Aria di casa

Strade Parallele…questo brano, composto da Giuni Russo e M.Antonietta Sisini e pubblicato nel 1994, è interpretato da Giuni e Franco Battiato.
Composizione di forte impatto emotivo rievoca mediterranee atmosfere metafisiche.

Rosa Balistreri

Stasera la Nostalgia della mia Terra si fa sentire ed allora io l’accolgo lasciandomi cullare da questa bellissima ninna nanna…

 

Avò è una delle più belle ninne nanne siciliane cantate da Rosa Balistreri.
E’ l’accorato canto di una mamma che addormenta la sua bimba. Ancora oggi viene cantata dalle mamme siciliane e dalle note dolci vengono fuori i sentimenti più intimi di una mamma, l’amore tenero e totale per la propria creatura. Anche Rosa Balistreri è stata madre: ha avuto un figlio
morto appena nato ed una figlia, Angela, ancora viva, ha adottato il nipote Luca e lo ha trattato come un figlio. La dolcezza della voce della cantante in questa ninna nanna fa contrasto con molte canzone in cui la voce di Rosa Balistreri è aspra, dura, a volte roca, specie nelle canzoni di protesta. Le parole sono bellissime: “Specchio dei miei occhi, faccia d’arancio, che nemmeno per un tesoro io ti cambio.”, “Respiro della anima mia, faccetta bella”, e poi il desiderio di un futuro tranquillo e sicuro come quello di farla “munachella” monaca nel convento dove crescono i
figli dei nobili e dei signori, scelta di vita condivisa da molte ragazze di una volta. L’ultima strofa, un grido accorato alla Madre di Dio di farla crescere sotto la sua protezione, coinvolge totalmente l’ascoltatore e fa comprendere come sulla terra non c’è un amore più grande di quello che ha una mamma verso la propria creatura.

Stranizza d’Amuri

‘Ndo vadduni da Scammacca
i carritteri ogni tantu
lassaunu i loru bisogni
e i muscuni ciabbulaunu supra
jeumu a caccia di lucettuli…
‘a litturina da ciccum-etnea
i saggi ginnici ‘u Nabuccu
‘a scola sta finennu.
Man manu ca passunu i jonna
sta frevi mi trasi ‘nda lI’ossa
‘ccu tuttu ca fora c’è ‘a guerra
mi sentu stranizza d’amuri… I’amuri
e quannu t’ancontru ‘nda strata
mi veni ‘na scossa ‘ndo cori
‘ccu tuttu ca fora si mori
na’ mori stranizza d’amuri… I’amuri.

 

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Cerco tra i cunicoli della memoria il ricordo di quel tuo primissimo abbraccio, tracce del tuo sguardo, il capo di quel filo e di quella corda che mi ha legato per l’eternità al tuo essere.. deve essere stata una stretta così tenera e bellissima! Tra le tue braccia il mondo!
E forse da quell’istante ho cominciato a confondere il cielo con la terra, forse da quel momento in poi ho cominciato a rincorrere la delizia, fiutarne la presenza rincorrendola tra il vento, ad odorarne il profumo.

Il tuo primo abbraccio, deve essere stato potente, perché sono certa è in quel momento che ho scavalcato ogni tuo muro e ti ho rovesciato tutto l’amore del mondo addosso, tra le vertebre, perché tu ne potessi sentire il rumore mentre ti agitavi inutilmente tra gli affanni della vita.

La nostra corda invisibile, oggi sta frustando il cielo, con tutta la nostra fame e riesco a distinguere ancora i tuoi occhi che mi osservano vivere, i tuoi occhi diventano i miei ed ho dentro la terra e le mie radici fradice, inzuppate e bagnate di rugiada di sangue, oggi mi abbracci con la tua disperata fine ed è il rumore di uno schiaffo che .rimbomba e urta contro la tua mancanza.

Mentre domando alla polvere del tempo quale era il mio di tempo,se aveva il sapore dell’argilla impastata,quale il terreno più adatto dove appigliare le mie radici,  quanto pesa la consistenza dell’amore ricordato in un abbraccio come una tenaglia infuocata di sole, ho chiesto alla polvere il sospiro come soffio che riporta alla vita dopo un lungo sonno, la rugiada che avrebbe dovuto inebriarmi di mattini radiosi e la notte come culla del mio stesso respiro ho ripetuto il silenzio e l’attesa il lancio euforico del mio entusiasmo nel mare dei sogni.

Ondeggio dentro una bolla di vetro mi sposto, mi muovo, mi scosto e abbraccio le mie ginocchia quasi ad avvolgermi per non ascoltare lo stomaco piangere;
Non rinnego nulla, non maledico, non impreco contro la sorte dipingo sorrisi sui fogli stropicciati dal tempo e mi cullo nella memoria.
Sono grata alla mia strada, per ogni inciampo, per ogni pietra, ogni incrocio e persino qualche burrone e sono riconoscente al dolore, alle mancanze, alle attese, da loro ho imparato il sapore della speranza, ogni difficoltà ha fatto di me, una persona protesa sempre al Bene o almeno ci provo.

Mi succede sovente che vengo investita da coriandoli, pezzettini minuscoli di sensazioni che improvvisi piovono sul cuore e si muovono caotici, mi scombinano la mente , mi stordiscono fino a travolgermi nel loro caos. Sono attimi, istanti, periodi, stagioni e fasi complete di ricerca, selezione, perdita, morte e resurrezioni.

Da questa matassa informe tendo di estrarre una mappa che mi riporti esattamente dove non mi trovo e da quel punto esatto costruisco un punto di partenza per altre destinazioni che mi conducano ad afferrare il senso di quel tempo perduto, rimasto sospeso tra mille parole non dette, abbracci e carezze mai dati, amore dimenticato.

 Per tutta la vita ho cercato quei punti fermi, stabili necessari per ristabilire l’ordine tra il disordine in cui la mia anima ha dovuto comporsi e formarsi, non li ho trovati tra le immagini sbiadite e usurate dalla memoria che le ha scartavetrate tutte, una per una levigandole con i sassi che avevo nello stomaco, non le ho sentite mai nelle parole che provavano a giustificare le colpe e nemmeno tra le mani di chi mi lisciava i capelli scrutandomi i pensieri e ancora non li ho visti mai nella rabbia, nella durezza, nella gelosia, nel tormento e nella cattiveria, li ho trovati sempre tutti racchiusi nella misericordia e nell’Amore.

 Tutte le volte che ho dilatato all’inverosimile il cuore per provare ad ascoltare ho potuto comprendere a fondo la pace dopo una spietata tormenta, il sorriso strizzato da lacrime di fuoco, il tempo che vorrei per vivere incastrato e strozzato troppe volte tra il baratro e l’aria.

Brace accesa

6fd40bdc691a4db7c0f1762b9eaf3e93-d664ai6Scorre indolente il fiume
per riversarsi vigoroso nel mare
procedano le mie stagioni
nel tripudio discordante di luci, suoni e colori
vanno discordando i miei umori
tra tempo e memoria
arrancano istanti che vorrei fermare
dissentono secoli da scontare
intanto il vento di scirocco
ansima parole da terre lontane.
Scorre ogni cosa
indugi ed incedere lesti
Il sorriso  chiuso, ristretto in tentato stupore, le lacrime intenerite
da un improvviso folgore
mentre osservo le mani pettino pensieri e nei segni ci scopro
indulgenza.
Ho perso la fretta
riposto la smania di assorbire in fretta
e brucio quieta restando immobile con la mia brace accesa.

G.M