Tutti sanno…

Tutti sanno che mi ami, piccola
Tutti sanno che il tuo amore è vero
Tutti sanno che mi sei stata fedele eccetto una notte o due
Tutti sanno che sei stata discreta
Ma troppa era le gente
Che dovevi incontrare nuda
E tutti sanno.

E tutti sanno che è ora o mai più
Tutti sanno che sono io oppure sei tu
E tutti sanno che vivrai in eterno
Quando scrivi un verso o due…

Fermare la felicità…

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Spesso ciò che guasta  un istante felice è la consapevolezza che non durerà.Lo guasta e al contempo ne sottolinea la meraviglia, l’effimera preziosità.E’ come se il tempo e la durata fossero considerazioni indispensabili alla comprensione della felicità, alla sua distillazione, alla possibilità di fissarla nello spazio e nello spirito.

La pelle, il contatto, la tangibilità, come tutto ciò che è fisico, non permettono durata. Quando la beatitudine è connessa a componenti concrete, è difficile da raggiungere ed ancora più difficile da conservare.

Uno stato di appagamento non può andare avanti a lungo, è debitore di un obiettivo, di una tensione, di una meta da raggiungere che, una volta conseguita, lascia solo un minimo tempo alla contemplazione dell’ottenimento, al compiacimento, per poi sfumare verso nuovi obiettivi.

Si può essere felici ogni giorno fintantoché si lotta per raggiungere uno scopo, ma poi, se non ci sono nuovi scopi all’orizzonte, la noia si appropinqua e diventa una compagna costante, una presenza cui sola l’ironia sa tenere testa.

Lotto continuamente contro l’impossibilità di fermare la felicità. Fissarne l’attimo è la cosa più dolorosamente irrealizzabile, ciò  in cui teologi, filosofi e pensatori si sono dibattuti per secoli senza venirne a capo.

A volte però,  almeno scrivendo usando il ricordo come Proust o la veggenza come Rimbaud mi pare di bloccare il tempo in momenti felici e  di grande intensità.E’ proprio il tempo ho usato per descrivere, restituire, imprimere nella coscienza. La felicità appare qua e là, mostrando talvolta punte di iceberg che in verità non  ha niente sotto la superficie, l’iceberg esiste solo in ciò che è visibile. E’ nella natura dell’emozione: un manifestarsi puro, senza niente di sommerso e mentre la tristezza appare nel fondo degli occhi o in qualche mezza frase, in un discorso lasciato in sospeso , la felicità si concentra nelle sue punte e scompare insieme ad esse. Serve una buona dose d’ironia per compensare il vuoto. ..e chi non ce l’ha è sfortunato, poichè l’ironia addolcisce, forma il sorriso e salva dalla disperazione. Felicità e ironia  in perfetta convivenza …forse soltanto una raffinatissima soluzione per chi conosce l’una e l’altra e sa che la vita non può fare a meno della loro dualità.