Ti porterò a casa

Ognuno ha la sua colonna sonora, quel qualcosa che ci canta dentro, a volte è una canzone triste, qualcosa che stride, qualcosa di arrabbiato , un richiamo, un letto dove riposare o più semplicemente qualcosa che racconta tutto di noi, di ciò che siamo, dei nostri sogni repressi, dei nostri abbracci, delle nostre speranze….una colonna sonora che dice esattamente ciò che vorremmo dire e che arriva proprio dove noi desideriamo, un bacio mandato lontano, un bacio che arriva dal passato e che ci piacerebbe ricevere adesso…e sono parole e sono musica a volte soltanto un ricordo indimenticabile, la mia è questa…stasera non smetto di ascoltarla, non smetto di sentirla…mi dorme sugli occhi, mi si posa sul cuore ed io ho non bisogno di dirti altro…!

G.M

 

” Se lei avesse avuto le ali sarebbe volata via
E un giorno o l’altro Dio gliene darà un paio
Le difficoltà sono l’unica strada percorribile, percorribile

Così forte come eri, eri tenera
Ti sto osservando respirare, per l’ultima volta
Una canzone per il tuo cuore, ma quando è in silenzio
So cosa vuol dire, e ti porterò a casa, ti porterò a casa “

 

 

Provate a fermarlo

10169172_721189941276661_3866337485800114142_n

 

Provate a fermare l’amore
se vi riesce
quando intreccia le lacrime in radici
e ti affonda alla vita
mentre strappa dagli occhi la polvere della notte
avvolgendoli in veli d’aria
in abissi di pensieri
fino a fremere alla vista del sole.
Provate a fermare l’amore
se vi riesce
su di una barca solitaria e carica di cuore
che ogni giorno sceglie un nuovo itinerario
per continuare ad andare
provate a zittire il mondo che pulsa nella pancia
il tutto dentro senza fessure e pieno di finestre
ed i sensi come un groviglio, una matassa
dalle vene all’anima
dall’anima alla carne
ogni stilla di sangue come pioggia d’estate
provate a fermarlo quest’amore
in questo giorno senza sponda
nell’ovunque e nell’ altrove
in ogni attimo di ogni tempo
incastrato tra le ciglia
tra chiaro e scuro
come luce che penetra e poi scompare
addosso come legno bruciato
tutto nelle narici e nelle mani
fermatelo quest’amore
mentre sogna e desidera quel che il cuore brama
quando danza svestito di ieri in un giorno di festa
e sa cantare e piangere al centro del fuoco
quest’amore, abbandonato e solo
vagabondo in mezzo ai posti occupati
che non teme il proprio viso riflesso allo specchio
ed ha occhi per tutti
quest’amore che chiedo, questo amore che voglio da dare
che mi vive
che mi muove
che mi espande e mi racchiude
imperlato di profumi che sfuggono al vuoto
amore come fili di respiro
su una foglia cullata e invaghita dal vento
che smuove ogni durezza
accarezzandomi di poesia.

G.M

Un mondo di uomini bambini

10592759_278170299045638_4741744103893527725_n

Il bambino interiore che è in noi rappresenta nella sua forma più elementare, la forza motrice primordiale, quella che dà vita al nostro universo personale. È quella forza che ricerca le esperienze e il senso, quella che dà all’essere umano il desiderio di giocare, che dona capacità di gioire e talenti quali l’ispirazione e il senso della bellezza; è la parte di noi che ama e vuole essere amata, quella che è al di là del tempo, sempre giovane e fiduciosa nella vita stessa. E’ il ricercatore, l’inventore, “il creatore” in noi, colui che vuole sapere come funzionano le cose e prenderne parte attiva per farle funzionare. Ci lascia vivere la dimensione di “flow”: fluire ma nel contempo essere immersi in ciò che stiamo facendo. Il bambino interiore libero, vive attraverso l’intelligenza del suo cuore, è completamente integrato nel presente, è intuitivo e racchiuso in un mondo tutto suo, nel quale il tempo scorre a una velocità differente, secondo ritmi e regole proprie. Essere in contatto con il nostro bambino interiore significa perciò essere collegati con il suono primordiale della nostra anima. È un ritrovarsi di fronte alla fonte originaria della nostra vita, là dove proviamo una gioia profonda, poiché sappiamo con chiarezza ciò che veramente vogliamo e la forma che questo desiderio può prendere. Il nostro bambino interiore dunque, fonte originaria, primordiale, conosce il vero motivo dello scopo della nostra vita, è perciò il fondamento, la base del nostro essere.

 

Donna mia

Femminilità è dolcezza, garbo  tenerezza e mistero, femminilità è intuito e grande forza, istinto primordiale di cura e protezione, la vera essenza di ogni donna è Amore,offerta e generosità, riscoprire la propria autentica essenza vuol dire accettare il coraggio di essere madre, madre che genera Vita, che conduce e sprona sempre verso il Bene, la Nascita e qualche volta la Ri-nascita….

G.M

10330231_1430559027224576_5773269107740877600_n

Lei era la terra sommersa dove è nato il mio cuore, annacquata e odorosa di scelte che si scontano come avanzi di un banchetto clandestino, scelte che si pagano a morsi addentando scorci di luce qua e là per non sentirne il tonfo nelle viscere;

Lei era la culla suadente del mare dove ora riposa il mio sangue, il sonno calmo che dormiva sugli occhi e sotto soltanto palpebre aperte a cogliere visioni fiammeggianti di carne e silenzi, era fame di vita con labbra sospese, impigliate tra rovi di orizzonti e baratri ora è la mia voce ancorata a lampi d’amore che disgela le vene;

Lei era l’attesa, vento gelato che pettinava i miei campi bruciati da un sole nascosto, la catena immobile che mi legava al tempo e lingua di fuoco ad incenerire i giorni della mancanza, ora è la mia parola che brancica bagliori e che si allunga nel corso di ogni momento bagnando le ciglia, toccando ogni posto, ogni luogo, ogni istante per raccontarle cose nuove, la carta bianca che non aspetta domani per parlare;

 

Lei era il sogno a sfidare la notte, l’abisso e l’aria dove non si posano carezze, teca arrugginita di tenerezza perduta dove non arrivano mani, ora è la mia conchiglia rosa rinvenuta lungo la battigia da dove si ode musica, note di verità a cui sto appesa e che mi contengono intera;

 

Lei era il verso del rimpianto e della solitudine che rantola di troppe pause e tormento, l’anima chiusa a pugno come una rosa pestata dal peso di una pietra, ora lei è la mia rima perfetta, il sigillo che chiude la porta ad ogni offesa, la goccia del mare che scintilla di dolcezza, una milonga infinita che chiama la pioggia…a lavare la mente, a smuovere stupore e il sorriso complice prima di dichiararsi all’Amore.

 

Lei era l’agnello sacrificale che ha lasciato la terra agonizzando un po’ di senso e perdono con il dorso coperto da torti non suoi, eredità non scelta e alla quale non tutti trovano un modo di rinunciare, adesso è la mia spada di Damocle che spezza la catena del dolore di infinite generazioni…spada che incide l’Amore fino al fulcro della Misericordia e da lì ricomincia a capire ad esistere.

 

G.M

Gelsomino e Tempesta

back_to_the_sea__by_indiae-d2xhekg

Ho smarrito il rigore
arreso e mansueto il mio sguardo
si è fatto comodo
lenta e morbida sfoglio i giorni
dagli occhi soffio petali mentre
resto affollata
di bandiere e presagi
colma di farfalle e germogli di parole
che cercano aria, che vogliono terra
so soltanto aprire finestre
mostrare attenzione alle briciole e al sale
mordicchiare il respiro del vento
rannicchiarmi in un istante di tempo
e ancorare i pensieri sul davanzale
capitolarmi tra gli spazi rassegnati
e i conti a venire
so soltanto improvvisare una danza invisibile
che si poggia orizzontale
che si spoglia di polvere
come la brezza leggera del mio mare
che odora di gelsomino e tempesta.

 

G.M

 

Fino in fondo all’amore

Guidami danzando alla tua bellezza
col suono di un violino che brucia
conducimi danzando oltre il panico
fin dove starò al sicuro
sollevami come un ramo d’ulivo
e sii la colomba che mi riporta a casa
guidami danzando fino in fondo all’amore
Oh lascia che io veda la tua bellezza
quando non ci sono più testimoni
fammi sentire come ti muovi all’uso di Babilonia
lentamente mostrami ciò di cui solo io conosco i confini
guidami danzando fino in fondo all’amore
guidami danzando fino in fondo all’amore
Guidami ora danzando alle nozze
guidami danzando e non fermarti
guidami danzando con dolcezza e danza a lungo
stiamo entrambi sotto al nostro amore
ne stiamo entrambi sopra
guidami danzando fino in fondo all’amore
guidami danzando fino in fondo all’amore
Portami danzando ai bambini
che chiedono di nascere
guidami danzando oltre il velo
che i nostri baci hanno consumato
poni una tenda a rifugio ora
anche se ogni filo è strappato
guidami danzando fino in fondo all’amore
Guidami danzando alla tua bellezza
col suono di un violino che arde
conducimi danzando oltre il panico
fin dove starò al sicuro
toccami con le nude mani
o col guanto che le ricopre
guidami danzando fino in fondo all’amore
guidami danzando fino in fondo all’amore

 

Leonard Cohen

 

 

Fino in fondo all’amore

Guidami danzando alla tua bellezza
col suono di un violino che brucia
conducimi danzando oltre il panico
fin dove starò al sicuro
sollevami come un ramo d’ulivo
e sii la colomba che mi riporta a casa
guidami danzando fino in fondo all’amore
Oh lascia che io veda la tua bellezza
quando non ci sono più testimoni
fammi sentire come ti muovi all’uso di Babilonia
lentamente mostrami ciò di cui solo io conosco i confini
guidami danzando fino in fondo all’amore
guidami danzando fino in fondo all’amore
Guidami ora danzando alle nozze
guidami danzando e non fermarti
guidami danzando con dolcezza e danza a lungo
stiamo entrambi sotto al nostro amore
ne stiamo entrambi sopra
guidami danzando fino in fondo all’amore
guidami danzando fino in fondo all’amore
Portami danzando ai bambini
che chiedono di nascere
guidami danzando oltre il velo
che i nostri baci hanno consumato
poni una tenda a rifugio ora
anche se ogni filo è strappato
guidami danzando fino in fondo all’amore
Guidami danzando alla tua bellezza
col suono di un violino che arde
conducimi danzando oltre il panico
fin dove starò al sicuro
toccami con le nude mani
o col guanto che le ricopre
guidami danzando fino in fondo all’amore
guidami danzando fino in fondo all’amore

 

Leonard Cohen

 

 

Cara…

Perché ho scritto una canzone per ogni pentimento
e debbo stare attento a non cadere nel vino
o finir dentro ai tuoi occhi, se mi vieni più vicino………

La notte ha il suo profumo e puoi cascarci dentro
che non ti vede nessuno
ma per uno come me, poveretto, che voleva prenderti per mano
e cascare dentro un letto…..
che pena…che nostalgia
non guardarti negli occhi e dirti un’altra bugia
A..Almeno non ti avessi incontrato
io che qui sto morendo e tu che mangi il gelato.

Tu corri dietro al vento e sembri una farfalla
e con quanto sentimento ti blocchi e guardi la mia spalla
se hai paura a andar lontano, puoi volarmi nella mano
ma so già cosa pensi, tu vorresti partire
come se andare lontano fosse uguale a morire
e non c’e’ niente di strano ma non posso venire

Così come una farfalla ti sei alzata per scappare
ma ricorda che a quel muro ti avrei potuta inchiodare
se non fossi uscito fuori per provare anch’io a volare
e la notte cominciava a gelare la mia pelle
una notte madre che cercava di contare le sue stelle
io li sotto ero uno sputo e ho detto “OLE'” sono perduto.

La notte sta morendo
ed e’ cretino cercare di fermare le lacrime ridendo
ma per uno come me l’ ho gia detto
che voleva prenderti per mano e volare sopra un tetto.

Lontano si ferma un treno
ma che bella mattina, il cielo e’ sereno
Buonanotte, anima mia
adesso spengo la luce e così sia…

Mannoia (Cover Dalla)

 

_to_experience_the_sea__by_adeadrockstar-d5d5cre

Non so abitare a lungo l’immobilità, ogni cosa in me freme, pulsa si agita, sono piena…colma e straripante di fughe, viaggi, deserti, paesi lontani, nel mio sguardo dormono e vegliano occhi che penetrano orizzonti perduti e andati, sono carica di sogni, passioni, slanci d’amore la mia consistenza è lievità carnosa e per questo che non sopporto a lungo la ripetizione, l’abitudine e il battito dell’orologio che annulla il tempo, è la mia natura il movimento e quando sono costretta a stare ferma ogni cosa in me si dispone alla continua ricerca di altri luoghi ed è tutto un tumulto di voci, di brusii, di sospiri, battiti d’ali e sciabordii di acqua smossa.

La mia mente vaga a volte sfilacciata e incerta, galleggia nei ricordi trasloca e si estende a caccia di profumi, aromi tocchi, profezie e promesse misteriose cantate dal vento, cammina avanti e indietro contando vecchie ferite e bagliori di dolcezza infinita come una sfida da portare al passato, ricordare senza cancellare,  pensarlo perchè mi percorra senza sovrastarmi, sorpassarlo per imprimerlo meglio, così il tutto ed il nulla, l’amore che ho avuto e quello dimenticato si nutre di presenza e di calore.

Nell’immobilità sento soltanto urgenza e bisogno di collocarmi al meglio, l’esigenza di schierare la Vita nell’eterna diatriba del male e del male, del giusto e sbagliato sistemare la luce che preme in bilico continuo, in mezzo ad ogni mia dualità, ogni contrasto che non mi permette di definire i contorni ma soltanto dettagli che mi impediscono di incontrare la verità.

E in questo perpetuo movimento che io so stare stabile, in questo immergermi ed emergere che posso respirare, in questo  perenne lisciare e confortare oppure scostare ed allontanare che mi affiato alla Vita, che ne prendo il possesso per poi lasciarla scorrere ed andare…un ‘onda possente che si infrange in offerta, in dono verso altre rive, altri scogli, altri muri e silenzio e poi torna, torna come Mare!

 

Allora scrivo, studio, dipingo tele e faccio musica…allora creo, cucino, rammendo e ricamo, danzo e mi racconto, invento qualcosa e gioco, canto il mio dolore, la malinconia e la gioia pura, mi tuffo in una fotografia , oso ancora sognare, piego i miei spazi ristretti per non lasciarmi spezzare e in questo turbinio quasi sconsiderato io trovo il senso di tutte le cose, sola di una solitudine che abbraccia il mondo.

Nel tumulto del mio cuore agitato io trovo oasi di pace, una quiete lenta, calma e pulsante, fiamme accese di speranza, in mezzo a tutta questa baraonda io trovo il silenzio che non è tacere ma voce che invoglia, sprona e consola il diapason che accende l’armonia e fiorisco di primavera antica e perenne.

Fluttuando tra carico e sgravo attenuo il peso per aderire meglio al mio esistere intenso, colmo il baratro della mancanza, così piccola e garbata chiedo al Cielo di ricambiare una voce, un baleno di dolcezza, un cambio e una rotta, un sorriso raro come una gemma preziosa, una lacrima lavata nel fuoco della compassione, una morbida fibra da cucire in coperta, una parola d’amore che straripa di cura e attenzione…domando e aspetto ,mi muovo apparentemente ferma senza spostarmi dal cuore di ogni mia certezza , dall’epicentro sicuro che mi salva persino da me stessa.

G.M