Il sapore della gioia

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E mi capita di pensare alla gioia, al suo sapore,  al suo odore, mi è venuto in mente che a volte rischio di perdere memoria di alcune sensazioni, il mio sforzo per riportarle in vita comincia a sentirsi.

Oggi pensavo al sapore della gioia a tutto quel tempo che è stata assopita sulla mia bocca , tratteggiata nei miei occhi, silenziosa tra le dita,  per quanto tempo l’ ho sentita ascoltandola nel rumore del vento e delle parole,  nei suoni dentro le note,  tra i sensi le grida e l’anima, per quanto tempo ancora mi mancherà, non poterla stringere davvero in un sorriso spensierato, nei pensieri che escono dagli argini e si muovono leggeri e senza il peso della malinconia sul cuore aperto e spalancato alla vita,  negli occhi che luccicano smaniosi e le dita tremanti a catturare farfalle nello stomaco, quel non so che che ti fa sentire la donna più bella e affascinante del mondo, pronta anche a perdere, ma non prima di avere sfoderato ogni virtù e tutto il bene che ti porti appresso, quasi come un fardello che finalmente adesso può compiere il suo dovere, insomma per quanto tempo la potrò ancora ricordare, potrà ancora giocare con me tra spighe e papaveri, dondolarsi su quell’ altalena rossa che sembrava davvero farti volare, conservata nelle tasche del mio vestitino d’ organza con tutte quelle pieghe che a farlo girare sembrava una trottola bellissima dai mille colori, per quanto ancora riuscirò a richiamare alla mente e nella bocca il suo sapore, la potrò ricordare, seduta sui gradini a casa della nonna, con lei che sferruzza calze di lana per l’ inverno e il nonno a brontolare che i cassetti colmi di calze da vestire i piedi dell’intero paese.

Pensarla ancora la gioia, il suo sapore di semi di girasoli rosicchiati e sputati tra una chiacchera e l’ altra nelle sere d’ estate per stare in compagnia e passare il tempo, il pane caldo condito con sale ed olio d’ annata, quello che pizzica un pochino, dal gusto intenso di olive e campagna e poi ancora quel sapore di agrumi che con la buccia ci facevi i dispetti spruzzandola negli occhi per farli bruciare e poi scappare divertita e pagare il pegno.

La gioia , il suo sapore, adesso è bastato soltanto pensarci e me lo ritrovo sulle labbra, provo ad assaggiarla.. ehm!  Si, senza dubbio è questa la mia felicità, quella che mi ricordo, quella mangiata e gustata, quella che ancora mi fa sorridere e piangere di quasi felicità…oppure può arrivare anche così, come se improvvisamente qualcuno pigiasse il tasto rewind nel tuo cuore…

G.M

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