicità, in risate, in consolazioni. Oggi l’amicizia tante volte viene ferita e sminuita per la prepotenza di grattacapi economici o addirittura annullata da un  prestito non risarcibile. Stimala, se pensi, e dimmi quant’è.

E l’affetto di un padre e di una madre? Come lo misuri?
L’affetto del tempo passato a giocare, a insegnare e ad accarezzare i propri bambini. Lo misuri in calci a un pallone? In spazzolate ai capelli di una bambola? In lacrime asciugate? L’affetto per i figli trova sempre più difficilmente occasione di manifestarsi per intero per via degli impegni lavorativi che assorbono le coppie. Pensi di riuscirci a dirmi quant’è?

Ti sei preso l’entusiasmo dei nostri parenti e ci hai consegnato la disillusione denigratoria e la pigrizia colpevole. Ti sei preso la gioventù delle nostre generazioni passate e hai lasciato loro visi ricolmi di rughe precoci e mani pesanti. Ti sei preso l’amicizia tra le persone e ci hai rifilato il calcolo opportunistico e la solitudine xenofoba. Ti sei preso la cura delle nostre famiglie e ci hai restituito l’isolamento condominiale e il doppio salario obbligatorio.
La misura che cerchi non è la tecnologia delle comunicazioni, non è una laurea che ti apre la strada a una carriera nel precariato, non è la possibilità di mangiare lo stesso cibo transgenico in tutto il mondo. Il costo di quello che ci hai sottratto è un altro. Prova a misurarlo e fai pure il totale.

Noi rivogliamo tutto. Senza interessi. L’unico interesse è riavere tutto, fino all’ultimo palpito di batticuore. E siamo disposti a garantire amore spietato fino alla fine dei nostri giorni. Saremo determinati e chirurgici con la nostra guerriglia di fratellanza. Mineremo ogni fazzoletto di terra con verdura, fiori e alberi da frutto. Lavoreremo costantemente e al solo scopo di trarre l’utilità necessaria al vivere assieme. Scriveremo tanto, per immaginare il futuro e ricordare il passato. Suoneremo ancora di più, per incontrare nuova gente e ballarci assieme. Faremo tanto l’amore e cresceremo una moltitudine di figli: coi loro giochi vinceremo la Rivoluzione.

di Fabrizio Chinaglia “Bicio” (o il barabbista ombra)

L’amaro miele

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La vita non sempre fa male,

può stracciarti le vele, rubarti il timone,

ammazzarti i compagni a uno a uno,

giocare ai quattro venti con la tua zattera,

salarti, seccarti il cuore

come la magra galletta che ti rimane,

per regalarti nell’ora

dell’ultimo naufragio

sulle tue vergogne di vecchio

i grandi occhi, il radioso

innamorato stupore

di Nausicaa.

Gesualdo Bufalino

Rosa canta e cunta

Grande Rosa!!!!

Nuvolette di pensieri

Rosa Balistreri Rosa Balistreri

Pi nun perdiri lu cuntu. Nata il 21 a primavera, come Alda Merini. Non è un caso. Come Alda, era capace di segnare una differenza, una unicità di sguardo per indagare nelle pieghe della vita e raccontarle, in profondità. Una sensibilità che consentiva a entrambe di avere la capacità del dire oltre la parola e il senso comune. Conoscevo Rosa Balistreri molto poco. Oggi ne scrivo grazie alle sollecitazioni che mi sono giunte dopo aver visto il bel lavoro teatrale di Tiziana Francesca VaccaroTERRA DI ROSA – u cantu ca vi cuntu. Un omaggio a una donna, che la sua terra, bella e piena di contraddizioni, se la portava dentro. La sua terra dura e amara, narrata con la sua voce profonda, che scava fino nelle viscere, un canto ancestrale che si innesta in un presente ancora difficile. La terra di una bambina che diventa…

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I maestri di vita

merita reblog…

SonoBloggato

Io amo i maestri di vita! Scimmia dubbiosa

Tu sei lì che mediti, soppesi, consideri e loro, risoluti e risolti, snocciolano certezze granitiche su amore, guerra, libertà, lavoro, matrimonio… Più il tema è complesso, più saranno decisi: non un dubbio, un’esitazione, un condizionale involontario, no. Loro sanno. E soprattutto vogliono che si sappia, presi come sono dalla smania di insegnare la vita pur avendola appena assaggiata.

Sono insicuri che parlano ad altri insicuri: si raccontano le loro false certezze, come fossero allo specchio, nella speranza che nessuno si prenda mai la briga di metterli a nudo.

Se vuoi diventare un vero cercatore della verità, almeno una volta nella tua vita devi dubitare, il più profondamente possibile, di tutte le cose. René Descartes

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