Abbracci

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Adopero le parole come abbracci, morbida calda tenera e pura condivisione.

Per questo scrivo, per questo canto, è questo che adesso rende la mia anima un campo dove semino e raccolgo, disegno aurore fantastiche e scruto il mistero della notte intrecciando respiri di speranza, riempo le crepe e i solchi di piccoli semi, chicchi minuscoli rapiti e offerti da altri abbracci.

Ho labbra che arano il deserto..ho baci bagnati d’acqua e mani che stringono è il mio modo astratto di dire grazie, perchè cerco e trovo sempre ceste colme di gratitudine da voler restituire.

Abbracci e contorsioni del cuore a levigare i giorni, a attuire i colpi delle assenze..ad accartocciarmi per stirare ancora i segni fino a renderli lisci e mi accorgo che è sublime l’attimo in cui il cielo sceglie di baciare la terra l’attimo esatto in cui si consuma l’abbraccio è vita che si unisce alla vita, puoi udirne le grida, puoi esplodere in un divenire fatto di vene e croci, di apnea che genera il respiro..di mare che rimbomba fino a placare e bastare ad ogni silenzio ogni solitudine.

Abbracci a sciogliere ogni filo che si attorciglia sul cuore..nel riverbero di una luce morbida,luce bianca senza conati di incertezza e paura..abbraccio è così che ascolto il mio cuore condiviso spingo avanti il battito e respiro aria, senza rubare.

G.M

Trova il tempo

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Trova il tempo di riflettere,
è la fonte della forza.

Trova il tempo di giocare,
è il segreto della giovinezza.

Trova il tempo di leggere,
è la base del sapere.

Trova il tempo d’essere gentile,
è la strada della felicità.

Trova il tempo di sognare,
è il sentiero che porta alle stelle.

Trova il tempo di amare,
è la vera gioia di vivere.

Trova il tempo d’essere contento
è la musica dell’anima.

(Antica ballata Irlandese)

Pluralità di un’isola

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Vi è una Sicilia “babba”, cioè mite, fino a sembrare stupida; una Sicilia “sperta”, cioè furba, dedita alle più utilitarie pratiche della violenza e della frode. Vi è una Sicilia pigra, una frenetica; una che si estenua nell’angoscia della roba, una che recita la vita come un copione di carnevale; una, infine, che si sporge da un crinale di vento in un accesso di abbagliato delirio…Tante Sicilie, perché? Perché la Sicilia ha avuto la sorte ritrovarsi a far da cerniera nei secoli fra la grande cultura occidentale e le tentazioni del deserto e del sole, tra la ragione e la magia, le temperie del sentimento e le canicole della passione. Soffre, la Sicilia, di un eccesso d’identità, né so se sia un bene o sia un male. Certo per chi ci è nato dura poco l’allegria di sentirsi seduto sull’ombelico del mondo, subentra presto la sofferenza di non sapere districare fra mille curve e intrecci di sangue il filo del proprio destino.Capire la Sicilia significa dunque per un siciliano capire se stesso, assolversi o condannarsi. Ma significa, insieme, definire il dissidio fondamentale che ci travaglia, l’oscillazione fra claustrofobia e claustrofilia, fra odio e amor di clausura, secondo che ci tenti l’espatrio o ci lusinghi l’intimità di una tana, la seduzione di vivere la vita con un vizio solitario. L’insularità, voglio dire, non è una segregazione solo geografica, ma se ne porta dietro altre: della provincia, della famiglia, della stanza, del proprio cuore. Da qui il nostro orgoglio, la diffidenza, il pudore; e il senso di essere diversi.Ogni siciliano è, di fatti, una irripetibile ambiguità psicologica e morale. Così come l’isola tutta è una mischia di lutto e di luce. Dove è più nero il lutto, ivi è più flagrante la luce, e fa sembrare incredibile, inaccettabile la morte. Altrove la morte può forse giustificarsi come l’esito naturale d’ogni processo biologico; qui appare come uno scandalo, un’invidia degli dei.Da questa soperchieria del morire prende corpo il pessimismo isolano, e con esso il fasto funebre dei riti e delle parole; da qui nascono i sapori cupi di tossico che lascia in bocca l’amore. Si tratta di un pessimismo della ragione, al quale quasi sempre s’accompagna un pessimismo della volontà. […] Il risultato di tutto questo, quando dall’isola non si riesce o non si voglia fuggire, è un’enfatica solitudine. Si ha un bel dire – io per primo – che la Sicilia si avvia a diventare Italia (se non è più vero, come qualche savio sostiene, il contrario). Per ora l’isola continua ad arricciarsi sul mare come un istrice, coi suoi vini truci, le confetture soavi, i gelsomini d’Arabia, i coltelli, le lupare. Inventandosi i giorni come momenti di perpetuo teatro, farsa, tragedia o Grand-Guignol. Ogni occasione è buona, dal comizio alla partita di calcio, dalla guerra di santi alla briscola in un caffè.Fino a quella variante perversa della liturgia scenica che è la mafia, la quale fra le sue mille maschere, possiede anche questa: di alleanza simbolica e fraternità rituale, nutrita di tenebra e nello stesso tempo inetta a sopravvivere senza le luci del palcoscenico. […] Non è tutto, vi sono altre Sicilie, non finirò di contarle.

Gesualdo Bufalino

La Cura

La forma più alta dell’Amore è la Cura curare, significa essenzialmente dono: attenzione,interesse, dedizione..curare è praticamente avere a cuore, tenere abbracciati qualcuno così tanto fortemente da preoccuparsi quando è a rischio la sua gioia, la sua serenità, e fare qualsiasi cosa per riportare l’anima dell’altro/a verso il suo bene..curare è tenerezza infinita da sfidare ogni solitudine, ogni malinconia, ogni turbamento, curare è esplodere di gioia per ogni tua gioia piangendo  fino alle lacrime quando sei felice.

Curare è fuoco acceso che mai si spegne che arde in una casa dove sai di poter tornare ogni volta che ne senti il bisogno, perchè rifugio contro ogni sorta di intemperie.. è sedersi infreddoliti e bagnati  sapendo che senza bisogno di domandare e spiegare riuscirai a trovare ogni risposta che cerchi per crederci, sperare, sognare e  vivere ancora..certo/a che non sarai mai offeso criticato e  nemmeno umiliato..perchè prima di te io credo in te, prima che tu mi voglia bene io già ti amo…prima di ogni tua carezza io ti stringo tra i miei sorrisi e le mie pene e sei il mio di  bene ancora prima che io possa diventare il tuo.. la cura è il mio modo di amare e di amarti...e non smetterò mai, nemmeno nel caso tu mai te ne accorgessi…

G.M

Per ogni passo

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Una preghiera per ogni passo

calpestare strada come un canto

tutto l’Amore è viaggio nel tempo

sabbia perlustrata, grotte dipinte,

gola di pietra calcarea

vento che raschia aria

sole a ferire la neve

luce a cristallizzare fiato

spazio bianco trasudante bianco

come una pellicola esposta al buio

accanto ai piedi

gioia impronunciabile

impronte di carezze

e pieghe di carta increspata

riempite da pioggia

e capire che non c’è canzone che il Mare

 non sappia  mettersi in bocca!

G.M

15 dicembre…

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Avevo poco più di venti anni..era dicembre e la Luna nel grembo…

la Vita mi stupiva con il sua infinita Bellezza:

diventavo madre!

era il 15 di questo mese di luci e neve

ed io stringevo tra le braccia, stordita, ubriaca di felicità un fagottino di.2,680 Kg..eri stupenda!

eri la Gioia,eri tutto il mondo in un unico abbraccio…

da allora mesi, anni, giorni e momenti

con il tuo vagito che mi canta nel cuore ed assomiglia

ad un sorriso  che canta

è la tua dolcezza tenera a 

ricordarmi quel giro sul Cielo

che non smette di incantarmi!

Auguri sangue mio..sei tu il regalo più grande

che scarto ogni giorno, sempre nuovo, sempre bello..sei tu

vita della mia vita!

G.M

Colori e domeniche

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Ci sono domeniche come colori

già visti, già sfumati..eppure sconosciuti

memorie antiche che lisciano

 tela d ‘anima

imbrattata di tempo che scivola

e ti fanno sentire

come se ti affacciassi per la prima volta

in un giorno di festa..

la Vita ti intrattiene in un angolo di Luce…

piccola e macchiata di cuore.

G.M

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Si dice che la notte di S.Lucia sia la notte più lunga che ci sia..

ed allora buona notte :

ai naviganti e ai sognatori

ai naufraghi e gli arenati

buona notte

a chi dorme già e a chi come me gode della 

pace del Mare di questa bella notte e spende ancora  qualche  dolce pensiero

da conservare fino a domani..

insomma buona notte!

a tutti..donne, uomini e pure ai delfini

perchè ogni notte per quanto lunga

non e mai infinita! 

G.M