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L’entusiasmo ti fa piangere di gioia quando incontri i tuoi simili e ti rendi conto che state cambiando il mondo in meglio, ti fa scendere in piazza, ti fa stare a bocca aperta e occhi spalancati quando dei gesti d’amore inaspettati ti colgono di sorpresa.
Se ti riesce, misuralo in battiti di mani, o in calpestio di piedi, o in silenziosi sbattere di ciglia. Molti che ce l’avevano, l’entusiasmo, l’hanno abbandonato per un posto in ufficio o delegato a stanche schiere partitiche. Misuralo, se ti riesce, e dimmi quant’è.

La gioventù ti fa scorrazzare libero per i campi e le strade, ti fa imparare sempre cose nuove e innamorare cento volte al giorno.
Provati, se puoi, a quantificarla in lettere d’amore, in corse a perdifiato o in sogni per il futuro. I nonni, la gioventù, l’hanno consegnata a un campo di battaglia o di prigionia, e le nonne, l’hanno consumata al telaio o alla stagione. Provati a quantificarla, se puoi, e dimmi quant’è.

L’amicizia è così vasta che comprende sia starsi vicini nei momenti più duri, sia sbellicarsi per il solo fatto di starsi vicini.
Se tu pensi, stimala in felicità, in risate, in consolazioni. Oggi l’amicizia tante volte viene ferita e sminuita per la prepotenza di grattacapi economici o addirittura annullata da un  prestito non risarcibile. Stimala, se pensi, e dimmi quant’è.

E l’affetto di un padre e di una madre? Come lo misuri?
L’affetto del tempo passato a giocare, a insegnare e ad accarezzare i propri bambini. Lo misuri in calci a un pallone? In spazzolate ai capelli di una bambola? In lacrime asciugate? L’affetto per i figli trova sempre più difficilmente occasione di manifestarsi per intero per via degli impegni lavorativi che assorbono le coppie. Pensi di riuscirci a dirmi quant’è?

Ti sei preso l’entusiasmo dei nostri parenti e ci hai consegnato la disillusione denigratoria e la pigrizia colpevole. Ti sei preso la gioventù delle nostre generazioni passate e hai lasciato loro visi ricolmi di rughe precoci e mani pesanti. Ti sei preso l’amicizia tra le persone e ci hai rifilato il calcolo opportunistico e la solitudine xenofoba. Ti sei preso la cura delle nostre famiglie e ci hai restituito l’isolamento condominiale e il doppio salario obbligatorio.
La misura che cerchi non è la tecnologia delle comunicazioni, non è una laurea che ti apre la strada a una carriera nel precariato, non è la possibilità di mangiare lo stesso cibo transgenico in tutto il mondo. Il costo di quello che ci hai sottratto è un altro. Prova a misurarlo e fai pure il totale.

Noi rivogliamo tutto. Senza interessi. L’unico interesse è riavere tutto, fino all’ultimo palpito di batticuore. E siamo disposti a garantire amore spietato fino alla fine dei nostri giorni. Saremo determinati e chirurgici con la nostra guerriglia di fratellanza. Mineremo ogni fazzoletto di terra con verdura, fiori e alberi da frutto. Lavoreremo costantemente e al solo scopo di trarre l’utilità necessaria al vivere assieme. Scriveremo tanto, per immaginare il futuro e ricordare il passato. Suoneremo ancora di più, per incontrare nuova gente e ballarci assieme. Faremo tanto l’amore e cresceremo una moltitudine di figli: coi loro giochi vinceremo la Rivoluzione.

di Fabrizio Chinaglia “Bicio” (o il barabbista ombra)

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