Dolcezza

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E per  un lungo periodo ho dimenticato come si vola sopra ogni ferita, ho dimenticato come si vive  come si muore eppure qualcosa mi dice che Tu me lo avevi insegnato…esiste un segreto,  che ti permette di non  scordarlo escludendo quelli passati all’orecchio di turno dai bambini? No, io non credo soltanto tante  verità taciute, piuttosto. Oscuramenti, sipari abbassati, teli stesi su mobilia che perde i contorni reali per assumere forme indefinite, vaghe, tonfi di silenzio  che diventano sacri, inviolabili, in onore dei quali si erigono templi e si sparge incenso. E   sono  ancora  qui ad  attraversare  il mio  silenzio di petali, diffondo profumo. Il dentro è  ancora  troppo carne, impasto d’acqua e terra, accendo falò  nel deserto e suono  canti berberi, è spezia che avvolge la lingua, è intreccio di membra, lama insanguinata  che taglia l’aria il mio  ritorno sul luogo di ogni ferita.

Ho una voragine interna da riempire,  una cicatrice lunga, sul corpo, che deturpa la bellezza o la esalta dipende da come si è in grado di guardare.. stringo ossa stanche, tocco una pelle arrossata e sottile.

Rientro da me, lasciando il cielo del nord che mi ha ospitato per un arco di tempo indefinito. Me ne allontano su ali d’acciaio, sopra le nubi, sentendomi un gigante sulla terra ora così piccola, sotto, così distante, con le sue tragedie, i suoi mali, le sue bellezze. Ho cercato in tutto questo tempo di bere, dissetarmi come mi è stato possibile, lasciando a volte che i rigagnoli d’acqua scappassero dalla bocca e arrivassero alla mascella, e poi a scendere, fino al collo. Bagnarmi di emozioni, provare a me stessa che riesco, se voglio.Ho assistito a  troppe conclusioni antecedenti inizi e  vuoti abissali  e viaggi eterni nell’immobilità e ad immobilità in corse frenetiche. Sì, anche questo è possibile, paradossi che perdono il loro motivo d’essere. Ho bisogno di vicoli,   chiacchericcio   di comari sull’uscio di casa,  di muri scrostati, di campagne assolate e di palazzi solenni,  strade lastricate, marmi, bianche statue su cui posare lo sguardo. Ho bisogno di salsedine e mare, naviganti pronti a partire e sopravvissuti  a terribili tempeste  Annuso ogni cosa come avessi perso ogni riferimento. Annuso, come mi è necessario: l’unico modo per trovare la strada di casa.Guardo l’alba e stamattina non saprei come definire il cielo: danza nell’incertezza, tra il sorriso azzurro e la voglia grigia di piangere.. da tempo si sono sovraccaricati di un peso invisibile, lo stesso che tento di allontanare mentre espiro con decisione,  a volte riesco a convincermi che serva. Poco prima dei miei esercizi davanti alla finestra, poco prima di una me che cerca di far pace con la sua infinita inquietudine,  c’è un abbraccio, una commozione che dipinge l’aria stantia vorrei fermarla adesso, qui per sempre.Non mi piace il cielo uniforme, troppo azzurro o troppo grigio, monocromie a me contrarie, come le onde che dalla battigia ritornano al largo, fino ad annullarsi. Mi piacciono le ombre e le luci, contrastanti, le nuvole che imbrattano il terso, l’odore di temporale, il sole che buca il nero alla fine della tempesta. Mi piace ciò che raccolgo  nelle mani alla fine di un viaggio, anche se è sporco di sangue, mi piace ciò che serbano i miei occhi, che lecco sulle labbra: i sapori di un luogo restano impressi ovunque, basta cercarli. Cammino nella moltitudine di gente che satura le strade , flussi umani che non conosco e che, tuttavia, mi par di conoscere da sempre, distribuisco inviti conditi di zenzero, cannella, agrumi e vino,  vorrei ballare,  solo per il gusto di sentirmi viva, vorrei cantare, essere ninna nanna che culla ogni cuore afflitto e tormentato, far riposare ogni ferita  nelle mie e svegliarmi con il cuore sanato, spargere sale su ogni cosa fino a sentire voglia di dolcezza da non dimenticare.

2 pensieri su “Dolcezza

  1. La tua dolcezza è una dote rara, cara Giusy…
    A volte la brutalità della vita si aggrappa proprio alle persone più dolci e cerca di strappare le radici di un sorriso. La pelle diventa grigia, la luce degli occhi si spegne e un piccolo rigolo di sangue cola dall’angolo più insidioso della nostra bocca.
    A volte ti guardi allo specchio e non ti riconosci, e pensi che non sei tu a rifletterti sul vetro argentato, e vedi che manca qualcosa… è quella dolcezza che qualcuno è riuscito a strapparti, rubandola per gettarla nella grotta dell’ombra…
    …allora, devi ricordare… devi riconoscerti… e preservare la tua dolcezza dai ladri predatori perché tu sai essere fonte di gioia per tutti coloro che hai vicino… per tutti coloro che ami…
    È bellissimo scrivere con te…
    Un abbraccio “dolcissimo”
    Simo

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    1. Grazie, Simona hai speso per me parole dolcissime che mi fanno bene, questo post nasce dopo un po’ d’amarezza..succede quando abbassi le difese e qualcuno approfitta..ed allora pazienza, ti scrolli la delusione, tiro un forte sospiro e basta, a volte è davvero estenuante stare “attenti” ma è così e devo farmene una ragione proprio in nome della dolcezza che mi abita.
      Grazie ancora, cara è bello saperti qui e scambiare un pochino di cuore.

      Buona serata, un abbraccio

      Giusy

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