Sorridi e spera! Io sono l’Amore!
Ecco cosa significa per me immergermi nella Musica…ho ascoltato quest’aria tratto dall’opera di Andrea Chènir di Umberto Giordano..c’è un passaggio alla fine che mi ha fatto  venire i “brividi”… da ascoltare perentoriamente ad occhi chiusi, lasciandosi trasportare dagli archi, l’assolo del violino e la voce ora disperata ora portentosa nel crescendo di emozioni che l’artista Maria Callas con la sua strabiliante voce riesce a comunicare…

“Fu in quel dolore
che a me venne l’amor!
Voce piena d’armonia e dice:
“Vivi ancora! Io son la vita!
Ne’ miei occhi e il tuo cielo!
Tu non sei sola!
Le lacrime tue io le raccolgo!
Io sto sul tuo cammino e ti sorreggo!
Sorridi e spera! Io son l’amore!
Tutto intorno e sangue e fango?
Io son divino! Io son l’oblio!
Io sono il dio che sovra il mondo
scendo da l’empireo, fa della terra
un ciel! Ah!
Io son l’amore, io son l’amor, l’amor”
E l’angelo si accosta, bacia,
e vi bacia la morte!
Corpo di moribonda e il corpo mio.
Prendilo dunque.
Io son gia morta cosa!

Lei

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Non ti innamorare mai di una come lei…

Ti ritroveresti in un mondo fatto di

ombre di alberi che ballano al ritmo del vento,

di boschi nei quali si alternano meandri oscuri

dalla vegetazione fitta, irta di rovi,

ispida e tormentata, come spesso è il suo cuore,

ed ampie radure scaldate dai raggi del sole

dove poterti dissetare attingendo

alle acque fresche e pure di un ruscello
Dovresti imparare a specchiarti nei sogni,

a viaggiare cavalcando la coda delle stelle,

a vedere oltre le apparenze,

a bere i suoi baci e godere del suo corpo.

Dovresti imparare a capire i silenzi,

e parole non dette, le lacrime nascoste,

ad accettare che lei si prenda cura di te ,

che entri nel tuo mondo con la sua irruenza,

la sua allegria, la sua voglia di vivere

con il suo essere semplice e complicata nello stesso momento.

Dovresti imparare a superare le barriere

che sono state erette, a scalare le montagne a piedi scalzi,

a sfiorare le sue ferite,

a metterla al centro del tuo mondo

ed a farti mettere al centro del suo mondo…

non innamorarti di una come lei

ti perderesti nei suoi sorrisi  appena abbozzatI

nei  suoi  occhi socchiusi alla luce

che timida filtra dalle tapparelle

mentre rincorre  frammenti e parole

ovattate e soffici sensazioni che accarezzano come piume

la pelle ancora calda di sonno,

dovresti  sentirla leggera  mentre scivola

percorrondo i  tuoi sensi

muovendosi rapida insieme ad emozioni che non conosci

non innammorarti di una come lei

che sempre morbida ti accoglie e altrettanto

morbida ti lascia un tocco tra alba e tramonto

e resta

prima che il giorno possa farti scordare

il suo passaggio.

G.M

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Fuoco nel vento

Vado
sotto il segno di Caino
a cercare il mio destino
fonderò nuove città
Vuoto
come il mare di parole
di chi cerca di comprare
il silenzio di chi sa
Muore
come un buio in pieno sole
con un giro di parole
anche l’ultima pietà
E vivrò
clandestinamente
saboterò la malattia
di chi si crede un Dio
Mi unirò
a tutta l’altra gente
che crede ancora
che ci sia
dentro al più piccolo di noi
fuoco nel vento
Fuori
tra corrotte menti e cuori
ciarlatani ed impostori
spacciatori di realtà
Nomi
che conoscono anche i muri
che procedono sicuri
nella loro impunità
Preti
che gestiscono segreti
che hanno messo sotto ai piedi
ogni eterna verità
E vivrò
insieme a te per sempre
proteggerò la fantasia
accarezzando il tempo
Danzerò
al ritmo delle foglie
dentro una musica
che sia
soltanto luce e melodia
fuoco nel vento

Adriano Celentano

 

 

Cenere e brace accesa

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Sono attratta irresistibilmente dalla voce e le rughe dei vecchi, loro custodiscono la memoria, nascosta tra i segni del tempo, incisa nelle pieghe delle loro mani stanche,dipinta nei loro sguardi assenti e lontani…altri mondi che sento di non aver ancora avuto il tempo di percorrere.
Da bambina ho avuto il privilegio di ascoltare tante volte la voce della mia cara nonna materna “Pippinedda”, di lei porto il nome, alcuni tratti somatici, l’irruenza e l’entusiasmo ,la vivacità e un incontenibile curiosità che mi spinge sempre a sondare, cercare, frugare il fondo di ogni cosa, come se non ci fosse mai fine a nulla. Ho passato pomeriggi interi appoggiando la mia testolina sulle sue ginocchia, annondando con le dita ciocche dei miei capelli, con la bocca socchiusa tra attesa e stupore per ascoltare racconti tramandati da secoli di padre in figlio, le storie più assurde piene di fascino e magia.
La nonna paterna “Calì” l’ho conosciuta da adulta, quando un giorno balzando dal letto ho sentito improvvisamente l’impulso di prendere un treno per recarmi al paese natìo per incontrarla e siccome io solitamente ho qualche difficcoltà a frenare una richiesta che sento nascere da dentro e tendo nel possibile di assecondare certe “intuizioni”, mi sono recata nell’entroterra siculo, in un paese che sembra fermo nel tempo, mi sono addentrata tra vicoli stretti e case diroccate percorrendo scendendo e salendo scalini di pietra tra ammassi di case e vie strette, sono giunta davanti a lei con il cuore stracarico di emozione e attesa, stringendola forte come tutta la vita dimenticata.
Calì, che donna! A “niura” così la nominava mia madre per via della sua carnagione scura,una donna che sembrava possedere mille anni, e non per via del suo viso scavato e rugoso, non per le mani con le arterie che assomigliavano a rami che non sapevevano più dove scorrere e nemmeno per le sue palpebre cadenti come persiane che aprendosi allo sguardo rimandavano a paesaggi distanti, oscuri e misteriosi, ma tanto per la sua voce, il suo portamento così fiero, regale, il suo carattere così determinato, ostinato coerente fino alla morte con il suo credo di vita.
Lei un giorno di quei giorni, mi prese per mano e dopo tante tante parole si portò un dito sulle labbra per ammonirmi al silenzio e mi invitò a seguirla, una camminata che ricordo avvenne in un mutismo religioso fino a giungere davanti ad una casa che stava per cadere a pezzi per via di un incendio che l’aveva devastata. Vetri rotti, fuliggine sui muri e porta marcia da cento dulivi e trasandezza.
“Pinù, chistà è a to’ casa, cca a nascisti, Via Bivona, era la casa di me madri, cà nu jornu iu ti vinni a salvari di lu focu, u tanciru vicino a lu letto pigghio focu, tu eratu curcato idda lu letto, tutto si appicciò , u viri? Tu neddi ti fascisti, mancu na bruciatina! picchì a sapiri che prima di u parrinu attìa ti vattìo lu Signuri cù u so focu!”
Traduco per chi non capisce il dialetto siculo, ma mia nonna sapeva esprimersi solo in questa maniera: questa è la tua casa, era la casa di mia madre, sei nata qui, un giorno io ti ho salvato dal fuoco,lo scaldino( allora in Sicilia veniva usato un piccolo braciere di rame dove bruciava carbone e bucce di mandorle, serviva per scaldare il letto e per dare tepore alla casa in inverno)vicino al letto prese fuoco, tu eri coricata sopra il letto, tutto si bruciò, ma tu sei rimasta illesa, nemmeno una piccola ustione. Ti dico questo perchè deve sapere che prima del prete tu sei stata battezzata dal Signore con il fuoco.
E’ inutile dire che quella rivelazione mi sconvolse, mai mia madre fino allora si era lasciata sfuggire questa confindenza, forse in cuor suo provava troppa vergogna per avermi dimenticata sola e indifesa in una casa che avrebbe preso fuoco.
Ho ripensato spesso a quell’episodio, ho sempre in mente quel che mi disse nonna Calì , la sua lettura di quel fatto drammatico, certo lei era davvero una donna di fede, fede autentica, rigorosa nei precetti e timorata da Dio. Aveva semplicemente la facoltà di leggere i segni, nelle persone, nelle cose, teneva in mano un filo di corda dura che l’ha mantenuta fino alla fine dei suoi giorni legata all’invisibile, l’ignoto, a tutto ciò che non si vede con gli occhi ma con l’anima.
Dalle sue parole ho compreso che ognuno di noi ha una profezia scritta all’origine dei suoi giorni e che è compito di ognuno trovarla, che bisogna cercarla per manifestarla e comprendere il proprio senso, che forse fintanto che non si vede e si legge siamo destinati a vagare come anime perse nel nulla.
Io ho cercato e cerco di interpretare la mia , ho un punto di partenza che è: Salvezza nel fuoco, da qui parte ogni tentativo di definirla, da qui parte la mia ricerca, ogni tanto aggiungo una parte ma sento che manca ancora qualcosa.
Sono stata avvolta nelle fiamme e ne sono uscita illesa, mi azzardo a credere che quel fuoco mi ha segnata nel profondo, che deve essere scappata una scintilla che si è fermata all’interno e che continua a bruciare incessantemente..un calore immenso che viene dal profondo e che non può essere spento, ci brucio io e per questo che qualche volta mi sento cenere spenta che contrasta con Luce che arde.

G.M

  

La scena più bella del film “Balla coi lupi”…. non è una semplice danza intorno al fuoco ma la consapevolezza di entrare a far parte di un mondo che ti era sconosciuto e che adesso ti senti di far parte…I due animali della prateria, il lupo e il cavallo, con il loro sguardo accolgono con stupore questo nuovo spirito….mi commuove!

Viaggio

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Ho sempre avuto il gusto dell’alba: la luce sbiadita, i rumori appannati che filtrano dalle finestre ancora chiuse, nella testa ho ancora le parole che stanotte qualche sogno mi ha portato, sillabe che tento di stringere in un pugno come fossero fiori che sento di dover conservare.
Molti anni fa, giovane d’età ma vecchia di storia ho intrapreso un viaggio, un lunghissimo percorso alla ricerca delle mie radici, avevo in mano soltanto tanti frammenti, pezzi caotici di ogni cosa, mille tessere che a metterle insieme ne potevi fare soltanto un quadro di niente, sentivo l’urgenza di ritrovarmi, di definirmi, di ricongiungermi : per conoscersi occorre perdersi! Ed io ero perduta, dannatamente persa, imprigliata in verità taciute, avvolta nell’ombra di infinite supposizioni, mescolata tra l’ardore del vivere e il desiderio di chiudere per sempre il sipario di quel tendone da circo in cui riuscivo soltanto a distinguere piccole comparse senza ruolo.
Ma la Vita, mi ha sorpreso, cambiando la mia rotta, mi ha costretto a una sosta,una battuta d’arresto che ha aggiunto dolore al dolore, nel frattempo non ha smesso di inviarmi segnali, ancora altri pezzi, tanti dettagli ad indicarmi altre vie , altre strade o solamente ha voluto offrirmi altri occhi per vedere le stesse cose ma in maniera più ampia e profonda, non lo so, forse allora non ero ancora pronta, o semplicemente non avevo le spalle abbastanze larghe per sopportarne il peso.
Qualche mese fa, a seguito di un lungo periodo di elaborazione di una grave perdita, dopo aver superato ogni stadio di dolore che comporta un distacco così forte, ho ripreso quel viaggio, dal punto esatto in cui l’avevo lasciato, a differenza di allora non ho ricevuto la benedizione di un sacerdote, mio carissimo amico che allora accompagnandomi alla prima stazione della mia via Crucis e ponendomi un segno sulla fronte dopo avermi abbracciata a lungo mi disse: Che il Signore ti accompagni, ovunque vai, che il suo Spirito possa vegliare su te nella notte più oscura e la Madre Celeste culli ogni tua inquietudine perchè io possa ritrovarti un giorno Bella come sei nata! Quelle poche parole sono state il mio conforto tante e tante volte e so che sono sola: il viaggio verso la Vita si compie in profonda solitudine! ed oggi so con certezza che una Benedizione vale per sempre ed con questo sollievo che ho ripreso il cammino, cosa cerco? cerco la Gioia : la fonte inesauribile di sconfinata Bellezza, non un attimo, un momento, un tempo ma un’eternità di Bene che possa dissetarmi per sempre, so che c’è, porto con me soltanto questa certezza, vivo di questa nostalgia che niente e nessuno è riuscito mai a placare, sono sicura mi aspetta,voglio la sua carezza, voglio la sua dolcezza,il fuoco che danza all’unisono con la mia fiamma di vita senza spegnersi mai, voglio quella Poesia che soltanto l’Amore sa offrire prendendosi tutto e lasciandoti intera, voglio che mi basti e voglio essere per questa Gioia abbastanza per meritarne anche solo lo sguardo…sono in viaggio, e come tutti i viaggiatori pago con questo mio tempo il costo della Vita, che ora capisco si paga in respiri e sangue.
G.M