getmedia

A volte, quello che desidero è solo sporcarmi di erba e terra, macchiarmi di passione e fango, controluce, negli ultimi tramonti fuori.

A volte, tutto ciò che voglio è cielo limpido,non macchiato da orizzonti perduti…quel che cerco ha sguardi trasparenti dove non mi spaventa specchiarmi e mani che accarezzano senza alcuna avidità di voler prendere…

Adesso quel che voglio è  silenzio…un silenzio che metta a tacere tutto il rumore che sento..perchè c’è sempre da qualche parte nel mondo e per via una voce che non hai saputo ascoltare.

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Stasera sono qui, in una periferia qualunque, si assomigliano tutte in qualsiasi parte del mondo, raccontano di vite faticate, allo stremo, di dignità difesa ad ogni costo, di voglia di “esserci” nonostante l’abbandono in cui versano. Ma la periferia in cui cammino è la mia, quella linea che traccia il confine dell’anima col mondo, quella in cui sono veramente me stessa. Mi ci aggiro a piedi nudi (l’anima ha un pavimento fragile!), senza trucco, conto tutte le crepe prodotte dal tempo e dall’usura dei sentimenti, ognuna ha un nome, una storia tutta sua, insieme formano un reticolo sulle mie pareti, ingarbugliato, comprensibile a pochi. Ci metto il dito dentro, le percorro col polpastrello, emettono suoni alternati e confusi di risate, di pianti, di sospiri. Come in un braille leggo nomi, date, incontro parentesi che racchiudono incisi che credevo dimenticati, scorro volti, nel farlo inciampo su tarsie traballanti, quasi divelte, che formano il mosaico del mio tempo. Alcune, al tatto, si sgretolano, perdono materiale, come laterizi inservibili e consunti e non c’è cemento che possa ricompattarle perchè c’è un capocantiere che decide che non ne vale la pena. Ci sono poi quelle crepe in embrione che chissà mai se si fistolizzeranno, sono quelle di là da venire o di là da sparire, quelle delle ipotesi, che forse non diverranno mai assiomi, risparmiandomi nuovi cedimenti, nuovi crolli. Mi guardo intorno, i miei lampioni sono là, fedeli nel loro sfocato chiarore, le panchine vuote pure, ma ho come la sensazione che stia per finire un’era, che ci sia un cambiamento strutturale in atto..non so. Quello che so per certo è che vorrei portare su tela tutto questo, colori, dimensioni, prospettive, controluce, ma mi ci vorrebbe il pennello di Hopper e il suo tocco metafisico, quello che sa fare elegia della solitudine. 

Tutto l’amore che posso

vento

L’ho sospirato inalando il cuore

risucchiato in un vuoto d’aria

l’ho poggiato sul fianco scoperto

dove non arrivano braccia

invocato, richiamato

tra la voce e i pensieri…

tutto l’amore che posso

scoperchia il cielo

quando il soffitto mi cade sulla nuca

è sciabola di luce

che ferisce il buio, il gelo

che non sa più come avvolgermi..

e tu, anima mia ti strusci addosso

come fossi carezza: mani di raso

su labbra socchiuse.