Tienimi con te

Quante onde ha il mare
come belve in gabbia
sempre lì a scappare
e noi siamo solo sabbia
e che pena poter bagnare
appena le labbra

fino alla fine
fino a che si può
e fino al confine
fino all’ultimo
fino alla fine del tempo
fino a che ce n’è ancora un po’
e fino alla fine di tutto
fino allora tu
tienimi con te

Baglioni

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Ci sono giorni che si arrampicano su un muro con artigli piuttosto che mani, tempo irrisolto che ti cade addosso senza ricoprirti di niente..tempo che ti azzanna a morsi per accettarsi che anche tu puoi morire di impotenza e oscurità, giorni che si beffano di tutta la tua Poesia e di tutta la dolcezza che ti grida dentro, stordendo il cuore fino a sfinirlo…giorni così con tutti i desideri nascosti dentro le tasche bucate e lo capisci dalle briciole seminate, tracce lasciate nei boschi di fate e folletti sognanti come te perchè qualcuno possa trovarle, per farti trovare, ancora intatta possibilmente e il tuo segno sulla pelle, una sorte di ammonizione: Attenzione, pericolo dipendenza,nuoce gravemente alla pelle e al cuore! Maledetto segno, a nulla è servito occultarlo, tentare di mascherarlo,marchiata da sempre, te lo porti appresso e lo paghi in momenti ,ti scappa dagli occhi, dalle mani, da ogni cosa che fai e che dici. Ho bisogno di quiete, ho urgenza e necessità di staccarmi da ogni realtà, da me, ho bisogno di concretezza, quella assurda e severa che ti riporta dal Cielo alla Terra in  un nanosecondo.
Afferro un libro, il primo fra tanti, e ne sfoglio le pagine lievi cercando la solita via per la fuga. Io non so andare in bici, scavalcando barriere di morbidi fiori o selciati solcati dal tempo.
Io non so rendere grazie ad un Dio sulla via di Damasco, o lenire il suo male non credendo nel mio. Io so soltanto volare, con la testa, con la pancia, con il cuore, guardare con gli occhi ciò che è degno di essermi eterno, fosse anche mille miglia lontano da me.
Non chiedermi di essere non presente a me stessa, io non posso, non chiedermi di essere eroe o vittima o angelo puro, io che mi macchio di istanti e respiro.
Non chiedermi di non piangere adesso, vorrei sdraiarmi in un campo, immobile e zitta, lasciando che tutto il resto svanisca,  ecco, questo è uno di quei momenti in cui l’euforia cede il passo alla tristezza, grave, spessa, tangibile. Tu ascolta il mio silenzio che parla per me e raccontami una storia, una bella favola con il solito classico lieto fine sdolcinato che fa sognare!

G.M

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Dal Mare

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Salvami
Non emarginarmi no
A capirti imparerò
Eccomi
Privo di ogni volontà
Non ho un nome, non ho età
Un Dio
Il tuo o il mio
Non può volere tutto ciò
Vita che
Si ricicla come può
Se ho fortuna sbarcherò
Anch’io
ho fame anch’io
Ho freddo come hai freddo tu
Se vuoi
Comprendimi
Ti rispetterò
Io ti ripagherò
Dal mare arriverò
Con i fratelli miei
Ne ho persi tanti che
Se guardi il cielo capirai
Non si è sicuri mai
Stipati siamo qui
Potrei lasciarmi andare
Finirla anch’io così
Davvero una pazzia
Con questa alta marea
Sperare di raggiungere la riva
Quella mia
Né fiori né bandiere
Almeno un sogno che

Io possa ritrovare in me
Penso a te
E di colpo l’armonia
Hai una casa tutta tua
Non c’è
Chi aspetta me
Neppure chi mi piangerà
Se vuoi
Ricordami
In fondo a quell’indifferenza
Annego io
Il mare che sfidai
Riempie gli occhi miei
Speranza almeno tu
Non ti sei dileguata mai
La pace che vorrei
Non la conoscerò
Ma almeno a questo mondo non mi consegnerò
Non c’è più libertà
Né solidarietà
Le differenze offendono chi non le capirà
Un posto accanto a te
È un lusso casomai
Io non riesco ad odiarti!
Avrei potuto amarti
Ma un onda viene su
Io non avrò più un nome
Mai più

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